
Si contano i morti e si danno le prime interpretazioni della battaglia urbana scoppiata ieri e finita solo a tarda sera a Rafah, nel sud della striscia di Gaza, tra miliziani di Hamas e ultradicali islamici di un gruppo salafita, denominato Jund Ansar Allah (Guerrieri di Dio), allineato con Al Qaida. Le vittime sono almeno 22 e tra essi c'è il leader del gruppo oltranzista, Abdelatif Mussa, che secondo le ultime informazioni si è fatto esplodere pur di non arrendersi. Mussa ieri, in aperta sfida a Hamas, il movimento islamico ma di impronta nazionale palestinese al potere a Gaza, aveva proclamato in una moschea di Rafah in presenza di un centinaio di suoi sostenitori armati la costituzione di un "emirato islamico" e aveva tra l'altro accusato Hamas di mollezza nell'applicazione della legge coranica. La reazione di Hamas è stata pressoché immediata. È scoppiata così una vera e propria battaglia che ha apparentemente causato vittime anche tra la popolazione civile. A questa è poi seguita una caccia all'uomo da parte di miliziani di Hamas. Braccato, Mussa ha preferito uccidere il mediatore che gli consigliava di consegnarsi e ha azionato una carica esplosiva che portava addosso. Secondo Hamas sono stati uccise 22 persone, tra le quali 15 "fuorilegge", e ferite oltre 120. Il Centro Palestinese per i Diritti Umani stima che gli uccisi siano 28. Tra gli uccisi anche un siriano, membro del gruppo salafita. Un portavoce di Hamas a Gaza ha detto che i salafiti "volevano un ritorno all'anarchia". Qualcuno nel gruppo ha anche parlato di complicità con l'Autorità nazionale palestinese (ANP), che avrebbe interesse a destabilizzare Hamas. In un comunicato l'ANP, che considera Hamas una forza golpista, ha affermato che il movimento islamico sta facendo della Striscia una base antioccidentale e in pratica "sta ripetendo le esperienze della Somalia e dell'Afghanistan, permettendo che luoghi di preghiera diventino siti di assembramento di clan che promuovono il terrorismo". ATS
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