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Malaysia: raid contro "sultanato" filippino nel Borneo
Redazione
13 anni fa

Tre settimane fa sembrava una bizzarra "invasione" poco più che simbolica. Ma dopo almeno 27 morti in quattro giorni, due blitz dell'esercito e oggi persino l'impiego di jet militari, la presenza in Malaysia di oltre 200 seguaci filippini del "sultanato" di Sulu è diventata un caso diplomatico. Gli avvenimenti rischiano di inquinare i rapporti tra Kuala Lumpur e Manila, nonché di far saltare gli accordi di pace appena raggiunti con il principale gruppo di ribelli musulmani nel vicino sud delle Filippine. Questa mattina l'aeronautica malaysiana ha bombardato per mezz'ora - intervenendo poi con truppe di terra - un'area di piantagioni a Lahad Datu, sulla costa orientale dello stato di Sabah occupata dal 12 febbraio dagli invasori filippini arrivati in barca, di cui un centinaio armati con fucili e granate. Un bilancio ufficiale dell'operazione non è stato fornito, ma alcuni media locali riferiscono di 20 morti tra i ribelli. Il blitz segue quello lanciato dalla polizia lo scorso venerdì, che causò la morte di 12 filippini e due agenti; nel fine settimana, due rappresaglie dei militanti si sono concluse con altre 13 vittime, di cui sei poliziotti. "Il governo ha il dovere di agire per difendere la dignità e la sovranità del Paese", ha dichiarato il primo ministro malaysiano Najib Razak, frustrato dal ripetuto rifiuto di ritirarsi da parte dei ribelli, come richiesto dai due governi. Guidati dal fratello minore del "sultano" Jamalul Kiram, una carica senza potere reale ma tradizionalmente rispettata nel sud-ovest delle Filippine, i militanti rivendicano il riconoscimento delle loro proprietà ancestrali in questa fetta nord-orientale dell'isola del Borneo, nonché un aumento dell'"affitto" annuo che Kuala Lumpur paga in base a un antico accordo con i colonizzatori britannici. La cifra attuale è di circa 1500 franchi per una terra grande un quarto dell'Italia. Diversi analisti - e probabilmente anche il presidente filippino Benigno Aquino, che ha accusato l'opposizione di aver fabbricato la crisi - sospettano però che la missione dei seguaci di Sulu sia nata anche per il malcontento creato dal processo di pace con il Milf (Fronte islamico di liberazione Moro), il principale gruppo ribelle islamico del sud dell'arcipelago a maggioranza cattolica; un accordo nel quale il sultanato non è stato chiamato in causa, in un'area che ospita diversi movimenti musulmani armati con interessi da difendere. La situazione è ulteriormente complicata dalla presenza di circa 800 mila filippini nello stato di Sabah, cresciuta esponenzialmente negli ultimi decenni - in molti casi con l'immigrazione illegale - grazie al maggiore sviluppo e alle opportunità di lavoro create dalle piantagioni di palma da olio. Con elezioni da indire entro giugno, e il pericolo di una storica sconfitta della coalizione al governo fin dall'indipendenza, Najib ha inoltre interesse a mostrarsi risoluto nella gestione della crisi. Ma sta facendo lo stesso il sultano Kiram: in seguito al blitz di oggi, ha promesso che i suoi combatteranno "fino all'ultimo uomo". ATS

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