
Il governo israeliano ha approvato ieri sera a larga maggioranza la bozza di accordo presentata dal premier Benyamin Netanyahu relativa alla liberazione del caporale Ghilad Shalit - prigioniero di Hamas nella Striscia di Gaza da più di cinque anni - in cambio di oltre 1000 palestinesi detenuti in Israele. L'accordo, mediato dall'Egitto e già sottoscritto dai negoziatori delle tre parti, prevede la consegna di Shalit agli egiziani entro alcuni giorni in cambio di 1027 detenuti, diversi dei quali condannati in Israele per gravi fatti di sangue. Ventesei ministri hanno votato a favore e solo tre si sono opposti. Contro l'intesa si è espresso in particolare il ministro degli Esteri, Avigdor Lieberman (Israele Beitenu, destra ultranazionalista), che aveva già annunciato il suo 'no', seppure "con il cuore pesante", interpretando il possibile baratto come un "cedimento al terrorismo". Per il sì ha votato invece fra gli altri il ministro della Difesa, Ehud Barak, dopo che a favore si erano espressi pure il capo di Stato maggiore, il direttore del Mossad (intelligence) e il numero uno dello Shin Bet (servizio di sicurezza interna). Quest'ultimo, Yoram Cohen, ha osservato che non c'erano margini realistici per un blitz in grado di portare alla liberazione di Shalit e che il negoziato (indiretto) è stato quindi un percorso obbligato. Nel contempo Cohen ha comunque tenuto a sottolineare che l'intesa non prevede impegni dello Shin Bet ad astenersi dal prendere di mira in futuro i detenuti scarcerati. Fuori dalle sedi politiche, l'accordo di scambio è stato intanto approvato come equo e moralmente giustificabile - in una nota congiunta - anche dai rabbini capo d'Israele: l'ashkenazita Yona Metzger e il sefardita Shlomo Amar. ATS
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