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La sentenza
Nessuna amministrazione infedele: prosciolto «il broker dei VIP»
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Red. Online
5 ore fa
La Corte delle Assise criminali non ha ritenuto l'accusa contestata a Daniele Migani: «Non ha incassato retrocessioni occulte e non ha quindi danneggiato i propri clienti»

Proscioglimento dall'accusa di amministrazione infedele aggravata che gli veniva contestata: si è concluso così il processo a Daniele Migani, il cosiddetto «broker dei VIP», comparso davanti alla Corte delle Assise criminali, presieduta dalla giudie Monica Sartori-Lombardi. L'uomo, difeso dall'avvocato Elio Brunetti, in sostanza, «non ha incassato retrocessioni occulte e, quindi, non ha danneggiato il patrimonio dei propri clienti». Clienti di un certo peso, tra i quali figura anche la famiglia Cordero di Montezemolo. A rappresentare l'accusa, il procuratore pubblico Daniele Galliano.

Perdite milionarie

Migani, come si legge sul Corriere del Ticino, era accusato di aver ricevuto retrocessioni occulte in un investimento finanziario costato diverse decine (se non centinaia) di milioni di franchi ai suoi clienti. Tesi che la Corte non ha però ritenuto. Secondo la giudice, il 53.enne italiano «non aveva potere di disporre del patrimonio dei propri clienti. Poteva suggerire, proporre, supportare. Ma non comprare o vendere. Ciò spettava solo agli investitori».

«Avevano compreso e accettato»

Sotto la lente della Corte le ingenti perdite subite dal fondo lussemburghese Skew Base allo scoppio della pandemia di Covid nel 2020. Migani stesso, ideatore del fondo, in quei giorni aveva subito perdite milionarie dopo anni di entrate. Un «buco» dal quale i clienti vogliono essere rimborsati, ritenendo che il 53.enne «li abbia coinvolti a loro insaputa in un investimento poco chiaro». Non secondo Sartori-Lombardi: «Tutti i flussi di denaro erano sorretti da validi contratti giuridici». A mente della giudice «Migani non era il gestore del fondo lussemburghese, che gli era indipendente e autonomo». Quanto agli investitori, questi «avevano esperienza in ambito finanziario e avevano compreso e accettato che le spese del fondo sarebbero andate al General partner». 

«Sono stati anni durissimi»

«Ho sempre avuto fiducia nella giustizia svizzera, nel suo rigore e nella sua capacità di esaminare i fatti nella loro interezza», ha dichiarato lo stesso Migani in un comunicato diffuso poco dopo la sentenza. «Per me e per la mia famiglia sono stati anni durissimi. La mia reputazione, il mio lavoro e le mie società sono stati profondamente colpiti da accuse che oggi non hanno retto al vaglio di una Corte autorevole e indipendente. Accolgo questa decisione con rispetto e gratitudine verso la Corte, verso i miei difensori e verso tutte le persone che mi sono state vicine. Non è un giorno di rivalsa, ma un passaggio fondamentale per ristabilire la verità».

La Corte ha anche stabilito che a Migani lo Stato rifonderà oltre trecentomila franchi per le spese processuali sostenute. Ma la vicenda potrebbe non finire qui: i legali dei clienti hanno già evocato la possibilità di un appello e la vicenda ha in ogni caso degli addentellati internazionali in Italia e in Inghilterra.