
Un nuovo pacchetto di sanzioni, una probabile comunicazione sul price cap sul gas, il nodo della concessione dei visti ai russi in fuga da sciogliere: l'Unione europea torna a muoversi sul fronte della guerra ucraina e torna, soprattutto, ad alzare il pressing sul Cremlino. A metà settimana dovrebbe essere già chiaro il disegno delle nuove misure restrittive di Bruxelles, che certamente includeranno l'inserimento nella black list di tutte le persone e entità coinvolte nei cosiddetti referendum organizzati dalla Russia nel Donbass. Con un'incognita, all'orizzonte: il tetto al prezzo del petrolio.
La Commissione, per ora, sulla misura non si è scoperta. I punti interrogativi infatti sono diversi e vanno dal necessario coordinamento con gli alleati extra-Ue (i Paesi del G7 hanno concordato mesi fa il sì alla misura) all'approvazione unanime di cui necessita ogni pacchetto di sanzioni. E l'Ungheria, sempre più scollegata dalla linea europea sulla Russia, ha già anticipato il suo "no" a qualsiasi ulteriore sanzioni energetica. In un documento scritto i Paesi Baltici, la Polonia e l'Irlanda hanno chiesto l'esclusione di Gazprombank dal sistema Swift, il bando totale dei diamanti russi e lo stop a qualsiasi tipo di rapporto commerciale con l'industria nucleare russa. Tutte misure che, nella proposta iniziale, la Commissione non ha previsto. Ci sarà invece un esteso embargo alle esportazioni dall'Ue in Russia di prodotti della tecnologia civile.
Sul price cap al petrolio il dibattito è aperto ed è possibile che il tema finisca anche sul tavolo del vertice dei leader europei di Praga di inizio ottobre. Il tempo corre: una misura del genere andrebbe comunque preannunciata con un largo anticipo alle compagnie petrolifere e, dal 31 dicembre, è prevista tra l'altro l'entrata in vigore dell'embargo all'import di petrolio russo via mare. Sempre sul fronte energia, mercoledì la Commissione potrebbe varare due nuove comunicazioni sul tema forniture e su quello del price cap. Entrambe le proposte dovrebbero a quel punto finire al Consiglio Affari Energia che, venerdì, si appresta comunque a dare via libera al regolamento per il taglio dei consumi e la tassa sugli extraprofitti. L'ipotesi di un price cap omogeneo a tutto l'import del gas resta lontanissima: l'Ue potrebbe invece puntare a tetti al prezzo da concordare con i singoli fornitori, a cominciare dalla Norvegia con la quale i contatti, da giorni, sono frequentissimi. In questo contesto Bruxelles punterebbe a muoversi con una sola voce, anche per dare maggiore affidabilità ai nuovi fornitori. Ma non sarà facile. I Paesi membri continuano, parallelamente, nei loro tour all'insegna di nuovi accordi sull'energia: l'ultimo, in ordine cronologico, è stato quello nei Paesi del Golfo del cancelliere Olaf Scholz.
L'invito ad un maggior coordinamento da parte della Commissione riguarda anche un altro dossier, quello dei visti d'asilo da concedere ai disertori russi. Il Consiglio Ue, attraverso Charles Michel, ha già annunciato un'apertura ma i Baltici sono per la linea dura. Lunedì il tema sarà al centro della riunione - a cui prenderanno parte i Rappresentanti dei 27 - dell'Ipcr, il meccanismo per la risposta politica integrata alle crisi che il Consiglio attiva in caso di particolari emergenze.

