
A quasi cinque anni dall'omicidio di Daphne Caruana Galizia, altri due degli esecutori materiali hanno confessato le loro colpe, e sono stati condannati a 40 anni di prigione. I due, fratelli, poche ore dopo l'apertura del processo hanno ammesso di essere i sicari che hanno studiato e realizzato il piano, che si sono procurati la bomba, l'hanno piazzata e fatta esplodere.
Il processo
Dopo l'elenco delle accuse e delle prove presentate dalla procura generale, l'udienza è stata aggiornata per il pranzo. E i fratelli, di 59 e 57 anni, di fronte alla concreta prospettiva di due ergastoli, hanno deciso di dichiararsi colpevoli. Hanno comunque ottenuto ben pochi sconti: 40 anni di prigione, con l'ipotesi di future riduzioni per buona condotta.
La vicenda
Con la sentenza di oggi salgono a quattro i colpevoli materiali accertati. I due fratelli sono stati accusati da un loro complice, che ha patteggiato 15 anni di pena in cambio delle prove contro di loro. L'inchiesta di polizia non è ancora formalmente chiusa, anche se della banda operativa sono stati arrestati anche i fornitori della bomba. Non è stata ancora fatta invece piena luce sulle connessioni e complicità a livello politico.
“Solo un piccolo passo”
"Oggi non è stata fatta giustizia, è stato fatto solo un piccolo passo", ha commentato la presidente dell'Europarlamento, la maltese Roberta Metsola. "Ora avanti con quelli che hanno ordinato e pagato l'omicidio, con chi li ha protetti e con quelli che hanno passato due anni facendo tutto il possibile immaginabile per cercare di insabbiare tutto".

