
Almeno 22 persone, dieci delle quali di una stessa famiglia, sono morte per l'esplosione di un oleodotto dell'impresa statale del petrolio Pemex nella zona di Puebla, a 150 chilometri da Città del Messico. L'esplosione è stata violentissima e le fiamme hanno avvolto tutto, anche le case che sorgevano attorno, cogliendo molte persone nel sonno. L'incidente è avvenuto infatti alle 05:30 locale (le 13:30 svizzere). Tra le vittime ci sarebbero cinque bambini. I feriti sarebbero 32, due dei quali in fin di vita all'ospedale. Le scene viste in televisione mostrano una colonna altissima di fumo nero che si sarebbe estesa per 32 chilometri fin sopra Puebla, il capoluogo della regione, e gente che scappa in preda al panico dalle case attorno all'oleodotto. L'esplosione, avvenuta all'alba di oggi a San Martin Texmelucan, ha distrutto 32 case e decine di auto, rimaste completamente bruciate. I vetri delle case sono andati in frantumi per un raggio di tre chilometri. La Difesa civile ha affermato in un primo comunicato che l'esplosione poteva essere stata provocata da un accumulo di combustibile nel condotto, ma secondo le prime indagini la vera ragione sarebbe il tentativo di alcuni sconosciuti di rubare del combustibile bucando il condotto. Oltre un centinaio di pompieri, volontari della Difesa civile e soldati hanno lottato per ore per spegnere il violentissimo incendio, che è stato domato a metà mattinata. Si teme che il numero delle vittime possa salire nelle prossime ore, con il ritrovamento di altri corpi inceneriti. Secondo la Pemex, i furti di combustibile si sono moltiplicati negli ultimi anni, provocando incidenti a ripetizione e danni per circa 600 milioni di euro all'anno. ATS
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