
Non c'è niente che suggerisca omicidio nella morte di Michael Jackson. È quanto dichiara al "Los Angeles Times" una fonte vicina all'inchiesta, in risposta alle speculazioni dei media e alle accuse del padre Joe e della sorella La Toya, convinti sostenitori della tesi omicida.È dunque poco probabile che la prima fase di indagini si concluda con un'incriminazione a carico dei medici, che però potrebbero essere riconosciuti colpevoli di prescrizione impropria di medicinali."Non c'è niente che faccia pensare a un omicidio. È semplicemente un'ipotesi remota e non supportata dai fatti raccolti finora", ha detto la fonte del "Los Angeles Times", chiedendo l'anonimato.Gli interrogatori dei medici che ebbero in cura il cantante, in testa a tutti Conrad Murray, presente al momento della morte e il dermatologo Arnold Klein, si protraggono solo perché "loro sono i depositari della sua storia medica (...) Con loro c'è un alto livello di cooperazione".Anche se il medico legale dovesse dichiarare il caso omicidio, riferisce la fonte, le autorità potrebbero decidere di non procedere su questa linea. Le cose cambierebbero però se il referto tossicologico sulla salma di Jackson indicasse nell'anestetico propofol, trovato a casa del cantante, la causa del decesso. In tal caso, secondo l'esperta Vesna Maras, ex procuratore a Los Angeles, si potrebbe arrivare a una condanna per omicidio involontario. Ma le analisi potrebbero anche imputare la morte a problemi cardiaci o a decenni di abuso di droghe da parte del cantante, proteggendo i medici da ogni responsabilità.Secondo le ultime indiscrezioni la polizia, la magistratura e l'agenzia antidroga sarebbero comunque ancora "molto lontane" dal concludere le indagini, anche perché il referto tossicologico, atteso per oggi, richiederà invece più tempo per essere rilasciato.ATS
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