
Israele resta convinto che "il negoziato diretto" resti "conditio sine qua non" di una pace stabile con i palestinesi e d'una concreta prospettiva di nascita di uno Stato di Palestina indipendente. Lo ha ribadito oggi il premier, Benyamin Netanyahu, durante un incontro a Gerusalemme con il ministro degli esteri tedesco, Guido Westerwelle. Netanyahu ha confermato a Westerwelle l'opposizione del suo governo al ricorso che la leadership palestinese intende fare nei prossimi giorni all'Onu, per chiedere un riconoscimento d'autorità di uno Stato di Palestina entro i confini antecedenti la guerra del 1967, di fronte al prolungato stallo del processo di pace. "La pace si può fare solo nell'ambito di un negoziato diretto, non attraverso azioni unilaterali", ha riaffermato Netanyahu, a quanto riferito da un comunicato ufficiale, in cui si sottolinea che anche la Germania - contraria all'iniziativa palestinese al fianco degli Usa e di una parte di Paesi dell'Ue - considera imprescindibile la ripresa del processo negoziale. Le parole del premier israeliano costituiscono una risposta indiretta a quelle del collega turco, Reçep Tayyip Erdogan, che oggi al Cairo, in un nuovo discorso dai toni aspri verso Israele, ha definito "un dovere" il riconoscimento dello Stato palestinese all'Onu da parte di tutti quei Paesi che da anni sostengono, sulla carta, l'obiettivo dei "due Stati per due popoli" come soluzione al lungo conflitto israelo-palestinese. Riferendosi stamani alla crisi dei rapporti di partnership - per anni strategici - fra Turchia e Israele, Netanyahu ha da parte sua evitato di rinfocolare la polemica diretta con Ankara, ripetendosi convinto che alla fine la rottura sarà in qualche modo ricomposta "sulla base del buonsenso e del freddo calcolo" dei reciproci interessi. ATS
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