
Le autorità israeliane hanno dato il loro placet all'estensione dell'insediamento ebraico di Adam in Cisgiordania malgrado la posizione contraria degli Stati Uniti, che insistono nel chiedere il totale congelamento dei piani edilizi nelle coloni ebraiche, inclusi quelli dovuti alla "crescita naturale" della popolazione che vi risiede. La pubblicazione della notizia, non si sa se per caso o volutamente, coincide con la partenza del ministro della difesa Ehud Barak per gli Stati Uniti per un nuovo tentativo di risolvere la vertenza che è causa di tensione nelle relazioni israelo-americane. Barak vedrà l'inviato Usa in Medio Oriente George Mitchell. L'insediamento in questione è quello di Adam nel quale, secondo un rappresentante del ministero della difesa, è stata autorizzata la costruzione di 50 unità abitative, che sarebbero parte di un ben più ampio piano di alloggi per 1450 famiglie. Un portavoce di Barak ha negato l'esistenza del piano. L'allargamento di Adam è stato giustificato dal ministero come parte di un accordo col movimento dei coloni che impegna questi ultimi ad abbandonare l'avamposto di insediamento non autorizzato di Migrom - uno di quelli che Israele si è impegnato a sgomberare - per trasferirsi a Adam. Secondo la stampa, Barak prevede di proporre a Mitchell un congelamento di tre mesi delle attività di costruzione ebraica in Cisgiordania, con l'esclusione di progetti già avviati nelle zone omogenee di popolamento ebraico. Ma gli Stati Uniti insistono che il congelamento edilizio deve essere totale, senza riguardo alle esigenze derivanti dalla "crescità naturale" dei coloni. Anche da parte palestinese si insiste per il totale arresto della politica di insediamenti quale condizione per la ripresa dei negoziati di pace. ATS
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