
Dalle piazze cittadine a quelle social. Le proteste contro gli agenti dell'ICE, l'Immigration and Customs Enforcement degli Stati Uniti, si spostano su Facebook, dove gli utenti hanno cominciato a diffondere i nomi dei dipendenti dell'agenzia, tramite link al sito web «ICE List». Da qualche ora, come riporta Wired USA, sia su Facebook che su Instagram e Threads, non si possono più condividere collegamenti al portale, perché contengono «contenuti che richiedono informazioni personali identificabili di altri», ha spiegato al media la portavoce di Meta, Andy Stone. Se si prova a postare un collegamento ad una voce del sito, Facebook mostra un errore con la motivazione «i post che sembrano spam in base alle nostre linee guida della community vengono bloccati e non possono essere modificati». Il sito ICE List è diventato virale all'inizio di questo mese, dopo la pubblicazione di un database di circa 4'500 dipendenti del Dipartimento della sicurezza interna degli Stati Uniti. Un'analisi di Wired ha scoperto che l'elenco si basava in larga parte su informazioni che i dipendenti avevano condiviso pubblicamente su LinkedIn. Il fondatore di ICE List, Dominick Skinner, ha dichiarato a Wired che lo scopo del progetto è «registrare, organizzare e preservare informazioni verificabili su azioni di controllo, agenti, strutture, veicoli e incidenti correlati che altrimenti rimarrebbero frammentati, difficili da accedere o non documentati». A ottobre del 2025, Facebook aveva chiuso un gruppo che monitorava gli avvistamenti dell'ICE a Chicago. Nello stesso mese, Apple e Google avevano bloccato il download di due app per smartphone che consentivano agli utenti di segnalare la posizione degli agenti: IceBlock e Red Dot.

