
Non siamo ancora all'Italia "fallita", per dirla come il leader leghista Giuliano Bignasca, ma di certo la situazione economica della vicina penisola è sempre più preoccupante.Moody's infatti non si ferma. E dopo aver avvisato, venerdì scorso, di un possibile taglio del rating del debito italiano, l'agenzia - come scrive stamane Repubblica - ha messo sotto osservazioni le principali società partecipate (Enel, Eni, Finmeccanica, Poste e Terna) nonché 23 tra città, province, regioni ed enti italiani. La decisione dell'agenzia di rating, si legge in un comunicato, è una diretta conseguenza dell'annuncio di venerdì scorso. A rischio downgrade - fa sapere ancora Moody's - le province autonome di Trento e Bolzano, la Basilicata, l'Emilia Romagna, la Liguria, la Lombardia, le Marche, la Sicilia, la Toscana, l'Umbria e il Veneto; le province di Arezzo, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Torino; le città di Bologna, Firenze, Milano, Siena, Venezia; la Cassa del Trentino e Finlombarda. Per quanto riguarda le società partecipate, i rating attuali sono A2 per Enel, Aa3 per Eni, A3 per Finmeccanica, Aa2 per Poste e A2 per Terna. Oltre che sulle caratteristiche specifiche di ogni società, nella propria valutazione Moody's, in generale, "si concentrerà sui singoli profili di liquidità e sull'esposizione al contesto macroeconomico italiano". Venerdì scorso, Moody's ha confermato per l'Italia l'attuale valutazione ad Aa2, ma ha avvisato di un possibile taglio in futuro 1 nel caso in cui il Paese non riesca a far fronte ai principali profili di rischio citati dagli analisti dell'agenzia: in particolare le sfide sul fronte della crescita, dovute a debolezze strutturali e una probabile crescita dei tassi di interesse nel prossimo futuro; i rischi collegati all'attuazione dei piani di consolidamento dei conti pubblici che sono richiesti per ridurre l'indebitamento e mantenerlo a livelli sostenibili; e quelli collegati al cambiamento delle condizioni di finanziamento per i Paesi europei con alti livelli di debito. A scontare, oggi, la decisione dell'agenzia, è stata la Borsa di Milano 2, che ha lasciato sul terreno un sostanzioso 2%.
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