
Si è dimessa oggi il ministro della Difesa del Madagascar, Cecile Manorohanta, dopo il "sabato di sangue" che ha visto - secondo il bilancio del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) - 40 persone uccise e più di 350 ferite dalla guardia presidenziale che ha sparato ad altezza d'uomo contro la folla che stava manifestando a favore del capo dell'opposizione, l'ex sindaco della capitale Andry Rajoelina. "A livello di governo era stato deciso che le forze dell'ordine avrebbero protetto la popolazione e i loro beni - ha scritto il ministro -. Dopo quanto è accaduto, considerati alcuni fatti che la mia coscienza non può accettare, decido di non fare più parte di questo governo con effetto immediato". Il presidente Marc Ravalomanana ha accettato le dimissioni e ha nominato nuovo ministro della Difesa il vice-ammiraglio Mamy Ranaivoniarivo. Sempre oggi più di 5000 persone si sono radunate nella piazza di Antanarivo teatro sabato della strage, per rendere omaggio alle persone uccise, tutti civili inermi. La manifestazione di solidarietà con le famiglie delle vittime si è svolta senza incidenti. Nel contempo proseguono gli sforzi della comunità internazionale per trovare una mediazione tra il presidente Ravalomanana e il suo rivale. Oggi il mediatore Hailé Menkerios, inviato del segretario generale delle Nazioni Unite Ban ki-Moon, ha incontrato il capo di stato "chiedendo il dialogo alle parti" e manifestandogli "la sua intenzione di aiutare il Madagascar a trovare una soluzione pacifica e democratica". Menkerios ha incontrato anche il sindaco destituito Rajoelina che però si è detto disposto al dialogo solo se ciò "porterà alle elezioni presidenziali o a un regime di transizione". ATS
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