
I moldavi tornano a votare mercoledì prossimo in elezioni parlamentari anticipate convocate dal presidente, il comunista Vladimir Voronin, per cercare una via d'uscita all'impasse politica nella quale la repubblica ex sovietica si trova da aprile, quando il largo successo dei comunisti fu contestato dall'opposizione con manifestazioni sfociate in violenze e scontri di piazza. I moldavi tornano a votare mercoledì prossimo in elezioni parlamentari anticipate convocate dal presidente, il comunista Vladimir Voronin, per cercare una via d'uscita all'impasse politica nella quale la repubblica ex sovietica si trova da aprile, quando il largo successo dei comunisti fu contestato dall'opposizione con manifestazioni sfociate in violenze e scontri di piazza. Voronin è stato costretto nelle scorse settimane a sciogliere il parlamento appena eletto a causa dell'ostruzionismo attuato dall'opposizione, che facendo mancare il suo appoggio ha impedito a ripetizione l'elezione del nuovo presidente. I circa 2,5 milioni di elettori potranno scegliere fra otto partiti. Oltre ai comunisti, altre quattro formazioni dell'opposizione hanno la possibilità di superare la soglia del 5% per entrare in parlamento (nelle precedenti elezioni era ancora del 6%). Per rendere valida la consultazione sarà sufficiente che alle urne si rechi un terzo degli elettori. Se ciò non avverrà, entro due settimane si tornerà a votare senza alcuna limitazione in fatto di affluenza. Secondo gli osservatori, il partito comunista vincerà nuovamente, anche se in parlamento non potrà disporre di un numero di seggi sufficienti ad eleggere da soli il nuovo capo dello stato destinato a sostituire Vorinin, che deve farsi da parte dopo due mandati consecutivi. Nelle elezioni del 5 aprile scorso, i comunisti ottennero il 49,48% dei voti e 60 dei 101 seggi in parlamento. Altri tre partiti di opposizione superarono lo sbarramento del 6%, ottenendo insieme intorno al 35% delle preferenze. Tale largo successo provocò accuse di brogli e massicce proteste popolari, degenerate due giorni dopo in disordini e violenze, con l'assalto alla sede del parlamento e della presidenza moldava. In quell'occasione Voronin aveva accusato apertamente la Romania di aver fomentato gli scontri - molti dei manifestanti erano scesi in piazza con bandiere romene e scandendo slogan a favore del ricongiungimento della Moldova alla Romania - e tra i due governi vi era stata una crisi diplomatica. Gli ultimi sondaggi danno il partito comunista nettamente in testa con percentuali fra il 30% e il 40%, seguito dai partiti liberale, democratico e liberal-democratico, accreditati rispettivamente del 13,2%, 9,6% e 7,2%. Oggi il presidente Voronin, in un'intervista al quotidiano russo Vremia Novostei, ha smentito ogni influenza della Russia sul voto di mercoledì, nonostante un prestito di 500 milioni di dollari promesso da Mosca a Chisinau. Per seguire le elezioni di mercoledì - i seggi apriranno alle 7 locali (6 svizzere) e chiuderanno alle 21 (20 svizzere) - sono stati accreditati in Moldova quasi 3.200 osservatori, dei quali quasi 500 stranieri. Tra le organizzazioni internazionali che hanno inviato osservatori figurano il Consiglio d'Europa l'Osce e la Csi (Comunità di stati indipendenti, 11 paesi della ex Urss). ATS
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