
I servizi segreti americani erano convinti che dietro la strage di Lockerbie ci fosse l'Iran, non la Libia: ma quei rapporti segreti, ottenuti da un giornalista americano, non sono mai stati presentati al tribunale scozzese responsabile del processo ad Abdelbaset al-Megrahi, perché questi ha ritirato l'appello alla sua condanna all'ergastolo, ed è stato rimesso in libertà dalla Scozia in quanto malato terminale di cancro. Lo scrive oggi il "Mail on Sunday", parlando di "prove che avrebbero chiarito la sua innocenza". I legali dell'ex agente libico, la cui liberazione ha scatenato polemiche tra Usa e Scozia, coinvolgendo anche il governo britannico, avevano pronti vari punti nella richiesta d'appello, tra cui un catalogo di prove mai portate al processo originale; accuse di prove truccate; i rapporti Usa che puntavano il dito contro l'Iran. I documenti sono stati ottenuti da Ian Ferguson, co-autore di Cover-up of Convenience - The Hidden Scandal of Lockerbie. Ferguson, che ha parlato per 100 ore con al-Megrahi, dichiara al domenicale: "Sin dall'inizio c'era l'intenzione di impedire questo appello. E' partito, ma è stato bloccato a più riprese, mentre Megrahi diventava più debole a causa del cancro. Forse ci sono state manovre politiche dietro il suo rilascio, ma la ragione principale era salvare la faccia della giustizia scozzese". Tra le carte di Ferguson, note della Defense Intelligence Agency americana (Dia), per la quale l'attentato all'aereo Pan Am il 21 dicembre 1988 fu la risposta di Teheran all' abbattimento di un Airbus iraniano da parte della nave Usa Vincennes, cinque mesi prima. In un documento datato 24 settembre 1989, la Dia dice, secondo quanto riporta il Mail on Sunday che "l'attentato al volo Pan Am è stato concepito, autorizzato e finanziato da Ali Akbar Montashemi-Pur, l'ex ministro dell'Interno iraniano. L'esecuzione dell'operazione fu affidata ad Ahmad Jibril, leader del Fplp-Comando generale, per una somma di un milione di dollari". Centomila dollari, secondo questo rapporto, furono pagati a Jibril dall'ambasciatore iraniano in Siria, per le prime spese. I documenti della Dia scartano la Libia, affermando che "Gheddafi ha fatto sforzi per distanziare la Libia dagli attacchi terroristici". Questi documenti, dice il giornale, non comparirono al processo originale. La condanna di Megrahi - "egli fu fatto capro espiatorio, per qualsivoglia motivo", dice Ferguson - si basò sulla testimonianza del negoziante maltese Tony Gauci, che disse che il libico comprò dei vestiti che poi furono trovati nella valigia che conteneva la bomba. Ma gli avvocati avrebbero detto all'appello di avere prove che Gauci prese due milioni di dollari per quella testimonianza. L'uomo vivrebbe ora in Australia. Per Ferguson, l'appello avrebbe messo a nudo le contraddizioni e smontato molte delle 'prove' che inchiodavano Megrahi: "Non c'é dubbio che molta gente sperava che morisse, prima che fossero chiamati nuovi testimoni. Il rilascio è una benedizione per loro, oltre che per lui". ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

