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Estero
MO: Clinton gela Anp e non sblocca processo pace
Redazione
17 anni fa

La missione lampo in Medio Oriente della segretaria di stato americana Hillary Clinton non solo non ha sbloccato lo stallo nel processo di pace, ma ha causato la visibile irritazione dei Palestinesi. Quest'ultimi hanno accusato gli Stati Uniti di sostenere ora la posizione di Israele sugli insediamenti. Al malcontento dei palestinesi si contrappone invece la chiara soddisfazione del premier Benyanim Netanyahu dopo che la Clinton ha definito "senza precedenti" la concessione da lui offerta di non creare nuovi insediamenti e di "contenere" le costruzioni in quelli già esistenti in Cisgiordania, ma non a Gerusalemme est. La Clinton ha inoltre riconosciuto che in quattordici anni di negoziati con i precedenti governi israeliani non era mai stata posta da parte palestinese la condizione di totale arresto degli insediamenti, prevista però dalla 'road map', l'itinerario di pace tracciato nel 2003 dal Quartetto. Ma i palestinesi, incoraggiati dalla iniziale richiesta del presidente Usa Barak Obama a Israele - che a molti era parsa perentoria - di totale congelamento degli insediamenti hanno fatto propria questa condizione e non sembrano disposti ora ad ammorbidirla - anche per pressioni politiche interne - come ha ribadito il presidente dell' Autorità nazionale palestinese (Anp) Abu Mazen alla Clinton ieri in Abu Dhabi. "Nulla di nuovo" è stato il suo secco commento dopo il colloquio. "Non ci può essere alcuna giustificazione per la continuazione degli insediamenti che sono il maggiore ostacolo sulla via di un processo di pace credibile" ha detto Nabil Abu Rudeina, portavoce di Abu Mazen. ll premier israeliano Benyamin Netanyahu ha liquidato la condizione palestinese, definendola "un pretesto che non aiuta" la pace. ATS

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