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«Mojtaba Khamenei gravemente ferito in un attacco di Israele»
©Vahid Salemi
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un giorno fa
Lo ha confermato la direttrice dell'intelligence americana Tulsi Gabbard, ammettendo che la nuova guida suprema dell'Iran è «più intransigente del padre»: tuttavia, a causa delle sue ferite, il processo decisionale ai vertici del governo iraniano risulta poco chiaro – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
14 ore fa
Distrutto impianto di missili balistici iraniano a Karaj

Il Comando centrale americano ha annunciato di aver distrutto l'impianto di missili superficie-superficie a Karaj, a nord-ovest di Teheran. Lo stabilimento veniva utilizzato per «assemblare missili balistici che minacciavano gli americani, i Paesi vicini e il traffico marittimo commerciale», riferisce il Centcom in un post sui social.

16 ore fa
L'Iran non è in grado di arricchire l'uranio

«Dopo 20 giorni di attacchi, oggi l'Iran non ha la capacità di arricchire uranio né di produrre missili balistici. E continuiamo a colpire». Lo ha dichiarato il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu in conferenza stampa, la seconda da quando è iniziata l'operazione 'Il Ruggito del leone'.

«Quanto tempo prenderà (la guerra)? Fino a che sarà necessario», ha proseguito Netanyahu. «In una mano teniamo la spada di Davide, e l'altra è tesa verso la pace. Chi ci porgerà la mano in segno di pace, la stringeremo. A chi ci attaccherà, toglieremo la mano», ha detto il premier.

17 ore fa
Presidente del Libano rilancia appello a tregua e colloqui con Israele

Il presidente libanese Joseph Aoun ha ribadito il suo appello alla tregua e a negoziati con Israele, in occasione della visita a Beirut del ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot in missione di «solidarietà».

Il capo dello Stato ha sottolineato «la necessità di un cessate il fuoco» e ha ribadito la sua iniziativa di proporre negoziati diretti con Israele, ha annunciato dalla presidenza in un comunicato. «L'essenziale è porre fine all'escalation» tra Israele e Hezbollah in Libano, ha detto Aoun.

Il 9 marzo, il presidente aveva già proposto una tregua con Israele, seguita da un supporto logistico all'esercito libanese per consentirne il dispiegamento nelle zone di conflitto e per «disarmare Hezbollah».

17 ore fa
«Berlino chiarisca il ruolo di Ramstein nella guerra»

L'Iran ha chiesto alla Germania di «chiarire il ruolo» nella guerra in Medio Oriente di Ramstein, la più grande base militare americana d'Europa, situata in Germania. Lo ha detto all'Afp l'ambasciatore iraniano a Berlino, Majid Nili.

«Abbiamo chiesto loro di chiarire o spiegare il ruolo di Ramstein», ha affermato Nili, aggiungendo che «il ruolo di Ramstein non ci è ufficialmente chiaro». «Finora non abbiamo ricevuto alcuna risposta», ha aggiunto.

Nili ha affermato che l'Iran ritiene che l'utilizzo da parte di Washington della base aerea nella Germania occidentale possa violare la risoluzione 3314 delle Nazioni Unite.

18 ore fa
Kharg nel mirino di Trump, ipotesi sequestro o distruzione

Kharg è nel mirino di Donald Trump, che sta valutando la possibilità di sequestrare il deposito petrolifero sull'isola oppure distruggerla. Lo riportano alcuni media americani.

Il sequestro, spiega il giornale digitale The Hill, richiederebbe il dispiegamento di forze a terra e rappresenterebbe un'escalation nel conflitto. Secondo gli esperti la mossa sarebbe particolarmente rischiosa, in quanto si tradurrebbe probabilmente in un maggior numero di vittime americane e difficilmente spingerebbe l'Iran a sedersi al tavolo delle trattative.

Il presidente ha attaccato Kharg ma solo gli obiettivi militari, avvertendo comunque che potrebbe far scattare un attacco su più ampia scala. Fra le alternative a disposizione di Trump c'è il sequestro dell'isola per riaprire lo Stretto di Hormuz.

Se l'amministrazione seguisse il copione usato in Venezuela, l'operazione - riporta Politico - potrebbe iniziare con le navi americane che circondano l'isola per evitare alle petroliere di rifornirsi. Un'altra possibilità è la distruzione dell'isola ma comporta molti rischi in quanto priverebbe gli iraniani delle necessarie risorse finanziarie in un momento in cui gli Stati Uniti stanno cercando di costruire il consenso per capovolgere il regime, rafforzando di fatto il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie.

18 ore fa
L'Organizzazione marittima chiede un corridoio navale sicuro a Hormuz

L'Organizzazione Marittima Internazionale (Imo) ha approvato una dichiarazione in cui i Paesi aderenti chiedono l'apertura di «un corridoio navale sicuro» per il traffico commerciale attraverso lo strategico Stretto di Hormuz.

La dichiarazione è stata approvata dai Paesi membri del consiglio dell'Imo, incontratisi ieri e oggi a Londra per una riunione di emergenza incentrata sulle conseguenze dello scenario bellico nel Golfo, con lo Stretto di Hormuz chiuso in larga parte ai transiti dall'Iran in risposta agli attacchi di Usa e Israele.

Teheran fa parte dell'Organizzazione, ma non del Consiglio. La dichiarazione formale, diffusa oggi a conclusione dei lavori del consiglio dell'Imo, riprende l'appello lanciato ieri da Arsenio Dominguez, segretario generale dell'agenzia dell'Onu garante del rispetto delle regole sulla sicurezza della navigazione mercantile internazionale.

Nel testo si sollecita la creazione di «un corridoio marittimo sicuro» come «misura provvisoria e urgente» per ripristinare i transiti attraverso lo Stretto di Hormuz: più che decimati dall'inizio della guerra fra Usa e Israele da un lato e Iran dall'altro, fino a un totale di appena una novantina di passaggi di navi commerciali nelle ultime tre settimane (erano stati oltre 1200 nei soli primi 10 giorni di marzo del 2025).

Allo stesso tempo, il documento ribadisce la richiesta di «facilitare l'evacuazione sicura delle navi ritrovatesi bloccate in quel tratto di mare ad alto rischio». Navi conteggiate ieri da Dominguez in almeno 3200, al momento, con oltre 20.000 marittimi complessivi in pericolo.

La riunione è stata segnata dalla polemica dei delegati dei Paesi arabi del Golfo, contro l'allargamento della rappresaglia di Teheran ai loro interessi e al traffico internazionale di gas, petrolio e altri prodotti (lungo una rotta vitale per i commerci globali).

Polemica a cui l'Iran ha replicato denunciando la responsabilità primaria degli attacchi israelo-americani, resi possibili anche dalla presenza di basi e infrastrutture militari di Washington in Stati come Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait o Qatar.

19 ore fa
Trump: «Ho detto a Netanyahu di non colpire petrolio e gas»

«Ho detto» al premier israeliano Benjamin Netanyahu «di non colpire petrolio e gas». Lo ha detto Donald Trump.

19 ore fa
F-35 USA danneggiato da fuoco iraniano, atterraggio d'emergenza

Un caccia F-35 americano ha effettuato un atterraggio di emergenza presso una base aerea Usa in Medio Oriente dopo essere stato colpito da quello che si ritiene essere fuoco iraniano. Lo riferiscono due fonti informate alla Cnn.

Il portavoce del Comando Centrale degli Stati Uniti, il capitano Tim Hawkins, ha dichiarato che il jet stava «svolgendo una missione di combattimento sull'Iran» quando è stato costretto a effettuare l'atterraggio di emergenza.

Hawkins ha precisato che il velivolo è atterrato in sicurezza e che l'incidente è oggetto di indagine. Qualora confermato, l'episodio segnerebbe la prima volta in cui l'Iran colpisce un velivolo americano nel corso del conflitto iniziato alla fine di febbraio.

19 ore fa
Ok degli USA ad armi per oltre 16 miliardi agli Stati del Golfo

Gli Stati Uniti hanno approvato vendite di armi per oltre 16 miliardi di dollari agli Stati del Golfo colpiti dalla guerra con l'Iran. Lo annuncia il dipartimento di Stato.

19 ore fa
Trump: «Non invierò soldati in Iran»

Donald Trump ha assicurato che «non invierà soldati in Iran» in un incontro nello Studio Ovale con la premier giapponese. «Se avessi intenzione di farlo, certamente non ve lo direi. Ma non sto schierando truppe», ha detto Trump durante l'incontro con Sanae Takaichi.

19 ore fa
Raffineria di Haifa colpita da un frammento di un intercettore

Le autorità israeliane hanno precisato che le raffinerie di Haifa sono state colpite da un frammento di un intercettore che ha colpito una struttura sul posto e non da un missile a frammentazione lanciato dall'Iran.

All'interno dell'edificio erano presenti materiali infiammabili che hanno provocato l'incendio. Tra le 15 e le 20 squadre di vigili del fuoco stanno operando sul luogo.

È stato escluso il rischio di una fuoriuscita di sostanze pericolose. L'esercito israeliano (IDF) ha reso noto che le truppe stanno conducendo operazioni di ricerca e fornendo assistenza ai civili sul posto.

Le immagini in tv mostrano una densa colonna di fumo che si leva dal luogo dell'impatto. Il ministro dell'Energia israeliano, Eli Cohen, ha affermato che «non si sono verificati danni significativi alle infrastrutture nello Stato di Israele».

19 ore fa
Al Thani: «Dopo attacco a Ras Laffan ripercussioni per forniture»

Il primo ministro del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman al-Thani, ha condannato l'attacco iraniano contro la principale installazione di gas del Paese, Ras Laffan, all'indomani dei raid di Teheran contro siti energetici del Golfo.

«Questo attacco ha importanti ripercussioni sugli approvvigionamenti energetici globali. Attacchi di questo tipo non portano alcun beneficio diretto a nessun Paese; al contrario, causano danni e hanno un impatto diretto sulle popolazioni», ha dichiarato durante una conferenza stampa, facendo riferimento ai gravi danni subiti dalla città industriale di Ras Laffan.

19 ore fa
Israele conferma: attaccato un porto militare iraniano sul Mar Caspio

L'aviazione israeliana ha attaccato ieri installazioni navali iraniane in un porto sul Mar Caspio, prendendo di mira decine di navi militari, tra cui navi lanciamissili, siti di stoccaggio di missili e droni e una struttura per la riparazione e la manutenzione delle navi. Lo conferma il portavoce dell'esercito israeliano (IDF), Nadav Shoshani, in un briefing con la stampa internazionale, sottolineando che è la prima volta che l'IDF opera sul Mar Caspio.

19 ore fa
Ministro israeliano: «Ogni giorno di guerra contro l'Iran è una benedizione»

Un ministro israeliano ha dichiarato che «ogni giorno della campagna» di bombardamenti israelo-americani in corso da quasi tre settimane in Iran è «un'enorme benedizione per Israele» e un'opportunità «per aggravare i danni inflitti» alla Repubblica islamica.

«Il dibattito non dovrebbe riguardare quando (la guerra) finirà, ma come prolungheremo e aggraveremo i danni inflitti», ha affermato Zeev Elkin, membro del Likud, il partito di destra del Primo Ministro Benjamin Netanyahu.

«Ogni giorno della campagna è un'enorme benedizione per lo Stato di Israele», ha dichiarato il ministro responsabile della Ricostruzione del Nord e del Sud e membro del gabinetto di sicurezza, un piccolo organo governativo autorizzato a prendere decisioni diplomatiche e strategiche urgenti, in particolare in tempo di guerra. Parlando alla radio dell'esercito, Elkin ha anche elogiato la «cooperazione unica con gli Stati Uniti, che non si prevede si ripeterà».

20 ore fa
Kent: «Trump sa che che le cose in Iran non stanno andando bene»

Nella sua prima intervista dopo le dimissioni, l'ex capo dell'antiterrorismo Usa Joe Kent ha dichiarato a Tucker Carlson di aspettarsi che vi sarebbero stati tentativi di «screditarlo», come l'indagine dell'Fbi. Il funzionario ha tuttavia precisato che accoglierebbe con favore l'opportunità di parlare con Donald Trump.

«Comprendo che, per il modo in cui ho lasciato l'incarico e per aver scritto quella lettera, vi siano componenti di questa amministrazione che si sentiranno in dovere di attaccarmi e tentare di screditarmi», ha detto Kent in un'intervista con l'ex conduttore di Fox news.

«Lo capisco, ma credo che il presidente sia una persona che sa ascoltare, che nel profondo sappia che le cose non stanno andando bene e che debba trovare un modo per farci uscire da questa situazione», ha aggiunto Kent.

21 ore fa
«Chi aiuta gli USA a riaprire Hormuz sarà complice dell'aggressione»

Gli alleati degli Stati Uniti che aiutano Washington a riaprire lo Stretto di Hormuz si renderebbero «complici» dell'aggressione. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, secondo quanto riportato dalla Cnn.

Durante una telefonata con il suo omologo giapponese Toshimitsu Motegi, Araghchi ha affermato che l'attuale situazione nello Stretto è stata causata da Stati Uniti e Israele, e ha avvertito che la partecipazione di qualsiasi Paese al tentativo di rompere il blocco iraniano costituirebbe «complice dell'aggressione e degli efferati crimini commessi dagli aggressori».

Araghchi, ha quindi avvertito che l'Iran applicherà «zero moderazione» in caso di nuovi attacchi alle sue infrastrutture energetiche. «La risposta dell'Iran all'attacco di Israele contro le nostre infrastrutture ha impiegato una frazione della nostra capacità di fuoco. L'unica ragione per la moderazione è stata il rispetto per la de-escalation richiesta», ha detto su X.

21 ore fa
«Mojtaba Khamenei gravemente ferito in un attacco di Israele»

La nuova guida suprema dell'Iran, Mojtaba Khamenei, è rimasta gravemente ferita in un attacco di Israele. Lo ha confermato la direttrice dell'intelligence americana Tulsi Gabbard, ammettendo che Mojtaba Khamenei è più intransigente del padre ma, a causa delle sue ferite, il processo decisionale ai vertici del governo iraniano risulta poco chiaro.

Tulsi Gabbard ha inoltre dichiarato che gli obiettivi americani e israeliani in Iran non coincidono. «Gli obiettivi delineati dal presidente differiscono dagli obiettivi stabiliti dal governo israeliano», ha affermato durante un'audizione dinanzi alla commissione Intelligence della Camera.

«Il governo israeliano si è concentrato sul neutralizzare la leadership iraniana. Trump ha invece dichiarato che i suoi obiettivi consistono nel distruggere la capacità dell'Iran di lanciare missili balistici, la sua capacità di produzione di tali missili e la sua marina militare», ha aggiunto la funzionaria.

21 ore fa
Londra annuncia un piano tra sei Paesi per la riapertura di Hormuz

Sei Paesi - Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone - si sono dichiarati oggi pronti a contribuire a un piano per garantire la navigazione commerciale dello strategico Stretto di Hormuz, chiuso in parte dall'Iran in risposta agli attacchi di USA e Israele.

Lo si legge in un comunicato diffuso da Downing Street nel quale i sei condannano inoltre con forza gli attacchi attribuiti a Teheran.

«Noi condanniamo nei termini più forti - si legge nel comunicato diffuso a nome dei leader dei sei Paesi citati dall'ufficio del premier britannico Keir Starmer - i recenti attacchi dell'Iran contro navi commerciali disarmate nel Golfo, gli attacchi contro infrastrutture civili incluse installazioni per il gas e il petrolio e la chiusura de facto dello Stretto di Hormuz da parte delle forze iraniane».

Nella nota, i firmatari si dicono quindi «pronti a contribuire agli sforzi per garantire un transito sicuro attraverso lo Stretto» ed elogiano tutte «le nazioni disposte a impegnarsi nella pianificazione preparatoria» di un'iniziativa rinviata apparentemente per il momento al futuro.

I sei esprimono a seguire «profonda preoccupazione per l'escalation del conflitto» in Medio Oriente, per poi rivolgersi solo a Teheran: sollecitato a «cessare immediatamente le sue minacce», a mettere fine alla deposizione di «mine», ad «attacchi e lanci di droni o a qualunque altro tentativo di blocco dello Stretto» e ad aderire «alla Risoluzione 2817 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU».

Ricordano inoltre «il fondamentale principio di diritto internazionale della libertà di navigazione», imputando «agli effetti delle azioni dell'Iran» i contraccolpi destinati a essere «avvertiti da persone di ogni parte del mondo, specialmente tra le più vulnerabili».

Sulla base della Risoluzione 2817, i sei chiedono in ultimo la fine di queste «interferenze» sul commercio marittimo e sulle catene per la fornitura globale delle fonti di energia, sollecitando «un'immediata moratoria complessiva degli attacchi sulle infrastrutture civili, incluse quelle del petrolio e del gas». Non senza evocare «la prosperità e la sicurezza internazionale» come loro obiettivo e impegnarsi anche ad aiutare, assieme all'Onu e ad altri organismi, «le nazioni più esposte» alle conseguenze della guerra.

21 ore fa
Guterres: «USA e Israele cessino la guerra, e l'Iran apra lo stretto di Hormuz»

Il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres ha lanciato oggi un appello alla fine delle ostilità in Medio Oriente.

«Il mio messaggio a USA e Israele è che è tempo di finire questa guerra che rischia di andare totalmente fuori controllo, con una propagazione sull'economia mondiale che rischia di essere davvero drammatica, specie per i Paesi in via di sviluppo. All'Iran dico: basta con gli attacchi ai tuoi vicini, e apra lo stretto di Hormuz», ha detto nel punto stampa con il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. «È tempo che la diplomazia prevalga, è tempo che la forza della legge prevalga sulla legge della forza», ha aggiunto.

un giorno fa
«Serve un piano sostenibile per la riapertura di Hormuz»

Condanna dei raid dell'Iran contro il Qatar, silenzio sui raid d'Israele e Usa contro giacimenti o impianti di Teheran, sottolineatura «dell'importanza di assicurare la libertà di navigazione e commercio» nello Stretto di Hormuz.

Sono i contenuti d'una conversazione a 3 sulla guerra in Medio Oriente fra il premier britannico Keir Starmer, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, e il presidente francese Emmanuel Macron. I tre hanno condannato «gli esecrabili attacchi iraniani a infrastrutture strategiche del Qatar», riferisce Downing Street, e su Hormuz hanno ribadito la necessità di «un piano sostenibile» per riaprirlo.

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