
La Florida ha avvertito il dipartimento di Giustizia Usa che non consentirà l'accesso ai seggi agli osservatori federali. In una lettera di ieri ma resa nota soltanto oggi dai media, Brad McVay, consigliere capo del dipartimento di Stato locale, ha sottolineato che l'ingresso dei funzionari non è ammesso dalla legge statale e, inoltre, "sarebbe controproducente e potrebbe minare la fiducia nelle elezioni".
Osservatori in 24 stati
Il dipartimento di Giustizia ha deciso di inviare i suoi osservatori in 24 Stati, tra i quali tre contee dello Stato governato da Ron Desantis. Non si tratta di una novità ma di una pratica che risale a decenni fa.
Il ritorno alle urne
Per la prima volta dopo l'assalto a Capitol Hill, un'America sempre più divisa è tornata alle urne nelle elezioni di Midterm. Si teme una lunga scia di caos come quella che seguì le ultime presidenziali. E una deriva populista, come ha messo in guardia Joe Biden attaccando l'ala trumpiana del Grand Old Party: "Stiamo affrontando alcune delle forze più cupe che abbiamo mai visto nella nostra storia. Questi repubblicani ‘Maga’ (acronimo dello slogan trumpiano 'Make America great again', ndr.) sono fatti di un'altra pasta, questo non è il partito repubblicano dei nostri padri, è una cosa diversa". In gioco ci sono la sua agenda, la tenuta democratica del Paese, gli aiuti all'Ucraina, la ricandidatura di Donald Trump alla Casa Bianca e la sua presa sul partito repubblicano, che peraltro ha recuperato terreno tra afroamericani e ispanici su temi come l'inflazione e la criminalità.
Le previsioni
Secondo il sito Real Clear Politics (Rcp), i repubblicani potrebbero già contare su 227 seggi (9 sopra il quorum di maggioranza) contro i 174 dei democratici, con 34 corse testa a testa. Al Senato - dove l'attuale parità di 50 a 50 è spezzata solo dalla vicepresidente Kamala Harris - la partita sarebbe 48 a 44 per il partito dell'Elefante, proiettato però a strappare almeno altri 3 scranni (Nevada, Georgia e Arizona) sugli 8 in bilico.
Tutto pronto per l’annuncio di Trump?
Donald Trump nel frattempo ha dato appuntamento a tutti nella sua residenza di Mar-a-Lago per il 15 novembre per "un grandissimo annuncio", che prelude alla sua terza corsa per la Casa Bianca. Era tentato di farlo alla vigilia dell'Election Day per intestarsi l'attesa ondata rossa ma è stato dissuaso in extremis per non distrarre gli elettori. La sua presa sul partito si misurerà sul successo o meno dei suoi candidati, soprattutto nelle sfide più in bilico per il Senato in stati come la Pennsylvania, la Georgia, l'Arizona, il Nevada, ma anche il New Hampshire e il Wisconsin. Trump e il suo entourage hanno comunque già messo in guardia che i risultati devono essere certificati nella notte altrimenti diventano "sospetti", spianando così la strada a possibili contestazioni, come è già accaduto in alcuni stati come la Pennsylvania. Ma con molte sfide testa a testa e un record di oltre 45 milioni di voti anticipati non sarà facile.
L’ultimo appello di Biden
"È arrivato il momento di difendere la democrazia, il potere è nelle vostre mani", è stato l'ultimo appello di un Biden malgrado tutto "ottimista", convinto che i ‘dem’ vinceranno al Senato, mentre per la Camera, ha ammesso, "sarà più dura". Se invece i repubblicani conquistassero l'intero Congresso saranno "due anni orribili". Solo il regista e attivista americano Michael Moore, che nel 2016 fu tra i pochi a profetizzare la vittoria di Trump, prevede uno "tsunami blu" grazie ad una affluenza massiccia di giovani e donne.

