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Estero
Medio Oriente: Netanyahu, Palestinesi accettate stato degli Ebrei
Redazione
17 anni fa

"Israele si aspetta che i palestinesi riconoscano lo Stato d'Israele come lo Stato del popolo ebraico, prima di parlare di due Stati per due popoli". Le parole pronunciate oggi dal primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu durante un incontro con l'inviato degli Stati Uniti in Medio Oriente George Mitchell hanno subito evidenziato una netta differenza di posizioni sul conflitto israelo-palestinese. Nel primo giro di incontri che l'inviato di Barack Obama ha avuto oggi a Gerusalemme e a Tel Aviv con i maggiori esponenti del nuovo governo israeliano, Mitchell ha invece voluto chiarire sin dalle prima battute che gli Usa si ritengono "impegnati" a una soluzione del conflitto basata sulla formula di due stati, "ebraico israeliano" (cioé a maggioranza ebraica, per gli Usa) e palestinese, in pacifica coesistenza. Ma Netanyahu ha subito gelato le aspettative Usa. Il premier ha inoltre affermato che lo Stato ebraico è interessato a un dialogo con i palestinesi ma al tempo stesso vuole pure evitare che un negoziato porti alla costituzione in Cisgiordania di un Hamastan, cioé di un territorio controllato da Hamas che, a suo dire, minaccerebbe Gerusalemme e la fascia costiera di Israele. Nel presentare il suo governo alla Knesset, Netanyahu - che finora ha evitato di usare il termine stato palestinese - aveva affermato che ai palestinesi saranno riconosciuti poteri di governo meno quelli che potrebbero minacciare la sicurezza di Israele. In mattinata Mitchell è stato ricevuto dal ministro degli esteri Avigdor Lieberman il quale ha detto che la politica di disponibilità a grandi concessioni seguita dai precedenti governi israeliani ha avuto risultati dannosi per lo stato ebraico e ha incoraggiato a una maggiore aggressività i nemici. Perciò, secondo Lieberman, Israele dovrà ora "formulare nuove idee e un nuovo approccio" e con l'intento di operare in stretta cooperazione con gli Usa. Inoltre, secondo il nuovo capo della diplomazia israeliana, i "reali problemi" nella regione vengono dalla corsa dell'Iran al nucleare, dagli Hezbollah in Libano e da movimenti islamici radicali come Hamas e la Jihad Islamica a Gaza. "Se si vuole una soluzione stabile del problema palestinese bisogna prima di tutto porre fine all'intensificazione e all'espansione della minaccia iraniana" ha detto Lieberman, indicando così le priorità israeliane. Il ministro, in un colloquio col collega spagnolo Miguel Moratinos, ha spiegato che la nuova politica del governo includerà tre principi fondamentali: garantire la sicurezza di Israele, fermare il programma nucleare iraniano, operare per sviluppare l'economia dell'Autorità palestinese. L'incontro con Mitchell, ha detto all'Ansa una fonte informata, ha offerto l'occasione "per mettere le carte sul tavolo" e per dare al premier l'opportunità di fornire agli Stati Uniti delucidazioni sulla sua futura politica, nella consapevolezza che le cose dette finiranno direttamente sul tavolo del presidente Obama che Netanyahu dovrebbe vedere a fine maggio a Washington. Mitchell ha aperto una giornata fitta di incontri con una visita al presidente Shimon Peres che, ha tenuto ad assicurare l'inviato Usa che le voci su preparativi di Israele per attaccare gli impianti nucleari iraniani sono "sciocchezze". "La soluzione con l'Iran - ha detto - non è militare". In ogni caso in previsione del peggio la difesa civile israeliana si sta preparando a tenere a giugno un'esercitazione di simulazione di un attacco missilistico su tutto il paese con la partecipazione di tutta la popolazione. ATS

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