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"L'Italia? Una delusione. Torno a lavorare in Ghana"
"L'Italia? Una delusione. Torno a lavorare in Ghana"
"L'Italia? Una delusione. Torno a lavorare in Ghana"
Redazione
8 anni fa
Una storia di immigrazione... al contrario: un 19enne ghanese dice addio all'Italia per tornare dai genitori

Sta facendo discutere tutti i media italiani la storia di Amoako Kwadwo, un 19enne ghanese che ha deciso di tornare al suo paese piuttosto che rimanere a lavorare in Italia. Un'esperienza, quella italiana, che è durata due anni, sbarcando prima a Lampedusa e poi arrivando a Padova. Ma in questi 24 mesi, nonostante il tentativo di lavorare e costruirsi un futuro migliore, è riuscito soltanto a trovare lavoro raccogliendo patate per due aziende agricole della zona: "Era un lavoro duro, per otto ore al giorno. I soldi che ho visto sono stati ben pochi: nel primo caso non sono stato pagato, nel secondo ho ricevuto 240 euro al mese".

A quel punto la decisione di tornare in Ghana: "Qui non era come mi aspettavo, e allora tanto vale tornare dalla mia famiglia e provare a costruirmi un futuro in Africa".  I volontari che lo hanno seguito sostengono la sua decisione: "Noi lo abbiamo accompagnato in questa sua scelta, come abbiamo fatto con altri ragazzi - spiega a Leggo don Luca Favarin, presidente della onlus padovana Percorso Vita -. Per lui questa deve essere una nuova nascita. Non certo una sconfitta. Il ragazzo ha ricevuto un contributo per il viaggio, ma anche 1.400 euro per acquistare cinque mucche e avviare un allevamento nel suo villaggio in Ghana. Questo significa davvero aiutarli a casa loro. È la dimostrazione che c'è un percorso da fare a monte, nei Paesi d'origine di questi giovani, per evitare che vogliano emigrare. Arrivano qui in Italia sentendosi un numero, ma loro vogliono solamente esistere. Quello dell'immigrazione è un tema complesso: l'integrazione è fondamentale, ma per chi fatica ad integrarsi il rimpatrio assistito è certamente uno degli approcci da tenere in considerazione. Negli ultimi due anni abbiamo supportato almeno cinque ragazzi che hanno fatto scelte di questo genere. Avevano tra i 20 e i 24 anni».

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