
Un piccolo popolo ordinato, composto e silenzioso si presenta allo Staples Center prima dell'alba: chi ha i biglietti è incredulo di poter dare l'ultimo saluto al Re del Pop, chi è senza spera fino alla fine di riuscire a entrare. La polizia gentilmente dà informazioni, ma altrettanto fermamente respinge chi non ha il tagliando. I venditori ambulanti, con magliette, spille, foto e cappelli, affollano i pressi delle barricate erette dalle forze dell'ordine. Già prima delle sette del mattino centinaia di persone affollano l'area. Arrivano da ogni dove negli Stati Uniti e molti da oltreoceano: una ragazza spagnola da poche ore in città per essere vicino al suo idolo, Michael Jackson, riesce ad acquistare un biglietto per 250 dollari. Anche un ragazzo di Tokyo ce la fa: per lui 350 dollari sborsati al termine di una trattativa condotta in un inglese stentato. Ma c'è anche chi, raccontando il proprio viaggio, ottiene dei biglietti gratuitamente: due amiche arrivate da Denver sono state ambedue sorteggiate e ora di trovano con quattro tagliandi. Due hanno deciso di regalarli e così fanno, lasciandosi poi baciare e abbracciare dai forunati dell'ultima ora, tra cui una ragazza di San Francisco. L'ingresso allo Staples Center è ordinato: una lunga fila per i controlli: i fan si scambiano impressioni e commentando le ultime indiscrezioni su Jackson. In molti sono commossi, alcuni non riescono a trattenere le lacrime, un po' di gioia un po' di dolore. Poi l'ingresso nell'arena, dove si susseguono le note dei successi di Michael Jackson. Intorno alle nove del mattino lo Staples Center è quasi pieno: e l'attesa cresce fra una palpabile emozione e telefonate ad amici e parenti per sapere se é terminato il funerale privato e la bara sarà presente o meno alla cerimonia. Dalle dieci meno dieci, l'organizzazione ripetutamente invita a guadagnare il proprio posto a sedere. La febbre sale: in molti gridano 'Michael I Love' all'interno dello stadio. La domanda più ricorrente, e d'obbligo data la fama mondiale di Jackson, che i fan si scambiano è: «da dove vieni?». Londra, New York, Tokyo, Dallas, Città del Messico, Valladolid. E, ovviamente, Los Angeles. «E' triste essere qui e soprattutto pensare che, non avendo mai avuto occasione di vedere un suo concerto, questa è l'unica e ultima volta che lo vedremo», raccontano due ragazze americane in un palco 'Vip' dello Staples Center, sedute accanto a una coppia canadese, una signora dell'Ohio, una spagnola, un giapponese e due messicane. «Ho deciso di farmi rimborsare il biglietto di Londra e di utilizzare i soldi per venire qui», afferma una ragazza belga, fra le lacrime: «Da quando ho preso in mano in biglietto non riesco a smettere di piangere» dice. «Ora chissà quando me lo toglierò questo braccialetto». L'ingresso della famiglia Jackson è salutato da uno scrosciante applauso e da singhiozzi che, di fronte alla presenza dei tre figli del cantante, non riescono più a fermarsi. E che con la comparsa della bara dorata, con sopra un fascio di rose rosse, si trasformano in un fiume incontenibile di lacrime. Lacrime che scendono per tutta la commemorazione rotte, solo per brevi istanti, da applausi e soprattutto dal racconto di episodi divertenti della vita di Jackson. Il racconto di Magic Jonhson "Michael che mangia il Kentucky Fried Chicken"), quello di una Brooke Shields, salita sul palco con una voce spezzata. Il reverendo Al Sharpton sale sul palco e ringrazia Jackson, per aver contribuito ad abbattere le barriere razziali, per aver facilitato la vita degli afro-americani e per spianato la strada alla nomina da Barack Obama presidente degli Usa: le 20.000 persone che affollano l'arena sono tutte in piedi, piovono gli appalusi. La cerimonia dopo oltre due ore si avvicina alla conclusione. Sul palco sale il presidente di Aeg, la promotrice del tour londinese di Jackson e proprietaria dello Staples Center. E' il momento più toccante: vengono cantate 'We are the World' e 'Heal the World'.
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