
Si conclude nel modo peggiore una delle settimane più difficili per Boris Johnson da quando è alla guida della Gran Bretagna. Il ministro e capo negoziatore per la Brexit, David Frost, ha rassegnato le sue dimissioni perché “deluso” dalle politiche di Downing Street in materia di Covid, lasciando il governo nel caos in un momento critico della pandemia, e alla vigilia di nuovi complessi negoziati con Bruxelles sul protocollo per l’Irlanda del Nord. Dopo le sue dimissioni, la responsabilità degli affari legati alla Brexit è stata assunta dalla ministra degli Esteri Liz Truss.
Le dimissioni di Frost rappresentano l’ennesima tegola sulla testa del premier britannico che nel giro di pochi giorni ha dovuto incassare la perdita di una roccaforte storica dei conservatori dopo un’umiliante sconfitta a un’elezione suppletiva e, soprattutto, una fronda interna al partito conservatore con un centinaio di deputati che hanno votato contro il piano B varato dal governo per fronteggiare la crisi sanitaria.
Fedelissimo di Johnson - che una volta lo definì “il più grande Frost dal 1709” facendo un gioco di parole con il suo cognome, che vuole dire ‘gelo’, e l’inverno più freddo nella storia d’Europa - l’ormai ex negoziatore per la Brexit lascia un vuoto pesante. In una lettera al primo ministro ha parlato di “preoccupazione per la direzione” presa dal governo e delusione per le “politiche coercitive” attuate da Downing Street, in particolare in tema di restrizioni contro il Covid, clima e tasse.
Disaccordo sulla gestione della pandemia
Secondo una fonte citata dal Mail on Sunday, che per primo ha dato la notizia delle dimissioni, sarebbero state soprattutto le misure contro la pandemia a spingere Frost a lasciare, già una settimana fa. “Il Paese deve imparare a vivere con il Covid”, la posizione di Lord Frost convinto della necessità di politiche “più snelle”. Bojo non ha potuto fare altro che prendere atto delle dimissioni dicendosi “molto, molto dispiaciuto” per questa decisione e ringraziando il ministro per il “servizio storico reso a questo Paese”. L’opposizione laburista ha subito approfittato per sferrare un colpo al barcollante premier con la vice capo del partito, Angela Rayner, che ha accusato il governo di essere “nel caos totale proprio mentre il Paese attraversa settimane di incertezza”.
Preoccupazione anche nel continente
E c’è preoccupazione anche dall’altra parte della Manica per l’approccio che Johnson sceglierà di avere nei prossimi negoziati con Bruxelles sull’Irlanda del Nord. Siglato dall’Ue e Londra nel 2019, il protocollo post Brexit prevede che le merci possano transitare tra la Repubblica irlandese e l’Irlanda del Nord senza controlli alle frontiere ma è stato criticato da parti dell’imprenditoria britannica che lo giudica penalizzante e lo vorrebbe annullare.
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