
È scattata oggi verso le 9:00 ora locale (le 8:00 in Svizzera) l'annunciata riapertura su base permanente del valico di Rafah, fra l'Egitto e la Striscia di Gaza: unico punto di transito alternativo per l'enclave palestinese controllata dagli integralisti di Hamas al perimetro di confine israeliano, soggetto da anni a pesanti restrizioni. Il via libera era atteso da numerose persone su entrambi i lati della frontiera, in un clima di entusiasmo. Un primo pulmann, con a bordo persone in uscita da Gaza, è stato ammesso ai controlli dal lato palestinese, oltre le barriere, subito dopo le 9:00. Dovrebbe completare le procedure, con i primi ingressi i Egitto, nel giro di un'ora circa Il valico di Rafah è rimasto soggetto a limitazioni - con lunghi periodi di chiusura - finché al Cairo è stato al potere il presidente Hosni Mubarak. La riapertura su base permanente è stata invece voluta dal nuovo governo di transizione, nato dalla rivolta popolare dei mesi scorsi, e formalizzata sull'onda dell'accordo di "riconciliazione" fra Hamas e Fatah (il partito del presidente moderato dell'Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen, estromesso con la forza dalla Striscia nel 2007) mediato di recente dallo stesso Egitto. L'iniziativa ha suscitato forte allarme da parte del governo d'Israele, dalle cui file alcuni ministri hanno espresso il timore - in assenza per ora di un ritorno a Rafah di osservatori internazionali - che essa faciliti l'accesso verso Gaza di armi, militanti di Al Qaida e istruttori stranieri. Taluni analisti israeliani non hanno tuttavia escluso che l'alleggerimento della situazione a Rafah possa essere utile ad attenuare le preoccupazioni internazionali per le condizioni umanitarie nella Striscia e a ridurre di conseguenza le pressioni sullo Stato ebraico per un allentamento dei suoi controlli di confine e per una revoca piena del blocco. ATS
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