
Nelle elezioni legislative tenute ieri in Moldova, il Partito comunista si conferma il primo partito ma registra un arretramento rispetto allo scorso aprile e, dai primi risultati, non sembra in grado di dar vita da solo a un nuovo governo e ad eleggere un nuovo presidente. Con il 30 per cento delle schede scrutinate, i comunisti erano al 48,5 per cento dei suffragi (contro il 49,48 di aprile), mentre gli exit poll diffusi nella tarda serata di ieri gli attribuivano il 41,2 per cento e 45 seggi. Per ottenere la maggioranza assoluta nel nuovo parlamento servono almeno 52 seggi. Secondo i risultati parziali, il Partito liberal-democratico, parte dell'opposizione filo-occidentale, era al 14,7 per cento, ma gli exit poll lo davano al 17,4 per cento e 19 seggi. Man mano che lo spoglio procede, i risultati ufficiali sembrano confermare i dati dei sondaggi post voto che il leader comunista e capo dello stato uscente, Vladimir Voronin, ha ieri sera definito "dilettanteschi". Insieme al Partito comunista, secondo gli exit poll hanno superato lo sbarramento del 5% ed entrano in parlamento altri quattro partiti: liberaldemocratici, Partito liberale con il 16% e 16 seggi, Partito democratico con il 12,2% e 13 seggi e l'Alleanza 'Nostra Moldova' con l'8% e 8 seggi. Nella piccola repubblica ex sovietica situata tra Romania e Ucraina, uno dei paesi più poveri d'Europa, le elezioni anticipate erano state convocate per uscire il Paese dall'impasse politica che dura da aprile, quando il successo elettorale dei comunisti fu contestato dall'opposizione con manifestazioni sfociate in scontri e violenze. Lo scorso giugno Voronin ha sciolto il Parlamento appena eletto per lo stallo creatosi sull'elezione del suo successore. L'opposizione infatti aveva fatto mancare a ripetizione il suo appoggio (i comunisti pur vincendo non avevano una maggioranza sufficiente di seggi). Circa 3.200 osservatori, 500 dei quali stranieri, sono giunti in Moldova per seguire il voto. ATS
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