

Narges Mohammadi, vincitrice del Premio Nobel per la Pace e incarcerata, è in pericolo di vita dopo aver subito un presunto attacco cardiaco all'inizio di questo mese, per il quale ha ricevuto cure inadeguate. Lo affermano i suoi sostenitori.
Mohammadi, che ha vinto il premio nel 2023, è stata arrestata il 12 dicembre nella città orientale di Mashhad dopo aver criticato le autorità clericali iraniane durante una cerimonia funebre. A febbraio, senza preavviso, è stata trasferita in un carcere nella città settentrionale di Zanjan e le è stato consentito solo un contatto molto limitato con la sua famiglia, con preoccupazioni amplificate dalla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran, durante la quale la città è stata attaccata.
Il suo team legale, accompagnato da un familiare, ha finalmente ottenuto il permesso di farle visita in carcere a Zanjan domenica, «sotto stretta sorveglianza», hanno dichiarato i suoi sostenitori in un comunicato.
«Le sue condizioni di salute generali erano estremamente precarie e, quando è stata portata in sala colloqui da un'infermiera del carcere, appariva pallida e debole, con una significativa perdita di peso», si legge nella dichiarazione, che aggiunge: «La sua vita è in imminente pericolo».
Si afferma inoltre che il 24 marzo Mohammadi è stata trovata «priva di sensi nel suo letto, con gli occhi rovesciati all'indietro», in uno stato che è durato oltre un'ora. È stata curata solo nell'infermeria del carcere e non portata in ospedale «nonostante questa emergenza medica e i chiari segni di un attacco cardiaco».
La portaerei George W. H. Bush è partita dalla Virginia diretta in Medio Oriente. Lo riporta il Wall Street Journal sottolineando che potrebbe impiegare settimane per raggiungere l'area.
Alex Plitsas, analista di sicurezza nazionale per la Cnn, ha confermato su X che «la mia amica Shelly Kittleson è stata rapita e potrebbe essere tenuta in ostaggio a Baghdad da Kataib Hezbollah».
«La sua posizione e le sue condizioni sono sconosciute. Sono il suo referente negli Stati Uniti. Se avete informazioni, vi prego di contattare le forze dell'ordine e inviarmi un messaggio privato», aggiunge. Kataib Hezbollah, letteralmente «Brigate del Partito di Dio» è un gruppo paramilitare sciita iracheno che fa parte delle Forze di Mobilitazione Popolare irachene che comprende la 45°, 46° e 47° Brigata.
«La parte difficile è fatta»: ora «fatevi coraggio e andate a procurarvi da soli il petrolio» nello Stretto di Hormuz, «dovete imparare a combattere da soli». La rabbia di Donald Trump contro gli alleati cresce con il passare dei giorni. Mentre valuta la possibilità di mettere fine alla guerra anche senza la riapertura dell'importante passaggio, il presidente punta il dito prima contro il Regno Unito «che si è rifiutato di intervenire nella decapitazione dell'Iran», e poi contro la Francia, colpevole di non aver «permesso agli aerei diretti in Israele, carichi di rifornimenti militari, di sorvolare il proprio territorio».
L'accusa ha colto di sorpresa Parigi. «Non abbiamo cambiato quella che è stata la nostra posizione fin dall'inizio», hanno riferito fonti dell'Eliseo, dicendosi «stupite» dal messaggio di Trump sul suo social Truth. Il riferimento del commander-in-chief - spiegano alcune fonti alla Reuters - è alla decisione presa da Parigi nel fine settimana di non permettere a Israele di utilizzare il suo spazio aereo per trasportare armi americane da impiegare nella guerra contro l'Iran. Per Parigi è il primo 'no' dall'inizio del conflitto, e si va ad aggiungere alla chiusura della Spagna e alla posizione esitante del Regno Unito di Keir Starmer.
L'ennesimo attacco frontale di Trump agli alleati accompagna i bombardamenti incessanti contro l'Iran, fra gli ultimi quello contro un deposito di munizioni a Isfahan, una delle aree che potrebbero finire nel mirino di una possibile operazione di terra americana per cercare di recuperare l'uranio sepolto dopo gli attacchi dello scorso giugno. «I prossimi giorni saranno decisivi», ha spiegato il capo del Pentagono Pete Hegseth, appena rientrato da una missione in Medio Oriente per incontrare le truppe dell'operazione Epic Fury. «Nelle ultime 24 ore l'Iran ha lanciato il numero più basso di missili e droni», ha aggiunto. I 32 giorni di bombardamenti hanno indebolito l'arsenale a disposizione ma Teheran continua a rispondere: un suo missile ha colpito una petroliera del Kuwait nel porto di Dubai e dal primo aprile - ha minacciato - nel mirino ci saranno anche le aziende americane nell'area.
Sul fronte della diplomazia ancora non è chiaro se Trump invierà il vicepresidente JD Vance e l'inviato Steve Witkoff in Pakistan per un incontro. «Non posso dirlo, non posso svelare i piani», ha detto laconicamente il presidente al New York Post. Intanto Islamabad insieme a Pechino ha presentato un piano di pace in cinque punti che prevede, fra l'altro, un cessate il fuoco immediato, lo stop degli attacchi contro i civili e obiettivi non militari e il rapido ripristino del «passaggio sicuro per le navi civili e commerciali» nello Stretto di Hormuz.
Al passaggio cruciale per il petrolio mondiale guarda l'Europa, i paesi del Golfo e Trump. Il commander-in-chief ha confidato ai suoi consiglieri di essere pronto a mettere fine all'operazione contro l'Iran anche se lo Stretto di Hormuz dovesse restare in gran parte chiuso. Il presidente - riporta il Wall Street Journal - sarebbe infatti arrivato alla conclusione che la missione per sbloccare Hormuz spingerebbe la tempistica della guerra oltre le 4-6 settimane stabilite. Un limite che Trump non sembra essere intenzionato a superare nell'anno elettorale e mentre gli americani si trovano a fare i conti con un prezzo della benzina ai massimi dal 2022.
La possibilità che il presidente esca dal conflitto mette le ali alle borse (Wall Street arriva a guadagnare il 3%) e fa calare il petrolio. Gli osservatori però sono critici e notano come Trump ormai all'angolo preferisca «non perdere» invece che «vincere». Tina Brown, l'ex direttrice di The New Yorker e Vanity fair, ha definito il presidente il «master of disaster»: «quando gli Stati Uniti si ritireranno dichiarando vittoria, inizieranno i veri guai per la regione». Ancora più dure le parole di Richard Hass, ex diplomatico e presidente emerito del Council of Foreign Relations: «adottare la politica dell'abbiamo rotto noi, ora è vostro' che, come il Wall Street Journal riporta, l'amministrazione Trump sta valutando, farebbe a brandelli la reputazione» degli Stati Uniti e le loro «relazioni, consegnando all'Iran una grande vittoria strategica».
Il presidente Vladimir Putin ha tenuto una conversazione telefonica con il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed Al Nahyan, con focus sulla situazione in Medio Oriente e nel Golfo.
«È stata sottolineata l'importanza di una rapida cessazione delle ostilità e dell'intensificazione degli sforzi politici e diplomatici per una soluzione pacifica», ha riferito il Cremlino in un comunicato, ripreso dalle agenzia russe. I leader hanno inoltre rilevato l'alto livello di cooperazione e di contatti tra Russia ed Emirati Arabi Uniti, che si stanno sviluppando con successo in molti settori.
La cessazione completa dell'aggressione contro l'Iran è l'unica soluzione per normalizzare la situazione: lo ha affermato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian in una conversazione telefonica con il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, secondo quanto riportato dal servizio stampa del presidente iraniano ripreso dalla Tass.
«La soluzione per normalizzare la situazione è porre fine alla loro aggressione. Non abbiamo mai cercato tensioni o la guerra, e abbiamo la volontà necessaria per porre fine a questa guerra, a condizione che vengano soddisfatte determinate condizioni, in particolare con le necessarie garanzie che l'aggressione non si ripeterà», ha dichiarato Pezeshkian.
L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha criticato l'approvazione da parte del parlamento israeliano della legge sulla pena di morte «profondamente discriminatoria».
La sua applicazione nei territori palestinesi occupati «costituirebbe un crimine di guerra», scrive Volker Türk in un comunicato.
La nuova legge, che renderebbe la pena di morte la punizione predefinita per i palestinesi nella Cisgiordania occupata da Israele riconosciuti colpevoli di aver intenzionalmente compiuto attacchi mortali considerati «atti di terrorismo» da un tribunale militare israeliano, «è palesemente incompatibile con gli obblighi di Israele ai sensi del diritto internazionale», afferma Türk. «La sua applicazione ai residenti dei territori palestinesi occupati costituirebbe un crimine di guerra», ha aggiunto.
Il Primo Ministro canadese Mark Carney ha denunciato il dispiegamento di truppe israeliane contro obiettivi di Hezbollah in Libano, definendolo un'«invasione illegale» che viola la sua «integrità e sovranità».
«Il governo libanese ha messo al bando Hezbollah, sta agendo, sta cercando di agire contro Hezbollah e le sue attività terroristiche e le sue minacce a Israele, e questa è la presunta giustificazione per questa invasione», ha detto Carney ai giornalisti durante un evento a Wakefield, in Quebec. «Quindi la condanniamo», ha aggiunto.
Cina e Pakistan hanno proposto un piano in cinque punti per la fine della guerra in Medio Oriente che include un cessate il fuoco immediato, l'avvio di colloqui di pace il prima possibile, la cessazione degli attacchi contro i civili e obiettivi non militari, come siti energetici, il rapido ripristino del «passaggio sicuro per le navi civili e commerciali» nello Stretto di Hormuz e che si arrivi a un accordo di pace con il sostegno dell'Onu.
L'iniziativa congiunta è stata annunciata dopo l'incontro a Pechino tra il ministro cinese Wang Yi e quello pachistano Ishaq Dar. I due Paesi si sono proposti come mediatori. Lo riportano i media internazionali.
Wang Yi e il suo omologo Dar «rafforzeranno la comunicazione e il coordinamento strategico riguardo alla situazione in Iran, nonché ad altre questioni internazionali e regionali di interesse comune», ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning.
La visita di Dar a Pechino segue l'incontro di domenica a Islamabad con i ministri di Arabia Saudita, Egitto e Turchia, volto a contribuire alla fine della guerra, e dopo che il Pakistan aveva trasmesso a Teheran il piano in 15 punti di Washington.
La Cina è un partner chiave della Repubblica islamica, ma non ha annunciato alcun sostegno militare a Teheran, chiedendo ripetutamente un cessate il fuoco.
L'ambasciatore russo in Iran, Aleksej Dedov, in un'intervista all'emittente televisiva russa Rtvi ha commentato gli attacchi missilistici condotti nei pressi della centrale nucleare di Bushehr.
«Ci sono già stati tre incidenti di questo tipo. Nonostante tutte le rassicurazioni delle autorità israeliane e del presidente americano, gli attacchi continuano nelle immediate vicinanze del reattore n. 1 in funzione. I missili sono caduti nella zona interna dell'impianto a distanze di 200 metri, 250 metri e 450 metri dal reattore», ha dichiarato Dedov.
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno avvertito che, a partire da domani primo aprile, prenderanno di mira le aziende statunitensi presenti nella regione, in rappresaglia per gli attacchi contro l'Iran. Lo riportano i media statali iraniani citati dal Guardian.
Tra le 18 aziende minacciate dai pasdaran figurano Microsoft, Google, Apple, Intel, Ibm, Tesla e Boeing. «Queste aziende devono aspettarsi la distruzione delle rispettive unità in risposta a ogni atto terroristico in Iran, a partire dalle 20:00 ora di Teheran di mercoledì 1 aprile», si legge nella dichiarazione delle Guardie Rivoluzionarie.
Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) si è detto oggi «profondamente preoccupato» per l'adozione da parte di Israele della pena capitale nei confronti dei terroristi. «Abbiamo sollevato la questione presso le autorità israeliane e le invitiamo ad abrogare la legge», si legge in un post su X. La moratoria sulla pena capitale che era in vigore da tempo dovrebbe essere ristabilita. Le autorità israeliane dovrebbero «rispettare i loro obblighi nei confronti del diritto internazionale dei diritti umani», ha scritto ancora il DFAE.
La Knesset ha approvato ieri la legge in questione con 62 voti a favore e 48 contrari. Secondo il testo, è passibile di condanna a morte «chi uccide intenzionalmente una persona nell'ambito di un atto di terrorismo, con l'intento di negare l'esistenza dello Stato di Israele». Questo punto è considerato il più controverso, in quanto volto a circoscrivere l'accusa solo contro i palestinesi, esulando i presunti terroristi ebrei. La legge include anche disposizioni che prevedono la pronuncia della sentenza entro 90 giorni senza diritto alla clemenza. L'Associazione per i Diritti Civili in Israele, tra le principali organizzazioni per i diritti umani del Paese, ha dichiarato di aver già presentato ricorso all'Alta Corte di Giustizia, chiedendo l'annullamento della legge.
Il direttore dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (UNRWA), lo svizzero Philippe Lazzarini, ha chiesto oggi l'avvio di un'indagine sulla morte di oltre 390 dipendenti dell'organizzazione durante la guerra condotta da Israele a Gaza.
«Credo che ci serva una commissione (...) una commissione di esperti di alto livello per indagare sull'omicidio dei nostri collaboratori», ha affermato il neocastellano davanti ai media a Ginevra, nell'ultimo giorno del suo mandato alla guida dell'agenzia.
«Oltre 390» membri del personale dell'UNRWA sono stati uccisi dall'inizio della guerra a Gaza nell'ottobre del 2023, ha aggiunto. «Molti altri hanno subito ferite invalidanti o sono stati arbitrariamente detenuti e torturati», ha ricordato.
Sono necessarie indagini anche sulla morte di «altri membri dell'ONU, poiché sono state sporte denunce anche a questo proposito», così come «sulla distruzione massiccia e senza precedenti delle sedi dell'agenzia o dell'ONU a Gaza», ha proseguito Lazzarini.
Per il funzionario svizzero, gli attacchi israeliani contro l'agenzia, uniti ai drastici tagli di bilancio dovuti in particolare al calo dei contributi volontari, rischiano di portare l'agenzia «al collasso».
Lazzarini ha dichiarato di aver sollevato la questione di un'indagine presso l'ufficio del segretario generale dell'ONU, António Guterres, e gli Stati membri dell'ONU a New York. La questione, ha sottolineato, è capire «quando sia il momento giusto per avviare questo processo, poiché (...) tutto è polarizzato in questo contesto», e «più passa il tempo, più il compito della commissione sarà difficile».
«Per due anni abbiamo assistito a tali atrocità che si ha l'impressione che questa guerra non avesse alcuna regola, che siano state superate tutte le possibili linee rosse e che non ci sia mai stata la minima conseguenza, né diplomatica, né politica, né economica, né giuridica, proprio nulla», ha deplorato.
«Israele sembra beneficiare di una 'licenza di uccidere a Gaza'», ha aggiunto, avvertendo che tale impunità si sta «diffondendo», dato che le persone uccise durante gli attacchi israeliani contro il vicino Libano vengono ormai «etichettate come appartenenti a Hezbollah».
L'UNRWA è stata a lungo bersaglio di aspre critiche da parte di Tel Aviv, che si sono intensificate dopo gli attentati perpetrati da Hamas in Israele il 7 ottobre 2023. L'agenzia è stata accusata di parzialità e di essere infestata da militanti di Hamas. All'inizio del 2025 Israele le ha vietato qualsiasi attività sul proprio territorio.
A seguito delle accuse israeliane, un'indagine condotta da una commissione internazionale sotto la guida dall'ex ministra francese Catherine Colonna, aveva stabilito che esiste un problema di «neutralità politica» in seno all'UNRWA, ma anche che Israele non ha dimostrato alcuna delle sue affermazioni sul coinvolgimento del personale dell'UNRWA con Hamas o con la Jihad islamica.
Istituita dall'Assemblea Generale dell'ONU nel 1949, l'UNRWA assiste circa 5,9 milioni di rifugiati palestinesi. Gestisce in particolare centri sanitari e scuole nei Territori palestinesi occupati da Israele, così come in Libano, in Siria e in Giordania.
Dall'inizio del conflitto in Iran all'Ufficio federale dell'aviazione civile (UFAC) sono giunte dodici richieste di sorvolo dagli USA o da altre parti coinvolte nella guerra. Un terzo è stato accolto. Undici domande sono state depositate dagli Stati Uniti fra il 5 e il 23 marzo, ha comunicato oggi l'UFAC, contattato dall'agenzia Keystone-ATS.
Quattro sono state approvate e una è stata ritirata. Sei sono quindi state respinte. Il 13 marzo c'è stato il picco con cinque richieste per sorvoli da effettuare il 15 marzo. Una è giunta dagli Emirati Arabi Uniti ed è stata respinta. Le richieste di sorvolo vengono autorizzate se sono «evidentemente non correlate al conflitto», ha spiegato l'autorità competente, facendo l'esempio di voli umanitari o effettuati a scopo medico.
In nome della neutralità vengono invece respinte le domande collegabili al conflitto, quelle poco chiare o quelle che a causa della loro complessità non sono elaborabili per tempo. Per gli Stati Uniti rimane in vigore un'autorizzazione annuale «per aeromobili di Stato chiaramente identificati», escluso tutto ciò che potrebbe essere di supporto alla guerra. L'UFAC esamina le richieste - le cosiddette Diplomatic Clearances - in accordo con i servizi dei Dipartimenti federali degli affari esteri, della difesa e dell'economia. In casi di notevole rilevanza politica le decisioni possono passare al Consiglio federale, che agisce in base al rispetto della neutralità.
La Francia non ha permesso nel fine settimana a Israele di utilizzare il suo spazio aereo per trasportare armi americane da impiegare nella guerra contro l'Iran, hanno riferito martedì a Reuters un diplomatico occidentale e due fonti a conoscenza della questione. Lo scrive Reuters sul sito.
Secondo le fonti, il rifiuto, avvenuto nel fine settimana, è stato il primo caso in cui la Francia ha preso una decisione del genere dall'inizio del conflitto in Iran. Né la presidenza francese né il ministero degli esteri sono stati immediatamente disponibili per un commento, precisa Reuters.
Una fonte militare ha tuttavia riferito alla tv BF che «contrariamente a quanto affermato dal presidente americano, Donald Trump, la Francia non ha vietato il sorvolo del suo spazio aereo agli aerei militari americani».
La stessa fonte afferma poi che «le condizioni restano le stesse per gli atterraggi: solo gli aerei di trasporto logistico - spiega - possono atterrare nelle basi di Istres e Avord'.
Colpi esplosi dall'esercito israeliano, domenica, sono caduti a nord di Naqoura «a una quindicina di metri» dai soldati francesi dell'Unifil, la missione Onu in Libano, secondo quanto riferiscono oggi Bfm tv e Le Figaro, che attribuiscono la notizia a «fonti informate». Fra i soldati francesi c'era fra l'altro il capo della forza di reazione rapida, un battaglione franco-finlandese.
L'incidente è avvenuto a nord di Naqoura, dove sorge il quartier generale del battaglione e non è il primo incidente che coinvolge soldati francesi. Il generale Paul Sanzey, capo di stato maggiore dell'Unifil, e il suo assistente sono stati sotto la minaccia di armi israeliane sabato mattina al loro rientro da Beirut. Ieri il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, ha «condannato i gravi incidenti ai danni del contingente francese a Naqoura».
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha smentito le notizie di ieri sul lancio di un missile iraniano contro la Turchia, definendole «completamente infondate». Araghchi ha rilasciato questa dichiarazione durante una conversazione telefonica con il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan.
«Si tratta solo di un attacco militare sotto falsa bandiera da parte dei nemici e l'Iran è pronto a condurre una cooperazione tecnica congiunta per indagare sulla questione», ha aggiunto, citato dall'agenzia Isna, dopo che Istanbul aveva affermato che le forze Nato avevano intercettato il quarto missile lanciato dall'Iran.
Gli Stati Uniti stanno sferrando attacchi di precisione contro infrastrutture produttive «nell'entroterra dell'Iran». Lo ha detto il capo degli Stati maggiori congiunti Usa, il generale Dan Caine, precisando che negli ultimi 30 giorni, sono stati colpiti circa 11.000 obiettivi.
Gli Stati Uniti «continuano ad affermare il proprio dominio sulla marina iraniana», aggiunge Caine, precisando che più di 150 navi sono state «neutralizzate».
«A tutti quei Paesi che non possono ottenere carburante per aerei a causa dello Stretto di Hormuz, come il Regno Unito, che si è rifiutato di intervenire nella decapitazione dell'Iran, ho un suggerimento per voi: numero 1, comprate dagli Stati Uniti, ne abbiamo in abbondanza, e numero 2, fatevi coraggio, andate allo Stretto e prendetevelo e basta». Lo scrive Donald Trump su Truth.
«L'Iran è stato, in sostanza, decimato. La parte difficile è fatta. Ora andate a procurarvi il petrolio da soli!». «Dovrete iniziare a imparare a difendervi da soli, gli Usa non saranno più lì ad aiutarvi, proprio come voi non siete stati lì per noi».
«La Francia non ha permesso agli aerei diretti in Israele, carichi di rifornimenti militari, di sorvolare il proprio territorio. La Francia si è dimostrata molto poco collaborativa. Gli Stati Uniti se ne ricorderanno!!!», ha aggiunto il tycoon in un secondo post.
Parigi non ha annunciato ufficialmente né pubblicamente alcun divieto di sorvolo del proprio territorio per gli aerei statunitensi coinvolti nel conflitto, come ha invece fatto la Spagna.
L'Afp ha chiesto chiarimenti sia alle autorità francesi che a quelle statunitensi, senza ottenere alcuna risposta immediata.
La Spagna ha annunciato ieri che avrebbe chiuso il proprio spazio aereo agli aerei americani coinvolti in questa guerra.
I bombardamenti contro uno degli impianti di desalinizzazione, situato in una zona rurale dell'isola di Qeshm nel Golfo Persico, hanno reso l'impianto completamente inutilizzabile, al punto che non potrà essere riparato in breve tempo: lo ha dichiarato Mohsen Farhadi, capo di un dipartimento del Ministero della Salute.
Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi aveva dichiarato che il 7 marzo gli Stati Uniti hanno attaccato l'isola, situata vicino allo Stretto di Hormuz, dalla loro base in Bahrein.

