

L'Iran ha comunicato al Pakistan la sua disponibilità a proseguire i negoziati a Ginevra, Doha o Islamabad, secondo quanto riportato da Al Arabiya, che cita una fonte. Frattanto, nel corso di un'intervista a Fox News, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che il programma nucleare iraniano «deve essere arrivare alla sua fine, con o senza un accordo». Netanyahu vedrà martedì Donald Trump alla Casa Bianca.
Una petroliera è esplosa dopo aver urtato una mina nello Stretto di Hormuz. Lo riferisce Al Jazeera che cita l'agenzia di stampa Tasnim. Secondo l'agenzia, la nave ha urtato la mina dopo aver abbandonato la rotta approvata da Teheran in questo importante canale navigabile. Le autorità iraniane non hanno ancora commentato l'incidente.
«Domani partirò per Washington per incontrare il presidente statunitense Trump, con cui affronterò tutte le questioni all'ordine del giorno, compresa la situazione in Iran». Lo ha affermato il premier israeliano Benyamin Netanyahu in apertura della riunione di gabinetto odierna che, secondo quanto riportato dai media israeliani, è stata all'ultimo spostata in un complesso sotterraneo su ordine delle forze di sicurezza, alla luce dell'escalation regionale. Netanyahu ha anche fatto riferimento all'escalation in Cisgiordania: «Le nostre direttive erano di entrare nei villaggi, perquisirli, sequestrare le armi, arrestare i ricercati. Queste cose sono state fatte e sono in corso di esecuzione e siamo anche pronti ad agire in modo più vasto contro i covi del terrorismo», ha affermato, stando a quanto riferisce una nota diffusa dal suo ufficio. Netanyahu ha anche dichiarato di aver «parlato ieri sera con il segretario di Stato Marco Rubio, che mi ha ribadito l'intenzione degli Stati Uniti di agire con fermezza contro la Corte penale internazionale, che in sostanza cerca di soggiogare la sicurezza di Stati sovrani alle decisioni di funzionari corrotti all'Aia».
Netanyahu ha fatto riferimento alla destituzione del procuratore capo della CPIi Karim Khan: «Ciò ha messo in luce il fatto che quest'uomo non solo era accusato di molestie sessuali nei confronti di diverse donne che lavoravano per lui, ma che questo fosse il motivo per cui aveva annullato la sua visita programmata in Israele, aveva ritrattato le sue dichiarazioni sul sistema giudiziario israeliano e sulla necessità di un'indagine approfondita, e si era invece immediatamente mosso per emettere mandati di arresto contro di me e contro Yoav Galant, l'ex ministro della difesa. Lo ha fatto per distogliere l'attenzione e crearsi essenzialmente uno scudo protettivo, che ora è crollato, smascherando le sue vere motivazioni, l'ingiustizia e la profonda corruzione che esistono non solo nella Procura, ma anche nell'intera Corte», ha sostenuto il premier israeliano durante la riunione di gabinetto.
L'Iran ha dichiarato di aver interrotto gli attacchi di rappresaglia nella regione dopo che gli Stati Uniti hanno sospeso i loro raid sul Paese. «Nelle ultime due notti gli americani hanno interrotto i loro attacchi. Poiché la nostra strategia si basa essenzialmente sulla rappresaglia, anche noi abbiamo sospeso le nostre operazioni», ha dichiarato il portavoce dell'esercito Mohammad Akraminia in un'intervista alla televisione di Stato.
Il ministero del petrolio iraniano ha affermato di aver venduto petrolio per un valore di 18 miliardi di dollari durante i cinque mesi di guerra con gli Stati Uniti, iniziata alla fine di febbraio con i raid aerei israeliani e americani su Teheran. Nel dettaglio, l'Iran ha venduto petrolio per un valore di 11,5 miliardi di dollari (9,4 miliardi di franchi al cambio attuale) tra il 28 febbraio, inizio della guerra, e l'8 aprile, data del cessate il fuoco. Lo ha dichiarato il ministero in un comunicato. In seguito, tra l'8 aprile e il 7 luglio, data della ripresa delle ostilità, è stato venduto petrolio per un valore di 6,5 miliardi di dollari (5,3 miliardi di franchi), ha aggiunto la stessa fonte. «Questo rappresenta oltre il 60% delle entrate petrolifere previste nel bilancio annuale, nel pieno di questa crisi», ha affermato il ministero.
All'inizio di luglio Washington ha ripreso i suoi attacchi contro l'Iran, che a sua volta ha bombardato i suoi vicini del Golfo alleati con gli Stati Uniti, nonostante la firma di un memorandum d'intesa a giugno sul Bürgenstock (NW). Teheran ha inoltre ristabilito il blocco dello strategico Stretto di Hormuz, cruciale per il traffico globale di idrocarburi. In risposta, gli Stati Uniti hanno imposto un blocco ai porti iraniani. Durante il precedente blocco USA, da aprile a giugno, il capo negoziatore iraniano e presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf aveva comunque affermato che l'Iran non era stato in grado di esportare «un solo barile di petrolio».
«I viceministri degli esteri iraniano e omanita si sono incontrati a Teheran venerdì e sabato per discutere della gestione dello Stretto di Hormuz. I colloqui sono stati utili e hanno portato a progressi», ha dichiarato oggi il portavoce del ministero degli esteri iraniano, Esmaeil Baghae. «Attualmente la situazione del traffico nello Stretto di Hormuz non è cambiata». Tuttavia «durante i colloqui a Teheran, le due parti si sono scambiate opinioni su principi comuni e meccanismi operativi per la gestione sicura del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, nel rispetto dei diritti sovrani dei due Stati costieri. Iran e Oman continuano le consultazioni tecniche e politiche», ha aggiunto Baghaei, citato dall'agenzia iraniana Tasnim.
Intanto, secondo quanto riportano i media iraniani, il ministro degli esteri Abbas Araghchi ha accusato gli Stati Uniti di aver deliberatamente violato il memorandum d'intesa Iran-USA aprendo una rotta marittima alternativa nello Stretto di Hormuz e allontanando le navi dai corridoi designati da Teheran.
Donald Trump ha accantonato per ora i piani di «escalation significativa» dell'offensiva militare contro l'Iran, temendo che possano esaurirsi le scorte del Pentagono, già ridotte, di intercettori Patriot e munizioni per la difesa aerea in Medio Oriente. La svolta, scrive il «New York Times» citando due persone ben informate, è arrivata nell'incontro del presidente di venerdì con i principali consiglieri e membri dell'amministrazione. Il generale Dan Caine, capo di Stato maggiore congiunto, ha avvertito in privato che, pur se possibili, i combattimenti avrebbero «pericolosamente» esaurito gli intercettori disponibili per il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom).
La minaccia alle riserve di intercettori è una delle molteplici considerazioni che rendono un ritorno a operazioni di combattimento su larga scala un'impresa molto rischiosa. Trump e i suoi più stretti collaboratori, aggiunge il giornale, nutrono timori sulla prospettiva di allargamento del conflitto in Medio Oriente, sul possibile allontanamento di alleati chiave del Golfo (vulnerabili agli attacchi iraniani), su una crisi economica globale e sul crescente aggravarsi delle crisi energetiche e dei flussi di profughi.
Le discussioni riservate, come detto, si sono però concentrate sulla riduzione delle scorte del Pentagono di Patriot e di altri sistemi di difesa aerea, secondo alcuni funzionari. Steven Cheung, direttore della comunicazione della Casa Bianca, ha notato che il presidente è «sempre stato coerente nel dire di preferire una soluzione diplomatica, pur mantenendo aperte tutte le opzioni qualora l'Iran dovesse proseguire con attività terroristiche nello Stretto di Hormuz o contro gli alleati». Cheung ha aggiunto che, dopo aver subito sanzioni paralizzanti e ripetuti attacchi, «per l'Iran sarebbe saggio lavorare a un accordo negoziato; altrimenti, sanno bene cosa accadrà».
Trump valuta come procedere contro l'Iran, in particolare sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, mentre i prezzi della benzina risalgono a seguito della ripresa delle ostilità nelle ultime due settimane. La diplomazia è in stallo e l'ultima ondata di massicci attacchi americani non sembra aver sortito un effetto deterrente sull'Iran dal punto di vista militare. Pochi, o forse nessuno, nella cerchia ristretta di Trump ritengono saggia l'escalation, a partire da Caine e dal vicepresidente JD Vance.

