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L'ultimo grido di Cerciello: “Fermati, siamo Carabinieri!”
L'ultimo grido di Cerciello: “Fermati, siamo Carabinieri!”
L'ultimo grido di Cerciello: “Fermati, siamo Carabinieri!”
Redazione
7 anni fa
Convalidato l’arresto dei due giovani americani. “Inconsapevolezza e disvalore delle proprie azioni”

“Basta, fermati, siamo Carabinieri!”. Sono state queste le ultime parole di Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso da un giovane turista americano con 11 coltellate, nel disperato tentativo di salvarsi.

Gli ultimi istanti di vita del vice brigadiere che ha ricevuto ieri il saluto di tante persone nella chiesa di Somma Vesuviana dove si era sposato un mese fa, sono descritti nell'ordinanza con la quale il Giudice delle indagini preliminari (Gip), Chiara Gallo, ha convalidato l'arresto di Finnegan Elder Lee e del suo amico Natale Hjorth.

Tredici pagine nel quale il giudice ricostruisce i fatti fin qui accertati e apre nuove domande, alle quali le indagini dovranno dare una risposta.

Nel provvedimento il giudice affronta anche tutti i motivi per i quali l'unica misura adeguata per Elder e Hjorth è la custodia cautelare in carcere. C'è il pericolo di fuga, innanzitutto, visto che i due quando sono stati fermati stavano per lasciare l'albergo. E c'è il rischio di reiterazione del reato.

Ma, soprattutto, c'è una "totale inconsapevolezza" da parte dei due "del disvalore delle proprie azioni": un dato di fatto emerso negli interrogatori nel corso dei quali "nessuno dei due ha dimostrato di aver compreso la gravità delle conseguenze delle proprie condotte, mostrando un'immaturità eccessiva anche rispetto alla giovane età, dal grado di violenza che connota le condotte di entrambi".

Insomma: un comportamento dal quale emerge una "totale mancanza di autocontrollo e capacità critica" di Elder e Hjorth e che viene fuori anche da un altro particolare che il Gip cita nell'ordinanza. Dopo aver ucciso il vice brigadiere ed esser tornati in albergo i due si sono messi a dormire, come se nulla fosse accaduto.

Per il padre Ethan Elder, però, Lee è una "brava persona", che si trova in una "situazione precaria". E che continua a ribadire di "aver avuto paura" quando ha tirato fuori il coltello e colpito il vice brigadiere. "Non avevo capito che fosse un carabiniere, credevo fosse uno dei pusher" ha raccontato al suo difensore Francesco Codini che lo è andato a trovare in carcere.

Intanto non è ancora arrivata in procura l'informativa in relazione alla foto scattata nella caserma dei Carabinieri in cui si vede Natale Hjort bendato e con le mani legate che ha scatenato polemiche.

E' un trattamento, ha detto il premier italiano Giuseppe Conte, "che non risponde ai nostri principi e valori giuridici, anzi configura gli estremi di un reato. Bene ha fatto l'arma ha individuare il responsabile e a disporre il suo immediato trasferimento".

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