
Per l'esercito di Putin il primo giorno dell'attacco è stato “un successo”. Mosca afferma di aver distrutto 83 obiettivi militari, incluse 11 piste d’atterraggio, una base navale e tre centri di comando. Forti esplosioni e scontri si susseguono a Odessa, Kharkiv, Mariupol, Leopoli e Kiev. Missili piovono anche dalla Bielorussia, dove però il presidente Alexander Lukashenko giura che al momento le sue truppe non partecipano all'invasione. E dalle autoproclamate repubbliche separatiste del Donbass di Lugansk e Donetsk, da cui tutto è partito, i miliziani sfondano verso Mariupol. Un assedio apparentemente senza scampo.
Sale il numero delle vittime
Le vittime si contano a decine, tra civili e militari. Secondo Kiev, sono almeno 57. Oltre 200 attacchi in dodici ore disseminati in tutto il Paese, più di cento missili sparati secondo il Pentagono. L’esercito ucraino rivendica l’abbattimento di alcuni aerei ed elicotteri nemici e l’uccisione di “50 occupanti”, ma la sproporzione di forze appare drammatica.
Proclamata la legge marziale
Dopo aver mobilitato i riservisti, Kiev impone la legge marziale, chiama i civili alle armi e fa appello alla donazione di sangue per i soldati feriti. Una difesa strenua, ma disperata. L’intelligence occidentale riconosce la “totale superiorità aerea” su Kiev. “Ci aspettiamo diverse fasi nell’attacco”, prevede il Pentagono. Siamo insomma solo all’inizio, a meno di una resa, perché, avverte l’amministrazione Usa, l’offensiva mira a “decapitare” il governo di Kiev. Un obiettivo del resto esplicitamente dichiarato dal Cremlino, che afferma di voler così “denazificare” il Paese.
Le parole di Guterres
“È il momento più triste del mio mandato da segretario generale Onu”, dice sconsolato Antonio Guterres, facendo un disperato appello al Cremlino “nel nome dell’umanità“. Ma Putin ha già deciso di non ascoltarlo. “Chiunque tenti di crearci ostacoli e interferire - ha minacciato - sappia che la Russia risponderà con delle conseguenze mai viste prima. Siamo pronti a tutto”.
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