Cerca e trova immobili
Estero
Morto Ralf Dahrendorf: la sua Europa tra passione e scetticismo
Redazione
17 anni fa

All'età di 80 anni è morto Ralf Dahrendorf, uno dei maggiori filosofi contemporanei. Era nato ad Amburgo il primo maggio del 1929. Lo ha confermato la Laterza, casa editrice dei suoi libri in Italia. Con la sua abituale passione Ralf Dahrendorf si è occupato dei problemi dell'Europa, abbinando teoria e impegno personale e arrivando a far parte dal 1970 per quattro anni della Commissione europea a Bruxelles. Partito dalla convinzione che "la nascita della Comunità economica europea (CEE) è stata l'avvenimento politico più rilevante del XX secolo", dopo quell'esperienza è andata crescendo la sua forte nota critica, con l'intento di mettere soprattutto in guardia dai pericoli di una mancanza di democrazia reale nell'Ue. Così, sin dalla fine degli anni '80, fu per l'allargamento della Comunità, che vedeva come una questione urgente, perché "come è attualmente, la CEE è la migliore possibile, ma non è granché e c'è da essere scettici anche sugli effetti del trattato di Maastricht, che guarda l'Europa dallo specchietto retrovisore, firmato da personalità alla fine della loro carriera, che in esso hanno visto l'Europa del passato, invece che quella del futuro". Così, anni dopo, parlando della necessità di aprirsi al mondo, dichiarava: "l'Europa allargata che sta per realizzarsi costituisce un passo in avanti in questa direzione. Ma dobbiamo spingerci molto più oltre, verso quella che definirei una costituzione cosmopolita della libertà. Tutto ciò richiede cittadini attivi, che si impegnino per la democrazia e la libertà". Per capire cosa intendesse, basterebbe una affermazione fatta a Roma nel 1992: "Quando l'Italia si trova sola ad affrontare la questione albanese, questa comunità rivela tutti i suoi limiti" e l'Europa dovrebbe imparare a "affrontare i problemi reali quando essi di presentano, anche se non sono compresi nella sua agenda". Certo, non sempre le sue note vedevano giusto, anche se partivano da considerazioni al momento interessanti. Ancora nel 1998 Dahrendorf era contrario alla moneta unica, "che dividerà l'Europa più che unirla e continuerà a farlo in futuro (....) Sarà qualcosa di molto impopolare e non farà bene all'integrazione. Non aiuterà l'occupazione e neanche la crescita". L'anno in cui l'Euro entra in vigore, Dahrendorf metteva in guardia su una mancanza grave di democrazia all'interno dell'Europa che le faceva perdere consenso da parte dei cittadini: "Le leggi sono fatte in segreto, le riunioni del Consiglio dei ministri non sono aperte al pubblico e non ci sono meccanismi di controllo e alcun tipo di revisione giudiziaria appropriata". Per molti versi, per le stesse ragioni, non diverso il suo atteggiamento nei confronti della Costituzione, di cui l'Europa riteneva non avesse bisogno, aggiungendo, nel 2002, "mi auguro piuttosto che l'accordo sia realistico e si limiti ad affrontare le esigenze istituzionali di medio periodo", pur riconoscendo che si trattava "di un passo importante, ma non decisivo". Sino all'ultimo si è quindi battuto per un governo europeo che affrontasse e avesse la facoltà di risolvere i problemi, senza nascondere i contrasti o far finta di essere d'accordo, come, secondo lui, capitava spesso e come il fatto che, davanti ai nodi di questioni importanti di politica estera, ognuno finisse per andare per la propria strada. Così auspicava un New deal tra Usa e Europa, ma ammettendo, solo due mesi fa, di pensare che il G20 di Londra "non riuscirà ad essere il momento decisivo per uscire dalla crisi". "L'Europa non è riuscita a creare ancora una classe dirigente europea" era da tempo uno dei ritornelli fissi dell'autore di "Perche' l'Europa? Riflessioni di un europeista scettico" e di 'La democrazia in Europa', ripetuto anche ufficialmente a Roma, alla presenza dell'allora presidente italiano Carlo Azeglio Ciampi: "Bisogna porsi il problema della democraticità delle istituzioni. I popoli europei, finora, non sembrano affatto entusiasti del processo di costruzione dell'Europa. Si dice che bisogna portare i pop

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata