
La coalizione di centrosinistra, guidata da Pierluigi Bersani, ha la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera e la maggioranza relativa al Senato. Alla Camera il centrosinistra ha vinto sul filo di lana con 124mila voti in più del centrodestra. Al Senato Bersani può contare su 119 seggi. Restano da attribuire 6 senatori all'estero e la maggioranza assoluta è a quota 160 senatori. Per governare sono indispensabili intese: il centrodestra ha 116 senatori, Grillo 54, Monti 18, i senatori a vita sono 4 (Andreotti, Ciampi, Colombo e lo stesso Monti). Oltre alla fiducia al nuovo Governo, questo Parlamento dovrà eleggere nell'ordine il Presidente del Senato, il Presidente della Camera, il Presidente della Repubblica. Il centrosinistra ha per ora 459 grandi elettori. Per eleggere il Capo dello Stato che sostituirà Giorgio Napolitano servono almeno 504 voti. Tra i grandi elettori ci saranno anche 58 delegati regionali. Monti per ora può contare su 64 grandi elettori. Le politiche 2013 sanciscono esclusioni eccellenti: restano fuori dal Parlamento Fini, Ingroia, Di Pietro, Giannino, Pannella, Bonino, Storace. Al di là delle coalizioni, il primo partito alla Camera è il Movimento 5 Stelle con il 25,5% dei voti. Seguono Pd 25,4% e Pdl 21,5%. Alle precedenti politiche del 2008 il Movimento 5 Stelle non corse. In 5 anni il Pdl ha perso per strada il 16% dei voti, il Pd l'8%, la Lega ha dimezzato i propri elettori (-4%), la coalizione di Monti supera il 10% alla Camera. Non piace ai mercati questa sitauzione. La borsa è a picco e lo spread tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi è salito ben oltre i 300 punti base. Insomma l'Italia deve pagare il 3% in più della Germania per farsi prestare soldi, quindi un segnale di scarsa fiducia.ATS/redIl commentoPer la Svizzera, e specialmente per il Ticino, questo è il peggior risultato che potesse esserci. Nessun interlocutore che possa agire in modo assolutamente autonomo per quel che riguarda la firma del trattato di doppia imposizione che da molto, troppo tempo langue sui banchi della politica italiana. Un accordo attraverso il quale giocoforza passerà la riqualifica della piazza finanziaria ticinese. Si, perché volenti o nolenti è l'Italia il mercato di riferimento del Ticino. È nel tessuto economico italiano, il quale non è certo di poco conto, che bisogna gettare le basi del futuro bancario-finanziario ticinese. E senza un pezzo di carta che autorizzi i professionisti ticinesi a recarsi oltreconfine a lavorare, sarà molto dura. Quindi c'è da sperare che l'impasse italiana venga superata presto. Destra, sinistra, Grillo sono solo questioni di cosmesi. In Italia ci vuole qualcuno con cui [email protected]
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

