
Il proseguimento della politica israeliana di insediamenti ha ormai invalidato l'idea di uno stato palestinese, al fianco di Israele, come soluzione del conflitto nella regione. Lo ha affermato oggi a Ramallah il negoziatore capo palestinese Saeb Erekat, in una conferenza stampa. Può essere, ha detto, che sia giunta l'ora per il presidente palestinese Abu Mazen (Mahmud Abbas) "di dire la verità al suo popolo: con la continuazione delle attività (israeliane) di insediamento nella Cisgiordania occupata la soluzione di due stati non è più un'opzione". L'alternativa rimasta ai palestinesi, ha continuato, "è di riportare la loro attenzione alla soluzione di un solo stato, in cui musulmani, cristiani e ebrei possano vivere su basi di eguaglianza". "Per noi questo è molto serio .. è il momento della verità". L'idea di uno stato unico è considerata da Israele, che teme di perdere la sua maggioranza ebraica, una formula per la fine della sua esistenza come stato ebraico. Erekat ha detto che il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha imposto a Abu Mazen un diktat e non un negoziato, dichiarando che "Gerusalemme unificata resterà l'eterna capitale di Israele, che la questione dei profughi (palestinesi) non sarà discussa, che il nostro stato sarà smilitarizzato, che dovremo riconoscere lo stato ebraico, che i confini (dello stato palestinese) non saranno quelli del 1967 (antecedenti il conflitto israelo-arabo) e che lo spazio aereo palestinese resterà sotto il controllo di Israele". I palestinesi, ha detto Erekat, "hanno commesso un errore" quando in passato hanno accettato di negoziare con Israele senza insistere - come invece ora fanno - sul totale congelamento della politica di insediamenti. ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

