

La delegazione iraniana impegnata nei negoziati con gli Stati Uniti al Bürgenstock (NW) ha protestato dopo le minacce rilasciate dal presidente americano Donald Trump.
«La delegazione iraniana ha presentato una protesta agli americani e sta ora valutando le opzioni per una risposta appropriata alle recenti minacce verbali di Donald Trump», riporta l'emittente di Stato iraniana in lingua inglese Press TV.
Poco prima l'agenzia iraniana Tasnim, citando una fonte vicina al team negoziale, aveva sostenuto che la delegazione iraniana ha lasciato la sede delle trattative in segno di protesta contro le minacce di Trump, aggiungendo che i negoziati sono stati interrotti e rimangono in una situazione di stallo.
Anche un diplomatico al corrente dei colloqui afferma che «la delegazione iraniana non è andata via e che i colloqui tra USA e Iran sono ancora in corso», riporta su X Barak Ravid, giornalista del sito di notizie americano Axios.
Rispondendo alle minacce di Trump, il capo negoziatore iraniano Mohammed Ghalibaf ha scritto su X: «Non pensano forse che se le loro minacce avessero avuto un qualche effetto, non sarebbero arrivati a questo punto di disperazione? Non diamo peso alle minacce degli americani. Farebbero meglio a stare attenti alle loro dichiarazioni, le nostre forze armate sono pronte a rispondere. Qualunque cosa dicano, saremo noi ad agire».
Il primo round di colloqui tra Iran e Stati Uniti al Bürgenstock (NW), con i mediatori di Pakistan e Qatar, è stato interrotto per «consultazioni interne». Lo affermano i media iraniani tra cui le agenzie IRNA e ISNA.
Da parte sua la tv di Stato iraniana riferisce che «durante la prima sessione di colloqui durata 80 minuti non si sono svolte negoziazioni riguardanti il programma nucleare iraniano». Secondo l'emittente l'attenzione si è concentrata sull'attuazione del memorandum d'intesa e sulla situazione in Libano.
«Mi impegno qui, sulla tua tomba, Yoni, e mi impegno davanti a voi, cittadini: lo Stato di Israele non sarà un episodio passeggero nella storia del nostro popolo. Difenderemo con fermezza i nostri interessi vitali. Rimarremo nella zona di sicurezza nel Libano meridionale per tutto il tempo necessario a proteggere i preziosi residenti del nord e tutti i cittadini dello Stato. In qualità di primo ministro di Israele, sono fermamente determinato su questo punto e nulla lo cambierà». Lo ha detto Benyamin Netanyahu durante la commemorazione del fratello, l'eroe d'Israele tenente colonnello Yonatan (Yoni) Netanyahu, nel 50esimo anniversario della sua caduta in servizio ( il 4 luglio 1976 durante l'operazione di liberazione degli ostaggi a Entebbe, in Uganda).
«Abbiamo ottenuto risultati straordinari e non vi rinunceremo. Per quanto riguarda l'Iran: qualunque siano gli sviluppi politici e diplomatici, non permetterò all'Iran di dotarsi di armi nucleari. Finché sarò primo ministro di Israele, questo non accadrà. A questo sacro obiettivo ho dedicato la mia vita sin dal giorno della tua caduta, Yoni», ha aggiunto il premier.
Intanto il capo di Stato maggiore israeliano, Eyal Zamir, durante una valutazione situazionale tenuta oggi nel Libano meridionale, ha affermato che «Hezbollah ha subito un colpo duro e significativo, si trova in una posizione molto difficile. Solo negli ultimi due giorni, abbiamo neutralizzato una fila significativa del comando intermedio all'interno delle Unità Badr (di Hezbollah, operante tra il Litani e Sidone) di altre unità».
«Siamo pronti a continuare a operare e a impedire la riabilitazione di Hezbollah. Una delle lezioni fondamentali del massacro del 7 ottobre è che non permetteremo più alle organizzazioni terroristiche radicali si insediarsi lungo i nostri confini», ha sottolineato.
«Il cessate il fuoco dichiarato è fragile e dobbiamo mantenere un alto livello di prontezza per l'eliminazione delle minacce che si presentano e per una rapida transizione alla ripresa delle operazioni, se necessario», ha aggiunto Zamir, come riportato dal portavoce dell'esercito.
«Siamo impegnati in un'operazione su più fronti e continuiamo a difenderci dall'organizzazione terroristica Hezbollah. Il nostro obiettivo rimane chiaro: difendere le comunità del nord di Israele e i civili israeliani. È a questo che stiamo lavorando ed è ciò che guida tutti i nostri sforzi. Anche le operazioni nelle aree di Ali al-Taher e Beaufort sono finalizzate a questo scopo, in quanto si tratta di un'infrastruttura militare sotterranea che Hezbollah ha impiegato vent'anni a costruire», ha aggiunto Zamir.
Mentre il suo vice JD Vance al Bürgenstock (NW) cita i grandi progressi nei negoziati, dall'altra parte dell'oceano il presidente americano Donald Trump minaccia di colpire l'Iran se «non costringe immediatamente i suoi proxies in Libano (Hezbollah, ndr) a smettere di creare problemi».
«Se non lo fanno, colpiremo l'Iran di nuovo molto duramente, proprio come abbiamo fatto la scorsa settimana, solo ancora più duramente!!!», ha scritto su Truth.
Da parte sua il falco senatore repubblicano Lindsey Graham, in un'intervista a CBS, ha affermato che «Trump prenderà lo Stretto (di Hormuz, ndr) con la forza se l'intesa fallisce. Lo controlleremo e imporremo un pedaggio. Se l'Iran si oppone al nostro controllo, lo distruggeremo», aggiungendo di essere stato «quattro ore e mezzo venerdì con Trump».
Rivolgendosi al popolo libanese, Graham ha poi lanciato un messaggio: «i soccorsi sono in arrivo. Hezbollah terrorizza il vostro paese da tanto tempo ma sta per finire».
«Gli Stati Uniti vorrebbero che il primo round di colloqui si concludesse con un invito iraniano per gli ispettori dell'ONU a visitare i suoi siti nucleari, che sono stati bombardati dagli Stati Uniti e Israele». Lo riferisce su X il giornalista del portale di news americano Axios Barak Ravid, citando due fonti regionali e ricordando che l'ultima visita di ispettori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) delle Nazioni Unite ha avuto luogo nel giugno 2025.
I membri della delegazione iraniana presente ai colloqui al Bürgenstock (NW) si sono opposti a una stretta di mano e a una foto di gruppo con i rappresentanti degli Stati Uniti. Lo riporta l'agenzia semi-ufficiale iraniana Tasnim citando una fonte vicina al team negoziale di Teheran.
«La delegazione americana e gli organizzatori dell'incontro negoziale avevano previsto che all'inizio della riunione multilaterale ci fosse una stretta di mano e una foto di gruppo tra le delegazioni iraniana e americana», ma «il capo del team negoziale iraniano e i membri della delegazione si sono opposti a queste formalità e hanno annunciato che non avrebbero partecipato alla foto di gruppo con la delegazione americana», riferisce Tasnim.
«A seguito dell'opposizione iraniana e della sua assenza dalla cerimonia - viene aggiunto-, la diretta streaming e la foto di gruppo si sono svolte senza la delegazione iraniana, che è poi entrata nella sede dell'incontro.»
Donald Trump ha detto a Fox di aver parlato con gli iraniani nella notte, avvertendoli di non chiudere lo Stretto di Hormuz. «Se lo chiudete, non avrete più un Paese. Non riuscirete nemmeno a tornare nel vostro fottuto Paese», ha affermato.
Se l'Iran non raggiungerà un accordo, riscuoteremo pedaggi nello Stretto, ha proseguito il presidente americano nell'intervista all'emittente. Trump non ha nemmeno escluso che gli Usa possano prendere il controllo di Hormuz: «Potremmo farlo, se necessario», ha aggiunto, sottolineando che gli Stati Uniti potrebbero diventare i 'Guardian Angel' dello Stretto e prendersi il 20% del petrolio.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian «farebbe meglio a tirare dritto, altrimenti ci prenderemo il suo Paese», ha minacciato ancora Trump, sottolineando che dopo i 60 giorni fissati per i colloqui Washington potrà fare «tutto quello che vuole».
«L'Iran deve immediatamente fermare i suoi proxy ben pagati in Libano dal creare problemi. In caso contrario, colpiremo di nuovo l'Iran molto duramente, proprio come abbiamo fatto la scorsa settimana, ma con ancora maggiore forza», ha poi rincarato la dose l'inquilino della Casa Bianca sul suo social Truth.
«Abbiamo fatto progressi nelle ultime ore». Lo ha detto J.D. Vance dalla Svizzera in merito ai colloqui con l'Iran, in corso di svolgimento sul Bürgenstock. Il vicepresidente americano si è augurato che ulteriori passi avanti possano essere intrapresi nelle prossime ore, definendo l'incontro «storico».
«Voglio ringraziare Donald Trump perché ci ha messo nella condizione di trovare una soluzione per temi che stanno a cuore agli Stati Uniti e al resto del mondo. La questione ora è quanto altro possiamo ottenere in Medio Oriente», ha aggiunto Vance, sottolineando che la «preferenza» degli Usa «non è tornare a fare le cose alla vecchia maniera».
Trump ci ha chiesto di «voltare pagina», ha proseguito Vance. Stando al numero due della Casa Bianca, gli Stati Uniti sono disposti a trasformare i rapporti con l'Iran se quest'ultimo rinuncerà al nucleare. Inoltre, ha evidenziato, il tycoon è impegnato nel raggiungimento di un cessate il fuoco completo nella regione, che coinvolga anche il Libano.
Il nostro obiettivo «è rimodellare il Medio Oriente attraverso la diplomazia. Ora immaginiamo un futuro di collaborazione per promuovere la pace e la prosperità», ha dichiarato ancora Vance, secondo cui i negoziati tecnici potrebbero non risolvere tutti i disaccordi, ma «ci permetteranno di sederci insieme come squadre per la prima volta nella storia».
Vance si è espresso nel pomeriggio in apertura del vertice del Bürgenstock, che ha in seguito ufficialmente preso il via. Oltre al vicepresidente e al capo della diplomazia di Teheran, Abbas Araghchi, partecipano al quadrilaterale anche i primi ministri di Qatar e Pakistan, in qualità di Paesi mediatori.
La Svizzera è rappresentata sul posto dal ministro degli esteri Ignazio Cassis. Il ticinese oggi in mattinata si è intrattenuto dapprima con Araghchi e poi con Vance. La durata precisa dei faccia a faccia non è ancora chiara.
L'Iran ha accettato di ridurre le scorte di uranio arricchito nel contesto dei negoziati in corso con gli Stati Uniti. Lo ha dichiarato alla rete Al Arabiya Muhammad Ishaq Dar, ministro degli Esteri del Pakistan, Paese che sta agendo da mediatore ai colloqui in Svizzera tra i due rivali insieme al Qatar.
«Dobbiamo essere pazienti e raggiungeremo risultati soddisfacenti sia per gli Stati Uniti che per l'Iran», ha aggiunto.
Il consigliere del Primo Ministro e portavoce ufficiale del Ministero degli Affari Esteri del Qatar, Majed bin Mohammed Al Ansari, ha annunciato che sono stati istituiti «gruppi di lavoro tecnici e di esperti specializzati per negoziare le disposizioni di un accordo definitivo che copra tutti gli aspetti del memorandum d'intesa» tra Iran e Usa. Lo si legge su X.
Al Ansari aggiunge inoltre che sono stati costituiti anche «gruppi di follow-up incaricati di supervisionare l'attuazione del memorandum e di monitorare i progressi verso la conclusione di un accordo definitivo, a testimonianza dell'impegno di tutte le parti a portare avanti il processo negoziale in buona fede e a raggiungere un accordo globale e sostenibile».
La prima nave portacontainer, con a bordo diverse merci, ha attraccato questa mattina al porto iraniano di Shahid Rajaee, nel Golfo Persico, nella provincia di Hormozgan, dopo la revoca del blocco statunitense.
Secondo l'agenzia di stampa Fars, la nave scaricherà 2900 container al porto di Shahid Rajaei e ne caricherà oltre 3100 destinati all'esportazione. Le operazioni di carico e scarico richiederanno circa 3 giorni.
Altre quattro navi sono in arrivo al porto di Shahid Rajaei per scaricare diverse merci. L'Iran ha di nuovo chiuso lo Stretto di Hormuz e solo le navi dirette in Iran possono attraversare questa via navigabile.
Il consigliere federale Ignazio Cassis ha incontrato il direttore generale dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) Rafael Mariano Grossi sul Bürgenstock (NW), dove sono in corso i colloqui tra Washington e Teheran. Lo scrive sui social il funzionario argentino.
L'obiettivo era «fare il punto sui recenti sviluppi riguardanti l'Iran, la strada da percorrere e l'importante ruolo dell'Aiea», si legge nel post di Grossi. «In questo momento critico, è importante dare alla diplomazia ogni opportunità di successo», aggiunge, ringraziando la Svizzera per il «sostegno di lunga data all'agenzia e per il suo impegno nella diplomazia multilaterale».
L'Iran ha avviato al Bürgenstock (NW) i colloqui con gli Stati Uniti e il Qatar sul Libano e i fondi congelati. Lo rende noto la televisione di Stato iraniana.
Intanto poco fa Esmaeil Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniano, ha smentito le notizie secondo cui i negoziatori firmeranno il Memorandum d'intesa, già firmato elettronicamente dai presidenti dei due Paesi. «Non firmeremo il documento una seconda volta», ha sottolineato.
«L'agenda dei nostri colloqui riguarderà argomenti come la fine totale della guerra, lo sblocco di 12 miliardi di dollari di beni iraniani congelati, l'investimento di 300 miliardi di dollari per la ricostruzione dell'Iran e l'autorizzazione alla vendita di petrolio iraniano», ha affermato, aggiungendo: «Impegno per impegno; questo sarà il nostro principio, in modo da non ripetere le esperienze passate con gli Stati Uniti che non hanno rispettato gli impegni presi».
«Come ha chiarito il premier Benjamin Netanyahu, e io stesso, Israele non si ritirerà dalla zona di sicurezza in Libano. Il cessate il fuoco annunciato ieri lascia l'Idf in tutte le posizioni occupate all'interno della zona di sicurezza. Non vi è stata e non vi è alcuna limitazione all'azione dell'Idf in Libano per rimuovere le minacce», afferma il ministro della Difesa Israel Katz in una nota ufficiale.
«Tutti i risultati ottenuti dall'Idf in Libano vengono mantenuti. Le nostre forze restano nella zona di sicurezza lungo la Linea Gialla e da lì operano contro terroristi e siti più all'interno del territorio», ha aggiunto.
Secondo un sondaggio condotto dall'Istituto Agam in collaborazione con l'Università Ebraica tra il 17 e il 20 giugno e pubblicato oggi da Times of Israel, il 92,1% degli israeliani ritiene che Teheran abbia vinto la guerra o che ne sia uscita rafforzata, l'82,9% pensa che la campagna militare abbia indebolito la sicurezza a lungo termine di Israele e l'86,0% ha un'opinione negativa sul suo esito.
Il 72,5% non crede al primo ministro Benjamin Netanyahu quando afferma che Israele ha conseguito risultati significativi e ha eliminato una minaccia esistenziale, mentre l'87,8% degli israeliani ritiene che il Paese non sia riuscito a raggiungere i suoi obiettivi o ne abbia raggiunti solo alcuni.
Per quanto riguarda la performance di Netanyahu, il 56,4% ritiene che la gestione della campagna elettorale da parte del premier sia scarsa o fallimentare. Parallelamente il sondaggio rileva che il 48,2% degli israeliani è favorevole a una rinnovata azione militare su larga scala contro Hezbollah, anche a rischio di uno scontro con il presidente statunitense Donald Trump.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ribadito che Teheran è disposta a fornire garanzie sul fatto che il Paese non stia cercando di dotarsi di un'arma nucleare, pur insistendo sul fatto che l'Iran non rinuncerà al suo diritto di arricchire l'uranio.
La delegazione statunitense, guidata dal vicepresidente JD Vance, ha avviato il suo incontro con quella pakistana, guidata dal premier Shehbaz Sharif, che agisce da mediatore nei colloqui tra Usa e Iran sul Bürgenstock (NW).
Lo riporta il pool della Casa Bianca, come rilanciato dal New York Times.
Vance avrebbe ignorato la domanda di un giornalista che gli ha chiesto se avesse un messaggio per il premier israeliano Benjamin Netanyahu riguardo le operazioni militari in Libano, che si profilano come un ostacolo immediato ai negoziati con l'Iran, per cui il conflitto tra Israele e Hezbollah è in cima all'agenda dei lavori.
Il conflitto in corso in Libano tra Israele e il gruppo militante Hezbollah sarà in cima all'agenda dei colloqui tra Iran e Stati Uniti, insieme a questioni come i fondi iraniani congelati e la vendita del petrolio del Paese, come rende noto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baqaei in un video condiviso dall'agenzia di stampa statale Irna.
«Il regime sionista continua a violare il suo impegno in Libano, questo problema sarà l'argomento principale di discussione nei colloqui odierni», ha detto Baqaei, riferendosi a Israele. Saranno all'ordine del giorno «anche la questione della messa a disposizione dei beni iraniani congelati o soggetti a restrizioni, così come la discussione relativa al rilascio delle licenze necessarie per la vendita del petrolio iraniano», ha aggiunto.
Secondo il ministero della Sanità di Hamas nelle ultime 24 ore a Gaza nove persone sono state uccise e 41 ferite negli attacchi israeliani. L'Idf tra ieri sera e oggi ha reso noto di aver colpito e ucciso tre terroristi di Hamas, tra cui un operatore di al Jazeera, Ahmed Samir Muhammad Washah, che prestava servizio nell'ala militare di Hamas come cecchino.
Secondo l'esercito, «operava con il fratello, Mohamed Washah, elemento chiave di Hamas che lavorava anche per Al Jazeera, ucciso in un attacco ad aprile». In mattinata l'Idf ha reso noto di aver «eliminato altri due terroristi, miliziani della Jihad islamica palestinese e di Hamas', che trasferivano denaro nella Striscia»
Esmaeil Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha indicato che «i colloqui dureranno un solo giorno. In mattinata «avremo colloqui bilaterali con le delegazioni pakistana e qatariota in qualità di mediatori in questo processo», scrive l'agenzia Irna.
Mentre nel pomeriggio si terranno «incontri quadrilaterali tra le delegazioni della Repubblica Islamica e degli Stati Uniti alla presenza degli stessi mediatori».
Il consigliere federale Ignazio Cassis ha nel frattempo incontrato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi in quello che secondo l'agenzia Irna è «il primo programma ufficiale della delegazione iraniana in Svizzera».

