
Un incontro a tre tra il presidente George W. Bush, il premier israeliano Ehud Olmert e il presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese (ANP) Abu Mazen apre oggi ad Annapolis una ambiziosa conferenza di pace sul Medio Oriente che vede l'America impegnata a tutto campo per dare uno Stato alla Palestina, la sicurezza ad Israele ed un trionfo diplomatico a George Bush. Mentre in Israele c'è un clima di grande attesa sugli esiti del summit, Hamas conferma che non terrà in alcun conto le decisioni che emergeranno da Annapolis, scende in piazza e rifiuta ogni 'normalizzazione' con Israele. Sul terreno intanto si continua a combattere e a Gaza in 24 ore si sono avuti almeno sette morti palestinesi. A sancire l'inizio ufficiale della 'fase finale' del negoziato decennale tra israeliani e palestinesi, quello sui problemi più difficili, la diplomazia americana è riuscita a far convergere ad Annapolis le delegazioni di oltre 40 paesi - tranne l'Iran, che oggi ha annunciato che ospiterà a breve una 'controconferenza' dei movimenti palestinesi radicali - e di numerose altre istituzioni internazionali (dall'Onu all'Unione Europea). Gli americani sono riusciti a portare ad Annapolis anche i siriani (che desiderano parlare della alture del Golan) ed i sauditi (anche se il principe Saud Al-Faisal ha già fatto sapere che non intende stringere la mano agli israeliani). La conferenza affronterà tre temi generali che lasceranno ampia libertà di interventi: il sostegno internazionale al processo di pace, le riforme istituzionali, un accordo di pace globale in Medio Oriente. La terza sessione consentirà di allargare il dibattito agli altri colloqui di pace (compresi quelli tra Siria ed Israele per le alture del Golan). I negoziati, hanno promesso gli americani, cominceranno subito dopo Annapolis. Ma, come ha osservato Bush, gli Stati Uniti "non possono imporre la pace, possono solo agevolarla". ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

