
«Esodo», «grande fuga», «ultimo treno da Saigon». Sono le parole usate oggi dai media del Regno per raccontare le caotiche ore in cui migliaia di persone hanno cercato di lasciare Londra prima che scattasse il nuovo lockdown - con l’indicazione del governo conservatore a restare a casa e a non viaggiare per ragioni non essenziali - alla mezzanotte tra sabato e domenica.
La proverbiale calma dei britannici pare essere svanita se si osservano le scene di confusione rilanciate da tutte le televisioni e i siti del Paese. Treni stracolmi, autostrade intasate, biglietti esauriti per scampare al cosiddetto Tier 4, il nuovo livello di allerta massima introdotto dalle autorità. Di fronte a tutto questo, il ministro della sanità Matt Hancock ha bollato i fuggitivi come «totalmente irresponsabili»: con la loro condotta, ha tuonato, hanno messo a rischio la loro salute e quella degli altri cittadini.
«Non è possibile mantenere la distanza di sicurezza sui treni», era la voce che risuonava più di frequente nelle stazioni di Londra prese d’assalto da quanti hanno cercato di abbandonare la metropoli e festeggiare il Natale altrove. Molti i cittadini stranieri che anche oggi cercavano di tornare dalle loro famiglie. E la situazione non è certo migliorata con l’annuncio da parte di diversi Paesi europei dello stop ai voli in arrivo dal Regno: tanti, temendo di restare bloccati, hanno cercato soluzioni via terra, con la corsa all’ultimo treno.
Tutto è iniziato dopo l’annuncio di ieri pomeriggio delle nuove restrizioni fatto dal premier Boris Johnson. Gli scali ferroviari della capitale si sono riempiti, in particolare l’enorme St. Pancras International, da dove partono gli eurostar per il continente. Carrozze stipate, spintoni, lunghe code. Un convoglio diretto a Leeds è stato bloccato prima della partenza perché troppo pieno.
Molti si sono riversati anche sulle strade. Chi non aveva a disposizione la propria auto per andarsene dalla metropoli è salito su un taxi o ha noleggiato un veicolo. E le autorità non hanno potuto far altro che tentare di contenere l’esodo. La polizia è stata schierata nelle stazioni della capitale e anche lungo le arterie autostradali in uscita da Londra.
Il timore, infatti, è che la variante molto contagiosa del virus possa rapidamente diffondersi anche in altre parti del Paese. Per evitarlo la Scozia ha incrementato la presenza di forze dell’ordine al confine con l’Inghilterra. Mentre il maggiore aeroporto di Londra, quello di Heathrow, ha avvertito i passeggeri di mettersi in viaggio solo se «legalmente autorizzati» a farlo.
Intanto gli ultimi dati giornalieri fanno emergere un numero inferiore di morti - 326 oggi rispetto ai 534 di ieri - ma un picco dei contagi, arrivati a poco meno di 36’000 rispetto ai 27’000 di ieri.
E mentre il governo avverte che le restrizioni potrebbero durare per mesi, immancabili sono scattate le polemiche politiche sui modi e i tempi dell’annuncio di Johnson, che sino a pochi giorni fa aveva assicurato un allentamento delle misure per Natale. «Il primo ministro ancora una volta offre confusione e non chiarezza, e i britannici pagano il prezzo della sua incompetenza», ha attaccato il leader laburista Keir Starmer. C’è da dire che anche la sua posizione nei giorni scorsi era stata piuttosto permissiva: si era limitato a chiedere a Johnson di ridurre in vista del Natale il permesso di riunione da tre a due famiglie.
Critiche sono piovute anche dal partito di governo: il deputato conservatore Charles Walker ha chiesto le generiche dimissioni di un ministro (senza farne il nome) per le misure troppo severe imposte dall’esecutivo, accusato anche di aver volutamente ritardato l’annuncio delle restrizioni in attesa che il parlamento venisse chiuso per la pausa natalizia. Hancock si è sentito direttamente chiamato in causa e ha risposto, piccato, di voler rimanere al suo posto: «Più di così non possiamo fare», ha tagliato corto.
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