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Estero
May si salva, Farage non ci sta: questa non è Brexit
Redazione
9 anni fa

"Questa non è la Brexit". Nigel Farage non ci sta e canta ancora una volta fuori dal coro, nel giorno in cui la premier Theresa May salva la faccia e la poltrona con un accordo all'ultimo tuffo sui nodi preliminari del divorzio della Gran Bretagna da Bruxelles. Un accordo a cui tutti s'inchinano, con maggiore o minore sincerità, tranne lui, il tribuno euroscettico ultrà dell'Ukip, pronto a tornare su una scena che in realtà non aveva mai abbandonato. Farage grida all'"umiliazione" nazionale. "Noi - commenta a caldo - abbiamo votato per lasciare l'Ue, mentre la premier concede giurisdizione a una Corte straniera per molti anni a venire". La promessa, ora, è quella di tornare a dar battaglia "dalle prossime elezioni politiche", per difendere il risultato del referendum del 23 giugno dell'anno scorso. Tanto più che, con i paletti fissati oggi, la scadenza vera della Brexit viene rinviata a suo dire "ben che vada al 2021". Dopo la probabile transizione biennale interna a un sostanziale status quo. Ukip a parte, del resto, solo gli indipendentisti scozzesi dell'Snp, dalla trincea opposta dei "remainer", masticano amaro: recriminando che "allineamento" non significa permanenza nel mercato unico e nell'unione doganale. Tutti gli altri, nel panorama politico dell'isola, sembrano fare buon viso a cattiva o incerta sorte. L'opposizione laburista di Jeremy Corbyn, che l'intesa auspicava, si limita a tenere aperta una riserva, per bocca del ministro ombra per la Brexit, Keir Starmer, sul "prezzo politico" messo sul piatto dal governo, ancora da scoprire nei dettagli. Ma la speranza di far cadere l'esecutivo torna per il momento nel cassetto. Salvo sorprese. Si dichiarano soddisfatti i paladini della corrente più pragmatica e moderata, dalla leader scozzese Ruth Davidson ad Anna Soubry, "pasionaria" dei deputati ribelli anti "hard Brexit" ai Comuni. Ma plaudono - o mascherano bene la delusione - pure i brexiteers più irriducibili del Gabinetto May. Michael Gove, titolare dell'Ambiente e ideologo anti-Ue, giura che alla fin fine le concessioni fatte al ruolo della Corte di Strasburgo sulla tutela dei diritti riconosciuti agli oltre tre milioni di cittadini europei già residenti nel Regno sono di facciata: transitorie e limitate all'interpretazione di sentenze che torneranno a essere scritte dai tribunali britannici. Boris Johnson, ministro degli Esteri indicato a più riprese come potenziale congiurato, si congratula con la premier e assicura che è obiettivo comune "forgiare ora una partnership profonda con gli amici e alleati europei, fermo restando l'impegno referendario a riprendere il controllo delle nostre leggi, del nostro denaro, dei nostri confini".

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