
Condannato a morte per aver composto una canzone in lode a un imam. È quanto è successo a Yahaya Sharif-Aminu, giovane 22enne musicista gospel riconosciuto colpevole di blasfemia, lo riporta la Bbc.
Il giovane ha poi fatto circolare la canzona su WhatsApp ai suoi contatti. L’Alta Corte della sharia dello Stato nigeriano di Kano ha emesso una sentenza di morte perché, appunto, ha espresso ammirazione per un imam della confraternita musulmana di Tijaniya, originaria del Senegal. Le lodi “lasciano intuire una considerazione che supera quella per il Profeta Maometto”.
Dal 1999, anno dell’istituzione dell’Alta Corte della sharia, questa è la seconda condanna a morte. La prima è stata nel 2002: un uomo che ha ucciso una donna e i suoi due figli. Da quando è stata diffusa la canzone, il 22enne, popolare soprattutto all’interno della sua confraternita, si è dovuto nascondere per la rappresaglia della popolazione che ha bruciato la sua casa e quella della sua famiglia e ha manifestato davanti al quartier generale della polizia perché venisse arrestato.
Idris Ibrahim, a capo della protesta, ha riferito alla Bbc che questa punizione “servirà da deterrente per chiunque pensi di poter insultare la nostra religione o il Profeta”. Per l’esecuzione dell’impiccagione manca solo la firma del governatore di Kano.
La legge della sharia viene applicata in 12 Stati della Nigeria su 36, e può giudicare solo i musulmani. Le punizioni vanno dal linciaggio all’amputazione, all’impiccagione.
“Abroga per sempre la condanna a morte di Yahaya Sharif-Aminu e #CancelBlasphemyLaws in Nigeria!” è la raccolta firme su Change.org a sostegno del ragazzo.
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