
Il procuratore della Corte penale internazionale (Cpi), Fatou Bensouda, ha detto oggi che la distruzione dei mausolei da parte degli islamisti che controllano la città di Timbuctù, nel Mali settentrionale, è un "crimine di guerra" che può essere perseguito dal Cpi. Intanto la distruzione dei mausolei e delle tombe sacre continua. Gli integralisti di Ansar Dine, gruppo armato legato ad al-Qaida che nel nord del Mali ha ormai pieno controllo sul territorio e sulla popolazione terrorizzata, non si sono fermati. E anche oggi, armati di Kalashnikov e di picconi, zappe e scalpelli, hanno continuato a devastare e a distruggere i mausolei dei santi musulmani nella mitica città di Timbuctù, dal 1988 Patrimonio mondiale dell'umanità. Con voce rotta dall'emozione la ministra delle arti, del turismo e della cultura del Mali, Diallo Fadima, ha chiesto alle Nazioni Unite un'immediata "mobilitazione contro la distruzione criminale" del patrimonio archeologico e culturale del suo paese. Ma a San Pietroburgo - dove sono riuniti i membri dell'Unesco che, proprio dichiarando giovedì i siti del Mali "in pericolo", hanno involontariamente scatenato la furia fanatica dei fondamentalisti - è stato possibile decidere solo una "condanna" simbolica: un minuto di silenzio. ATS
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