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Estero
Massacri Xinjiang, pena morte per gravi violenze
Redazione
17 anni fa

Le autorità locali del Xinjiang hanno annunciato che sarà applicata la pena di morte per i responsabili degli scontri etnici dei giorni scorsi, nei quali hanno perso la vita almeno 156 persone e più di mille sono rimaste ferite. Le forze di sicurezza cinesi hanno invaso oggi il centro di Urumqi, la capitale della regione, dove tuttavia continuano a venir segnalate violenze. Un alto responsabile del Partito Comunista locale, Li Zhi, ha annunciato in una conferenza stampa una raffica di condanne a morte. "Coloro che si sono macchiati di gravi crimini - ha detto Li - saranno puniti con il massimo della pena", che in Cina significa il patibolo. Lo spiegamento di una massiccia forza militare ha permesso alle autorità di riprendere il controllo della situazione, come ha detto il sindaco della città, Jerla Isamudin. Ma la situazione rimane volatile e la tensione alta, tanto da costringere il presidente e segretario del Partito Comunista Cinese (Pcc), Hu Jintao, a rinunciare a partecipare ai lavori del G8 dell' Aquila e a tornare in patria, con una decisione senza precedenti per un leader cinese. Anche oggi, nonostante i muscoli mostrati dalla Cina, sono stati segnalati sporadici episodi di violenza. Giornalisti stranieri hanno riferito di aver assistito a linciaggi condotti da gruppi di cinesi han contro musulmani della minoranza etnica degli uighuri, le cui proteste hanno innescato l'ondata di violenza etnica. Da parte uighura ha parlato la dissidente Rebiya Kadeer, che in un articolo sul Wall Street Journal ha scritto che le vittime ad Urumqi sono state quattrocento. Inoltre la Kadeer, un'imprenditrice di 62 anni che vive in esilio dal 2005, sostiene che incidenti "potrebbero" essersi verificati anche nelle città di Kashgar, Yarkand, Aksu, Khotan e Karamay, anche se "é difficile da dire a causa della propaganda dello Stato cinese". Notizie "non confermate", ha proseguito la dissidente, parlano di cento uighuri uccisi a Kashgar. La Kadeer, che ha passato sei anni in prigione prima di essere liberata in occasione di una visita in Cina dell'allora segretario di Stato Condoleezza Rice, ha ricordato che la manifestazione di Urumqi era stata convocata per protestare contro il fatto che non sono stati trovati i colpevoli dell'assassinio di due giovani immigrati uighuri a Shaoguan, nel sud della Cina, aggiungendo che "la prima cosa" che dovrebbe essere fatta per tornare alla normalità è "assicurare alla giustizia" i colpevoli. Gli osservatori ritengono che il precipitoso rientro di Hu Jintao indica che la situazione rimane grave in tutto il Xinjiang e sottolineano che fino ad oggi nessuno dei nove membri del Comitato Permanente del comitato centrale comunista, gli uomini più potenti della Cina, ha parlato in pubblico della crisi. A fronteggiare l'opinione pubblica cinese e i giornalisti stranieri sono stati lasciati i dirigenti locali del Xinjiang, per i quali il ritorno di Hu Jintao costituisce una "perdita della faccia", vale a dire una implicita manifestazione di sfiducia da parte delle massime autorità. Si ritiene improbabile che il ritorno di Hu Jintao porti, almeno nel breve periodo, ad un deciso cambiamento della politica della Cina delle minoranze, dopo la rivolta dell'anno scorso in Tibet e quella di questi giorni nel Xinjiang. In entrambi i casi, il Pcc ha cercato di togliersi dall' imbarazzo addossando tutte le colpe a "complotti" dei "nemici esterni", il Dalai Lama nel caso del Tibet e Rabiya Kadeer in quello del Xinjiang. Per cercare una situazione analoga, per alcuni aspetti, a quella di oggi, bisogna risalire al 1989, quando, con la protesta studentesca in pieno svolgimento, l'allora segretario del Partito Zhao Ziyang - con una decisione di segno opposto rispetto a quella presa da Hu Jintao - partì per una visita all'estero di una settimana. Al suo ritorno, Zhao si schierò contro la decisione di usare la forza contro gli studenti che occupavano piazza Tiananmen. In seguito fu deposto e tenuto agli arresti domiciliari fino alla sua morte, nel 2005.

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