
La Nigeria, gigante petrolifero d'Africa, è andata oggi al voto per scegliere tra venti candidati un presidente che i circa 73 milioni di elettori (su una popolazione di 155 milioni) sperano diventi esempio di reale passaggio alla democrazia, dopo la fine del regime militare nel 1999 e gli anni successivi, estremamente complessi, caratterizzati da violenze e corruzione. Finora la giornata elettorale è stata relativamente calma. Candidato favorito è Goodluck Jonathan, 53 anni, cristiano del sud ed ex maestro elementare, vice-presidente diventato capo di stato nel maggio 2010 in seguito al decesso del suo predecessore Umaru Yar'Adua (2007-2010). È il rappresentante del Partito democratico del popolo (Pdp), oggi al potere e sempre vincente alle presidenziali. Questa formazione si è però vista sottrarre alcuni seggi (i risultati definitivi non sono ancora stati resi noti) alle legislative di una settimana fa. E il voto delle presidenziali viene considerato un test importante anche in vista di un terzo appuntamento elettorale, il 26 aprile, quando i seggi si riapriranno per scegliere i governatori dei 36 Stati federali e delle assemblee regionali. Il suo più potente rivale è il generale Muhammadu Buhari, 69 anni, al potere con il pugno di ferro tra il 1984 e il 1985: nativo del nord islamico, noto per la sua rigidità e per la sua "guerra contro l'indisciplina", è in corsa per la terza volta e potrebbe rappresentare per Jonathan un problema reale, costringendolo al ballottaggio. Una situazione che in Nigeria non si è mai verificata. Esponente del Congresso per il cambiamento progressivo (Cpc), già oggi Buhari ha alzato la voce denunciando "brogli" in alcuni seggi. ATS
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