

Il presidente russo Vladimir Putin ha avuto una conversazione telefonica con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, durante la quale i due hanno avuto modo di scambiare opinioni in merito all'escalation nel Golfo Persico. Lo ha dichiarato oggi il Cremlino.
«Si è tenuto un approfondito scambio di opinioni in merito alla continua escalation del confronto politico-militare nella regione del Golfo Persico. I leader hanno constatato la convergenza di posizioni sulla necessità di un cessate il fuoco immediato e sullo sviluppo di accordi di pace di compromesso che tengano conto dei legittimi interessi di tutti gli Stati della regione», si legge nella dichiarazione.
I leader hanno osservato che le intense azioni militari stanno portando a gravi conseguenze a livello globale, anche nel settore energetico, si legge nella dichiarazione.
Inoltre, «nel corso della discussione sulla situazione in Ucraina, Vladimir Putin ha espresso gratitudine a Recep Tayyip Erdogan per la sua continua disponibilità a facilitare il relativo processo negoziale», specifica il Cremlino.
Gli Usa hanno confermato l'abbattimento di un caccia americano sui cieli dell'Iran. Lo riporta il New York Times, citando funzionari statunitensi.
Si tratta del primo episodio del suo genere a danno degli Stati Uniti dall'inizio della guerra contro l'Iran del 28 febbraio.
Il destino dell'equipaggio rimane incerto, mentre i funzionari americani sono alle prese con un'operazione di ricerca e salvataggio prima che l'Iran possa raggiungere gli eventuali superstiti.
Anche i media di Stato iraniani hanno confermato l'abbattimento di un jet.
Il primo caso noto di velivolo Usa abbattuto all'interno di territorio ostile nel corso del conflitto, ormai giunto al suo secondo mese, coinvolgerebbe un F-15E con due persone a bordo. Lo scrive il Washington Post, che cita due funzionari americani.
Anche se i media Usa non sono concordanti sul punto: l'ipotesi si basa sulle dichiarazioni dei funzionari e sulle immagini dei rottami diffuse dai media statali iraniani.
L'incidente segnerebbe la perdita del quarto F-15 dall'inizio della guerra. All'inizio di marzo, personale kuwaitiano aveva abbattuto per errore tre di questi caccia. Tutti e sei i membri dell'equipaggio si erano catapultati fuori dall'abitacolo, venendo poi recuperati sani e salvi.
Gli USA hanno espulso il vice ambasciatore iraniano all'Onu per motivi di sicurezza nazionale lo scorso dicembre. È quanto riferito da un funzionario americano ad Axios. Sono stati almeno tre i diplomatici di Teheran espulsi a New York negli ultimi sei mesi.
All'inizio di dicembre, riferisce la fonte, il dipartimento di Stato ha inviato una nota ufficiale alla missione dell'Iran presso le Nazioni Unite chiedendo al vice ambasciatore Saadat Aghajani di lasciare immediatamente gli Usa in base alle "procedure della Sezione 13". Si tratta di un processo interno di Foggy Bottom (il centro governativo e culturale che ospita, tra gli altri, il Dipartimento di Stato Usa, o il Kennedy Center, ndr) volto a facilitare un'espulsione discreta, anziché dichiarare formalmente un soggetto "persona non grata".
Contro Aghajani non sono state mosse accuse specifiche ma a febbraio il dipartimento di Stato ha chiesto anche ai figli del diplomatico, rimasti a New York dopo la partenza del padre, di lasciare il Paese.
Tre peacekeeper di Unifil sono rimasti feriti dopo un'esplosione in una delle postazioni della missione nel sud del Libano. «Questo pomeriggio, un'esplosione all'interno di una postazione Onu... ha ferito tre caschi blu, due dei quali in modo grave. Sono tutti attualmente in fase di evacuazione verso l'ospedale. Non conosciamo ancora l'origine dell'esplosione», ha dichiarato la portavoce Kandice Ardiel.
Un soldato indonesiano della forza di pace era stato ucciso domenica e altri due il giorno successivo nel sud del Libano, vicino al confine israeliano.
Il servizio di intelligence delle Guardie Rivoluzionarie ha pubblicato immagini del sedile del pilota del caccia americano che sostengono di aver abbattuto oggi dalle forze iraniane. «Il fatto che il sedile sia rimasto intatto indica che il pilota è vivo», si legge sul loro account X. Il messaggio includeva anche l'hashtag 'Ultima battaglia'.
L'agenzia di stampa Tasnim ha riferito di video e immagini non verificati che mostrano elicotteri e aerei statunitensi alla ricerca del pilota nei cieli di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad, nonché di notizie non verificate di scontri tra le forze americane e le Guardie Rivoluzionarie nella zona.
L'agenzia semi-ufficiale iraniana Fars afferma che l'esercito di Teheran ha avviato delle ricerche per trovare il pilota del caccia che i pasdaran sostengono di aver abbattuto.
«Le forze militari hanno lanciato un'operazione di ricerca per ritrovare il pilota del caccia americano che è stato colpito in precedenza», scrive la Fars.
Una forte esplosione ha scosso oggi la zona nord di Teheran. Lo riferiscono giornalisti sul posto, precisando che dal luogo dell'esplosione si alza del fumo. Un giornalista ha riferito che i vetri del suo appartamento nella capitale iraniana hanno tremato a causa dell'impatto. L'esatta posizione dell'esplosione non è stata immediatamente chiarita.
«Con un po' più di tempo, possiamo facilmente aprire lo Stretto di Hormuz, prendere il petrolio e fare una fortuna. Potrebbe essere un pozzo petrolifero per il mondo???». Lo scrive Donald Trump su Truth.
La tv iraniana Irib ha trasmesso un annuncio «rivolto ai residenti di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad: catturate il pilota o i piloti nemici e consegnateli vivi alle autorità, per ottenere una lauta ricompensa».
Fonti hanno riferito al corrispondente di Tasnim a Kohgiluyeh e nella provincia di Boyer-Ahmad, nell'Iran occidentale, che le forze statunitensi stavano conducendo un'operazione di ricerca sin dalle prime ore del giorno per recuperare il pilota del loro caccia abbattuto dalle forze armate iraniane.
L'operazione ha coinvolto elicotteri Black Hawk e un aereo C-130 Hercules; tuttavia, finora gli sforzi si sono rivelati vani. Lo scrive l'agenzia iraniana Tasnim.
Le fonti hanno aggiunto che, dato il danno d'immagine subito dagli Stati Uniti in questo incidente, è possibile che nelle prossime ore venga presentata un'altra persona come il pilota salvato.
Secondo alcune informazioni, dopo l'abbattimento del caccia americano da parte del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc), il pilota si sarebbe eiettato atterrando in territorio nazionale.
Almeno 12 persone sono rimaste ferite nell'emirato di Abu Dhabi a causa della caduta di detriti in seguito all'intercettazione di un attacco. Lo ha fatto sapere l'ufficio stampa del governo. L'incidente nella zona di Ajban «ha provocato ferite lievi o moderate a 6 persone di nazionalità nepalese e 5 di nazionalità indiana, e un grave ferimento a una persona di nazionalità nepalese», ha pubblicato l'ufficio stampa di Abu Dhabi il 10 giugno.
Mosca è «sconvolta» dalla notizia dei danni inflitti alla Cattedrale ortodossa di San Nicola a Teheran da «un altro attacco aereo barbaro del tandem americano-israeliano».
È quanto affermato dalla portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, la quale ha condannato il raid condotto nelle vicinanze del luogo di culto legato al Patriarcato di Mosca, parlando di «flagrante violazione dei diritti dei credenti».
«È particolarmente sorprendente che l'attacco principale abbia colpito l'ex complesso dell'ambasciata statunitense, situato a pochi metri dalla cattedrale, di cui i giovani rivoluzionari iraniani avevano preso il controllo nel 1979 - ha osservato la portavoce degli Esteri -. Ciò suggerisce che gli americani abbiano ammesso la propria impotenza e abbiano completamente perso fiducia nella capacità della macchina militare di riportarli vittoriosi a Teheran».
La cattedrale della comunità ortodossa di Teheran fu costruita nel 1945 su progetto dell'architetto russo Nikolaj Markov, lo stesso che negli anni '20 del XX secolo effettuò una ristrutturazione della residenza invernale dell'ambasciatore italiano in Iran.
Secondo indiscrezioni non confermate, un pilota statunitense potrebbe essere stato catturato dalle forze iraniane dopo essersi eiettato da un caccia di ultima generazione che, secondo le Guardie Rivoluzionarie, sarebbe stato abbattuto nell'Iran centrale.
Lo scrive l'agenzia iraniana Tasnim, riferendosi all'annuncio da parte di Teheran dell'abbattimento di un F-35.
Le fonti suggeriscono che il pilota statunitense sia stato catturato dalle forze militari iraniane. Secondo un corrispondente dell'agenzia Tasnim a Kohgiluyeh e nella provincia di Boyer-Ahmad, nell'Iran occidentale, in base ad alcune informazioni, dopo l'abbattimento del caccia americano da parte del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche avvenuto oggi, il pilota si sarebbe eiettato atterrando in territorio iraniano.
Il corrispondente ha aggiunto che vi sono indicazioni che gli americani, credendo che il pilota fosse ancora vivo, abbiano tentato di portarlo fuori dai confini iraniani. Tuttavia, alcune fonti affermano che il pilota sarebbe stato probabilmente catturato dalle forze iraniane.
L'esercito israeliano ha annunciato oggi che colpirà due ponti nella regione della Bekaa, nella parte orientale del Libano, avvertendo i residenti della zona di evacuare.
«Al fine di impedire il trasferimento di rinforzi e attrezzature militari... le Forze di Difesa Israeliane (IDF) intendono colpire i ponti di Sohmor e Mashghara», ha dichiarato il colonnello Avichay Adraee, portavoce in lingua araba dell'esercito.
«Per la vostra sicurezza, dovete continuare a spostarvi verso l'area a nord del fiume Zahrani e astenervi da qualsiasi movimento verso sud che possa mettere in pericolo le vostre vite», ha aggiunto.
Il primo ministro inglese Keir Starmer ha parlato questa mattina col principe ereditario del Kuwait, Sheikh Sabah Al-Khaled, del dispiegamento del sistema di difesa aerea britannico Rapid Sentry che proteggerà il personale e gli interessi kuwaitiani e britannici nella regione. Starmer, si legge in un comunicato odierno di Downing Street, «ha esordito condannando l'avventato attacco notturno con droni contro una raffineria di petrolio kuwaitiana. Ha ribadito che il Regno Unito è al fianco del Kuwait e di tutti i suoi alleati nel Golfo».
«Per quanto riguarda le continue interruzioni alla navigazione globale attraverso lo Stretto di Hormuz, il Primo Ministro e il Principe Ereditario hanno accolto con favore l'incontro convocato ieri dal Ministro degli Esteri per un piano concreto di riapertura dello Stretto», prosegue la nota, aggiungendo che i due «hanno concordato di continuare a collaborare su questo tema e di rimanere in stretto contatto nelle prossime settimane».
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato un allarme riguardo a «molteplici attacchi alle strutture sanitarie» avvenuti in Iran negli ultimi giorni, rendendo omaggio all'Istituto Pasteur di Teheran, distrutto da un raid aereo. «Dal primo marzo, l'Oms ha verificato oltre 20 attacchi alla sanità in Iran, che hanno causato almeno nove morti, tra cui quella di un operatore sanitario per malattie infettive e un membro della Croce Rossa iraniana», ha scritto su X il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus.
Tedros ha precisato che «gli attacchi alla sanità sono stati registrati anche al di fuori di Teheran, inclusi quelli del 21 marzo, quando un'esplosione nelle vicinanze dell'Ospedale Imam Ali ad Andimeshk, nella provincia del Khuzestan, ha portato all'evacuazione della struttura e alla sospensione dei servizi». Secondo il direttore dell'Oms, «il conflitto in Iran e nella regione sta impattando la fornitura di servizi sanitari e la sicurezza degli operatori sanitari, dei pazienti e dei civili presenti nelle strutture sanitarie. La pace è il miglior medicinale».
Un tribunale turco ha condannato otto persone, con pene dai 4 ai 20 di reclusione, per «spionaggio» a favore dei servizi segreti israeliani Mossad. La 24esima corte penale di Istanbul ha condannato a 20 anni di carcere un ex agente di polizia per «spionaggio politico e militare seriale» a favore dell'intelligence israeliana, mentre altri sette imputati sono stati condannati a 4 anni e 2 mesi di carcere per avere «ottenuto come complici informazioni o documenti riguardanti la sicurezza dello Stato», riferisce Turkiye Today.
Secondo i giudici l'ex agente di polizia, assistito dai complici, aveva condotto operazioni di sorveglianza su individui nel mirino del Mossad, tra cui iraniani in Turchia, e le informazioni ottenuti avrebbero potuto portare ad «uccisioni o rapimenti».
I funzionari delle Forze di difesa israeliane (Idf) hanno affermato di non essere in grado di disarmare Hezbollah, poiché ciò richiederebbe l'occupazione di tutto il Libano, aggiungendo che solo lo Stato libanese potrebbe disarmare il gruppo. Lo scrive il quotidiano Haaretz, aggiungendo che nei prossimi giorni l'Idf intende presentare alla leadership politica una proposta per istituire una «zona di sicurezza» nel Libano meridionale, estesa per 2-3 chilometri dal confine israeliano. Secondo il piano, non verrebbero costruiti avamposti militari nella zona e la maggior parte dei civili che vivono nei villaggi verrebbe evacuata per prevenire attriti tra le truppe e la popolazione civile.
I funzionari hanno aggiunto che un potenziale cessate il fuoco in Iran non dovrebbe essere collegato a una cessazione dei combattimenti in Libano, che si prevede continueranno. L'obiettivo dell'esercito è impedire il ritorno dei militanti di Hezbollah nei villaggi all'interno della zona di sicurezza. Tuttavia non è ancora chiaro se l'esercito intenda demolire completamente tutte le case della zona o consentire ai residenti di farvi ritorno in un secondo momento.
Secondo le stime militari, Hezbollah possiede ancora diverse migliaia di razzi, per lo più a corto raggio. Finora, affermano le forze di difesa israeliane, pochi militanti sono stati avvistati nei villaggi più vicini al confine, ma sono state rinvenute infrastrutture e armi utilizzate dal gruppo. Alcune di queste non erano state scoperte durante la guerra in Libano iniziata alla fine del 2023, mentre altre sono state aggiunte in seguito, a testimonianza degli sforzi di Hezbollah per riorganizzarsi.
«Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno annunciato di aver abbattuto un secondo F-35 americano mentre sorvolava l'Iran centrale». Lo scrive l'agenzia di stampa iraniana Fars, precisando che il caccia «è stato distrutto ed è precipitato».
Non si hanno informazioni sul pilota dal velivolo. Al Jazeera, che ha ripreso la notizia, ha precisato che al momento non è giunto alcun commento dal comando Usa nella regione.
Intanto, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha messo in guardia oggi contro qualsiasi «azione provocatoria» in vista della prevista votazione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu sull'uso della forza per riaprire lo Stretto di Hormuz. Questa via d'acqua strategica per il mercato globale degli idrocarburi è quasi completamente bloccata dall'Iran in risposta all'attacco israelo-americano del 28 febbraio.
Nel corso di colloqui avuti ieri con i propri omologhi occidentali, la Cina ha ribadito oggi l'appello a un cessate il fuoco in Medio Oriente e alla garanzia di un passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz.
Nel frattempo, oltre 100 esperti di diritto internazionale americani di Harvard, Yale, Stanford e l'Università della California hanno scritto una lettera aperta alla Casa Bianca dichiarando che l'operazione militare americana in Iran «desta serie preoccupazioni in merito a violazioni del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, inclusi potenziali crimini di guerra».
In particolare, gli esperti hanno dichiarato di essere «seriamente preoccupati per gli attacchi che hanno colpito scuole, strutture sanitarie e abitazioni».
Un attacco iraniano con droni contro una raffineria di proprietà della compagnia petrolifera nazionale del Kuwait, avvenuto questa mattina, ha provocato incendi in diverse unità del sito. Lo riportano i media statali. «La Kuwait Petroleum Corporation (Kpc) ha dichiarato all'agenzia di stampa Kuna che la raffineria di Mina Al-Ahmadi è stata presa di mira da un attacco di droni questa mattina presto, con conseguenti incendi in diverse unità operative», ha precisato l'agenzia, aggiungendo che le squadre di emergenza stanno lavorando per domare le fiamme.
Intanto, secondo i media iraniani, i Guardiani della Rivoluzione affermano di aver lanciato missili «a lungo raggio» in direzione di Tel Aviv e della località balneare di Eilat, nel sud del paese. Secondo recenti valutazioni dell'intelligence Usa dopo un mese di guerra, circa la metà dei lanciatori di missili dell'Iran risulta ancora intatta e Teheran ha ancora a disposizione migliaia di droni d'attacco.
«L'Iran è ancora pienamente in condizione di seminare il caos assoluto in tutta la regione», ha affermato una fonte alla Cnn.. Secondo il rapporto Teheran ha ancora circa il 50% dei droni e una vasta quantità di missili da crociera che costituiscono una capacità strategica fondamentale per minacciare il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz.
Oltre 100 esperti di diritto internazionale americani di Harvard, Yale, Stanford e l'Università della California hanno scritto una lettera aperta alla Casa Bianca dichiarando che l'operazione militare americana in Iran «desta serie preoccupazioni in merito a violazioni del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, inclusi potenziali crimini di guerra». In particolare, gli esperti hanno dichiarato di essere «seriamente preoccupati per gli attacchi che hanno colpito scuole, strutture sanitarie e abitazioni».

