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MO: Amnesty accusa Israele, acqua palestinesi a coloni
Redazione
17 anni fa

Ha innescato un botta e risposta fra Amnesty International e Israele la pubblicazione di un rapporto che accusa lo Stato ebraico di sottrarre acqua ai palestinesi e di versarne invece in abbondanza alle colonie ebraiche. Il rapporto, pubblicato nelle ultime ore da Amnesty, ripropone un vecchio contenzioso e imputa apertamente a Israele di concedere ai palestinesi della Cisgiordania e della Striscia di Gaza solo l'accesso a una frazione modesta delle risorse idriche provenienti dalla falda che le due parti condividono e che si trova in gran parte in territorio palestinese. La discriminazione, sostiene l'organizzazione per i diritti umani, appare tanto più grave se si considera che "gli insediamenti illegali israeliani (quelli dei coloni) ricevono forniture illimitate d'acqua". Secondo Amnesty "Israele usa più dell'80% della falda acquifera montana, che è la principale fonte d'acqua sotterranea in Israele e nei territori occupati, mentre limita ai palestinesi l'accesso a un mero 20%". Circa 450'000 coloni israeliani (fra Cisgiordania e Gerusalemme est) consumano una quantità d'acqua potabile uguale o maggiore di quella disponibile a 2,3 milioni di palestinesi, mentre il consumo giornaliero pro capite di un israeliano è di 300 litri d'acqua e quello di un palestinese di 70 litri. In alcune comunità rurali palestinesi il consumo pro capite scende a 20 litri, il minimo stimato necessario per uso domestico in situazione di emergenza. In stridente contrasto rispetto a quella della popolazione palestinese è la situazione negli insediamenti, dove "ci sono fattorie ad agricoltura intensiva, giardini lussureggianti e piscine". Quanto alla striscia di Gaza, il livello di approvvigionamento viene definito da Amnesty "disperato", tanto più che "il 90-95% proviene da una falda costiera la cui acqua è contaminata e inadatta a uso umano". Israele, rincara la dose l'organizzazione, continua inoltre a porre restrizioni all'ingresso a Gaza di materiali e impianti necessari per riparare e sviluppare le infrastrutture". Di qui la richiesta allo Stato ebraico di mettere immediatamente fine "alle sue pratiche discriminatorie e alle restrizioni" rispetto a un bene il cui accesso - ricorda Amnesty - non è un lusso, ma discende da "un diritto fondamentale di sopravvivenza". Da Gerusalemme, tuttavia, il governo d'Israele contesta, almeno in parte, le accuse e bolla il rapporto come parziale e preconfezionato. Secondo le autorità israeliane,"il consumo di acqua da parte dei palestinesi è costantemente cresciuto negli ultimi anni". Il divario nel consumo esiste davvero, viene riconosciuto, "ma non nelle dimensioni descritte" da Amnesty, il cui testo viene giudicato "unilaterale, pieno di denigrazioni infondate e redatto senza che a Israele sia stata fornita la possibilità di misurarsi con le accuse". ATS

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