
Si è aperto stamattina a Betlemme il congresso di Fatah, lo storico movimento politico palestinese fondato da Yasser Arafat e guidato ora dal presidente moderato dell'Autorità nazionale palestinese (Anp), Abu Mazen (Mahmud Abbas). Si tratta della prima assise da 22 anni a questa parte e vi partecipano 2'260 delegati giunti dai Territori e da diversi paesi arabi. I delegati incaricati di provare a rilanciare il partito e di aggiornarne la linea, soprattutto in rapporto alle prospettive di ripresa del processo di pace con Israele. Fra i temi del congresso, che durerà tre giorni, anche i rapporti sempre più conflittuali fra Fatah (rimasta al potere solo in Cisgiordania) e i rivali della fazione islamico-radicale di Hamas, che controlla da due anni la Striscia di Gaza; nonché la sfida interna al partito di Abu Mazen, incentrata tanto sullo scontro generazionale quanto su quello fra l'ala più diplomatica del gruppo dirigente e quella che predica toni duri in una fase di stallo dei negoziati, anche per fare concorrenza a Hamas. L'apertura dei lavori è stata affidata all'ex premier Abu Ala (Ahmed Qrei) dinanzi a un platea di delegati avvolti nelle tradizionali kefiah a scacchi bianchi e neri, a rappresentanti diplomatici di tutti i paesi occidentali e ad autorità religiose. L'assenza di diversi delegati invitati dalla Striscia di Gaza, bloccati da Hamas, è compensata dall'arrivo di esponenti di rilievo della diaspora - giunti da Libano, Siria, Tunisia -, alcuni dei quali di ritorno in Cisgiordania dopo molti anni. Quindi ha perso la parola Abu Mazen, il quale ha denunciato come "golpisti e corrotti" i leader rivali di Hamas. Rivolgendosi alla gente di Gaza, Abu Mazen ha assicurato che comunque "la Palestina resterà unita" e ha aggiunto: "noi non permetteremo ad Hamas di distruggere l'unità" del popolo palestinese. Abu Mazen ha proseguito affermando che la leadership palestinese resta impegnata "per la pace" con Israele nel quadro della formula dei due Stati, ma rivendica il diritto all'opzione alternativa della "lotta armata" e della "resistenza", se Israele non intende seguire la linea del negoziato. E ha ribadito che i palestinesi considerano e continueranno a considerare Gerusalemme come la loro "capitale eterna". ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

