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Lukashenko fa concessioni ma il paese è in sciopero
Foto Shutterstock
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Keystone-ats
6 anni fa
Il punto sulla situazione in Bielorussia. Mentre i lavoratori continuano a chiedere aperture e il Consiglio d’Europa convoca un vertice straordinario, il Presidente bielorusso prende tempo e libera dei manifestanti

Continua la crisi istituzionale in Bielorussia: decine di migliaia di persone sono scese in piazza anche questo fine settimana per chiedere l’uscita di scena di Lukashenko, e il dissenso sembra allargarsi sempre più anche tra le fila dei lavoratori, che hanno iniziato a scioperare chiedendo nuove elezioni, la fine delle violenze e le dimissioni del Presidente. Dal canto suo Lukashenko continua a negare la possibilità di nuove elezioni, anche se nel pomeriggio è arrivata una potenziale apertura, o quantomeno una strategia per prendere tempo: “si voterà nuovamente solo dopo l’approvazione di una nuova costituzione”. Questo, dopo aver annunciato il rilascio di molti dei manifestanti detenuti. Non si ferma intanto Svetlana Tikhanovskaya, avversaria numero uno dell’”ultimo dittatore d’Europa” alle ultime elezioni, mentre il Consiglio d’Europa ha annunciato un vertice straordinario sulla situazione nel paese: “Non si sono rispettati gli standard democratici minimi”.

Lavoratori bielorussi in sciopero, anche nella TV di Stato
Secondo quanto riportato dal portale Tut.by, i dirigenti di molte imprese hanno avuto un altro incontro con i lavoratori oggi e hanno esortato tutti a mettere per iscritto le loro richieste senza interrompere il processo di produzione. Tuttavia “il voto per lo sciopero è stato praticamente unanime; stanno formando comitati di sciopero e si preparano a notificare formalmente all’amministrazione, tramite il sindacato, che la produzione sarà interrotta”, ha detto tut.by. Anche alcuni dipendenti della Belteleradiocompany, che riunisce le televisioni e le radio di Stato, sono in sciopero e alle 9.00 è stato mandato in onda per diversi secondi un divano vuoto. Lo riporta Interfax. Tra le aziende coinvolte dagli scioperi, stando al portale Tut.by, ci sono veri e propri colossi industriali bielorussi (statali) come Belaruskali, Naftan, MZKT, MTZ e BMZ (che poi ha però ripreso l’attività). Tra le condizioni per interrompere gli scioperi ci sono la cessazione delle violenze da parte delle forze di sicurezza e la consegna alla giustizia dei responsabili, le dimissioni di Alexander Lukashenko, il riconoscimento delle elezioni come illegittime e la nomina di nuovi candidati, e il rilascio dei prigionieri politici.

Le manifestazioni di domenica 16 agosto (Foto Shutterstock)
Le manifestazioni di domenica 16 agosto (Foto Shutterstock)

Le autorità rilasciano i manifestanti detenuti
Nel caso in cui le richieste non verranno esaudite i lavoratori delle imprese dichiarano che difenderanno i loro diritti civili attraverso “il proseguimento” degli scioperi (che entreranno in modalità “indefinita”) e “azioni di solidarietà”. Secondo gli ultimi aggiornamenti, ad aver preso parte allo sciopero nella Tv nazionale sono stati 100 impiegati (su circa 1500 in totale). Nel frattempo, nel corso della giornata le autorità del Paese hanno annunciato che praticamente tutti i manifestanti detenuti e resi oggetto di torture nei giorni scorsi sono stati rilasciati, in quello che forse è un timido tentativo di conciliazione da parte del Governo: “l’Ufficio del Procuratore generale, in collaborazione con il Ministero dell’Interno, ha lavorato per il rilascio dei cittadini detenuti per violazioni amministrative in relazione alla partecipazione ad eventi di massa non autorizzati”, ha annunciato il servizio stampa, che ha pubblicato l’elenco delle persone attualmente detenute, con l’avvertenza che l’elenco sarà aggiornato, aggiungendo inoltre che: “Praticamente tutte le suddette persone sono state rilasciate”

Lukashenko tiene duro, con un’apertura: “Elezioni dopo la costituzione”
Nuove elezioni in Bielorussia “sono fuori questione”, questa la presa di posizione pubblicata questa mattina dell’ultimo dittatore europeo Alexander Lukashenko, come riporta Interfax, "Nessuno deve mai pensare di potermi costringere a fare qualcosa. Non ci saranno nuove elezioni. Perché altrimenti non ci saranno più le grandi fabbriche del Paese. Tutto sarà distrutto", in opposizione alcuni operai apparsi sui social, gridano “vattene”! Nel pomeriggio però il Presidente bielorusso ha corretto parzialmente il tiro, dichiarando che si potranno tenere nuove elezioni in Bielorussia ma solo dopo l’approvazione della nuova costituzione attraverso un referendum. “Dobbiamo approvare la nuova costituzione”, ha detto nel corso di un incontro con i lavoratori trasmesso dalle tv di Stato. “Bisogna approvarla con il referendum e dopo, con la nuova costituzione, tenere nuove elezioni parlamentari e presidenziali, se proprio ci tenete”. Lo riporta Interfax. Va comunque specificato che non ci sono attualmente notizie sui contenuti della possibile revisione costituzionale e che questa potrebbe consolidare ulteriormente il potere di Lukashenko sulla nazione.

La Tikhanovskaya non si tira indietro
La Tikhanovskaya dal canto suo si dice pronta a diventare la nuova leader bielorussa. Queste sarebbero le ultime affermazioni rilasciate dall’oppositrice numero uno di Lukashenko, che si trova ancora per motivi di sicurezza esiliata in Lituania. Il suo intento è quello di riportare calma e normalità in Bielorussia, come afferma l’agenzia russa Tass. L’ex candidata alla presidenza ha diffuso oggi un video pubblicato su Youtube, dove afferma: "Sono pronta ad assumermi la responsabilità e ad agire da leader nazionale affinché il Paese si calmi e riprenda un ritmo normale". Rivendica "elezioni reali, giuste e trasparenti che siano accettate senza condizioni dalla comunità internazionale", spiegando che è in corso una valutazione giuridica, al fine di poter convocare delle nuove elezioni, insistendo per la liberazione di tutti i prigionieri politici.

Vertice straordinario del Consiglio europeo sulla crisi in Bielorussia

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L’UE, che da canto suo aveva già preso posizione denunciando le violenze e gli arresti, rivendicando i principi della democrazia, ribadisce: “I bielorussi hanno il diritto di decidere del loro futuro ed eleggere liberamente il loro leader. Le violenze contro i manifestanti sono inaccettabili e non possono essere autorizzate", ha scritto Charles Michel. Intanto, il portavoce della Merkel Steffen Seibert, spinge perché Minsk permetta all’Osce di verificare l’esito delle elezioni, affermando non hanno rispettato gli standard minimi di democrazia" e aggiungendo che "naturalmente si sta valutando l'opzione di estendere le sanzioni ad altre figure guida del Paese", dopo la decisione europea di venerdì sulle sanzioni mirate.

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