
Le forze armate della Repubblica islamica minacciano di rispondere al sequestro da parte degli USA di una nave cargo che stava tentando di forzare il blocco nel Golfo dell'Oman – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI

Il capo del Servizio di Medicina Legale statale iraniano ha dichiarato che almeno 3.375 persone sono state uccise durante la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran, iniziata il 28 febbraio, tra cui 496 donne e 383 minori di età compresa tra uno e 18 anni.
Il 40% dei corpi non è stato identificato in una prima fase a causa dei pesanti attacchi missilistici contro l'Iran. Le vittime erano per lo più residenti nelle province di Teheran, Hormozgan e Isfahan, ha aggiunto il Servizio, citato dall'agenzia Irna.
Nel frattempo, il Comune di Teheran ha riferito oggi che 46.623 unità abitative sono state danneggiate a Teheran durante 649 attacchi aerei nel corso della guerra.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei ha dichiarato che l'Iran non ha ancora deciso se partecipare al nuovo ciclo di colloqui con gli Stati Uniti.
«Fino ad ora, non è previsto alcun incontro, poiché riteniamo che gli Stati Uniti non siano seriamente intenzionati a intraprendere un percorso diplomatico. Le autorità iraniane e il nostro team negoziale sono vigili sui complotti del nemico», ha dichiarato Baghaei, citato dall'agenzia Irna.
«Non possiamo dimenticare la costosa esperienza che abbiamo avuto con gli Stati Uniti lo scorso anno, quando hanno attaccato l'Iran per due volte, tradendo al contempo gli impegni del dialogo. Tuttavia, gli Stati Uniti insistono nel ripetere il loro approccio irrazionale e irrealistico del passato. Ma questa volta l'Iran darà una risposta diversa», ha sottolineato Baghaei.
Durante la sua terza visita in Israele da presidente dell'Argentina, Javier Milei ha presieduto la firma a Gerusalemme di tre memorandum d'intesa bilaterali riguardanti la lotta al terrorismo, l'intelligenza artificiale e la connettività aerea: lo ha annunciato il ministro degli Esteri argentino, Pablo Quirno, al termine degli incontri tra la delegazione argentina, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e altri funzionari locali.
A margine dell'evento, Milei ha espresso il suo esplicito sostegno alla guerra contro l'Iran condotta da Netanyahu e dal suo omologo statunitense, Donald Trump.
«Esprimiamo il nostro fermo sostegno agli Stati Uniti e a Israele nella loro guerra contro il terrorismo e contro il regime iraniano, non solo perché è la cosa giusta da fare, ma perché i nostri Paesi sono fratelli nella sofferenza», ha dichiarato il leader ultraliberista.
Da parte sua, Netanyahu ha elogiato Milei con un post su X. «Benvenuto in Israele, benvenuto a Gerusalemme, amico mio, presidente dell'Argentina Javier Milei, un grande amico dello Stato di Israele. Israele e Argentina sono uniti, più forti che mai», ha scritto il leader israeliano.
Ebrahim Azizi, presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, apre in un'intervista a Al Jazeera alla presenza iraniana ai colloqui a Islamabad ma a certe condizioni.
L'Iran, afferma, ha deciso di proseguire i colloqui con gli Stati Uniti, ma ciò «non significa negoziare a qualsiasi costo» né accettare «qualsiasi approccio adottato dall'altra parte». L'Iran ha fissato delle linee rosse, e queste «devono essere rispettate», ha affermato.
Alla domanda se l'Iran invierà una delegazione a Islamabad, Aziz ha risposto che dipende dal fatto che Teheran riceva o meno «segnali positivi».
La nuova Guida Suprema dell'Iran Mojtaba Khamenei ha riportato una lieve ferita alla gamba durante i raid aerei israelo-americani contro il suo complesso residenziale, secondo quanto riferito da un alto funzionario iraniano. Lo scrive Iran International.
Azim Ebrahimpour ha dichiarato che Mojtaba Khamenei si trovava all'interno del complesso al momento dell'attacco ed è stato leggermente ferito dall'onda d'urto di un missile. Ha inoltre affermato che le notizie di altre ferite erano false e che le speculazioni sul suo stato di salute miravano a creare divisioni.
Le Forze di Difesa Israeliane hanno avvisato i civili libanesi di non tornare nei villaggi del Libano meridionale, nonostante la fragile tregua. «Durante l'accordo di cessate il fuoco, le Idf continuano a rimanere schierate nelle loro posizioni nel Libano meridionale a fronte della continua attività terroristica di Hezbollah», afferma il portavoce dell'esercito, il colonnello Avichay Adraee, in un post su X.
Il militare ha elencato decine di villaggi in cui i civili non possono tornare. «Inoltre, non avvicinatevi alla zona del fiume Litani, a Wadi al-Salhani e a Saluki», aggiunge Adraee.
Durante il cessate il fuoco, l'esercito ha affermato che continuerà a bonificare l'area attualmente sotto il suo controllo da infrastrutture, militanti e qualsiasi altra minaccia di Hezbollah.
Inoltre, durante la notte, l'Idf afferma di avere attaccato un lanciarazzi «completamente armato e pronto al fuoco nella zona di Qalawiya, nel Libano meridionale, a nord della linea del fronte, per prevenire una minaccia diretta alle città israeliane settentrionali. Esso rappresentava una minaccia immediata per le forze Idf e per i cittadini israeliani ed è stato preso di mira per eliminare tale minaccia».
La magistratura iraniana ha annunciato che due uomini, accusati di affiliazione al Mossad israeliano, sono stati giustiziati per impiccagione questa mattina.
«Mohammad Masoumshahi e Hamed Validi erano membri di una rete di spionaggio, con legami con il Mossad israeliano attraverso visite nel Kurdistan iracheno e tramite i social media. Hanno ricevuto addestramento operativo terroristico su come fabbricare proiettili esplosivi e lanciatori», ha dichiarato la magistratura in un comunicato, citato dall'Irna.
Sono stati accusati di Moharebeh (guerra contro Dio) e di «collaborazione con gruppi ostili e il regime sionista», «cospirazione e organizzazione di manifestazioni contro la sicurezza del Paese», «appartenenza a gruppi terroristici» e «propaganda contro il sistema», si legge nel comunicato, che aggiunge: «I criminali, residenti a Karaj, Isfahan e Teheran, hanno appiccato incendi in alcuni edifici militari e pubblici e hanno inviato i video ai loro capi, ricevendo un compenso. Il gruppo aveva anche pianificato di attaccare due centri militari e pubblici a Teheran».
Un soldato israeliano usa una mazza per colpire la testa di una statua di Gesù crocifisso caduta da una croce: l'immagine circola sui social media, e oggi l'esercito israeliano ha fatto sapere che è autentica.
I media arabi hanno riferito che la statua si trovava nel villaggio cristiano di Debl, nel sud del Libano, vicino al confine con Israele. Il comune di Debl ha confermato all'Afp che la statua si trovava nel villaggio, ma non ha potuto confermare se fosse stata danneggiata. L'esercito israeliano ha affermato di considerare l'incidente con «grande severità», aggiungendo che «la condotta del soldato è totalmente incoerente con i valori che ci si aspetta dalle sue truppe», in un post sul suo account ufficiale X.
«A seguito del completamento di un esame preliminare riguardante una fotografia pubblicata oggi che ritrae un soldato delle Forze di Difesa Israeliane (Idf) mentre danneggia un simbolo cristiano, è stato stabilito che la fotografia raffigura un soldato delle Idf in servizio nel Libano meridionale», si legge nel comunicato. L'incidente è oggetto di indagine da parte del Comando Nord e viene attualmente «gestito attraverso la catena di comando», ha aggiunto l'esercito. Ha inoltre affermato che «saranno presi provvedimenti adeguati contro i responsabili», senza però fornire ulteriori dettagli. L'esercito israeliano ha dichiarato di collaborare con la comunità per «riportare la statua al suo posto».
Le forze armate britanniche hanno innalzato il livello di allerta per lo Stretto di Hormuz e il Golfo Persico a «Critico», il livello di rischio più elevato possibile. L'Agenzia britannica per le operazioni marittime e commerciali (UKMTO) ha emesso l'avviso oggi, citando un «elevato livello di attività delle forze navali nella regione», scrive il Guardian. L'agenzia ha avvertito che l'attuale situazione crea un grave «rischio di attacco o errore di valutazione» per tutte le navi mercantili. La marina iraniana ha reintrodotto le restrizioni al transito attraverso lo stretto, mentre le forze armate statunitensi hanno imposto un blocco ai porti iraniani. L'UKMTO ha inoltre segnalato diversi attacchi, avvenuti ieri, da parte delle forze iraniane contro navi in transito nello stretto.
Il petrolio corre con la chiusura dello Stretto di Hormuz e il sequestro da parte degli Stati Uniti di una nave iraniana. Il Brent sale del 7,3% a 96,94 dollari al barile.
L'Iran promette di «rispondere presto» al sequestro da parte degli Usa di una nave cargo che stava tentando di forzare il blocco nel Golfo dell'Oman. «Le forze armate della Repubblica islamica d'Iran reagiranno presto e adotteranno le misure di ritorsione contro quest'atto di pirateria armate e contro i militari americani», scrive su Telegram il portavoce dello Stato maggiore di Teheran accusando gli Usa di aver «violato il cessate il fuoco».
«L'Iran risponderà presto e reagirà alla pirateria navale armata dell'esercito statunitense», ha dichiarato Ebrahim Zolfaghari, portavoce del Comando di Khatamolanbia.
«Gli Stati Uniti, aggressori, hanno violato il cessate il fuoco e hanno compiuto atti di pirateria navale, aprendo il fuoco contro una nave mercantile iraniana nel Mar d'Oman. Hanno attaccato la nave disattivandone il sistema di navigazione e sbarcando sul ponte alcuni dei loro uomini armati, terroristi», ha aggiunto, secondo quanto riportato dall'agenzia Tasnim.
Ancora mille incognite avvolgono il secondo round USA-Iran, tra le consuete minacce di Donald Trump ed i segnali di apparente chiusura arrivati da Teheran. La pace si raggiungerà «in un modo o nell'altro», vale a dire con le buone o con le cattive, ha assicurato l'inquilino della Casa Bianca, furioso per il blocco di Hormuz e pronto a «far saltare in aria» il Paese se le sue proposte venissero bocciate.
Il regime, pur ammettendo «progressi» nella trattativa, ha tenuto il punto sulla chiusura dello Stretto e sul diritto al nucleare. Ora si attendono sviluppi da Islamabad: il team americano guidato da JD Vance ha avuto il via libera per volare in Pakistan, ma ieri in serata i media iraniani hanno messo in seria discussione la partecipazione dei rappresentanti degli ayatollah.
La domenica di Trump è trascorsa alla Casa Bianca con una serie di interviste preparatorie ai nuovi colloqui con l'Iran, dopo il fallimento del primo round l'11 aprile scorso. La prima notizia, non scontata, è che la sua delegazione andrà in Pakistan con il solito formato: oltre a Vance, Jared Kushner e Steve Witkoff. Sul piatto, nella sua visione, c'è un «accordo equo e ragionevole» proposto alla controparte, che farebbe meglio ad accettare. Altrimenti, il presidente smetterà di fare il «bravo ragazzo» e ordinerà la distruzione delle infrastrutture, «ponti e centrali», della Repubblica Islamica. È la loro «ultima possibilità», ha avvertito, annunciando una lettera agli iraniani per mettere in chiaro «cosa è a rischio se non ci sarà un'intesa».
Per il regime l'accordo è «ancora lontano»: lo speaker del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha parlato di «molte divergenze e alcuni punti fondamentali irrisolti». Uno di questi è il dossier nucleare: «Trump non ha il diritto di negarci i suoi benefici», ha specificato il presidente Masoud Pezeshkian. L'altro nodo che mette a rischio i colloqui resta Hormuz, con le due parti che si scambiano accuse di violazione della tregua. Gli USA, in particolare, insistono sulla riapertura dello Stretto (altre due petroliere sono state costrette a fare marcia indietro), mentre i Pasdaran ribattono che non si sarà nessun negoziato se gli americani manterranno il blocco navale sui porti iraniani.