

L'esercito israeliano ha annunciato che uno dei suoi soldati è stato ucciso oggi durante i combattimenti nel sud del Libano, portando a cinque il numero delle perdite subite nel Paese vicino dalla conclusione di un accordo tra Iran e Stati Uniti volto a porre fine alla guerra in Medio Oriente.
Un sergente maggiore è «caduto in combattimento» nel sud del Libano, ha dichiarato l'esercito. L'annuncio arriva il giorno successivo alla morte di altri quattro soldati israeliani durante scontri con il movimento libanese Hezbollah, sostenuto dall'Iran.
Il bilancio di morti in attacchi attribuiti a Israele avvenuti oggi nella Striscia di Gaza è salito a 10, dopo un raid nel quale è stata colpita una casa nel campo per rifugiati di Bureij, nella zona centrale: lo riporta Al Jazeera, spiegando che una delle vittime in quest'ultimo caso era un suo cameraman. «Condanniamo con fermezza questo efferato crimine», ha affermato l'emittente in un comunicato.
Il memorandum of understanding fra Iran e Stati Uniti traballa con i nuovi attacchi di Israele in Libano. E puntando il dito contro i raid che violano l'accordo raggiunto, Teheran annuncia la chiusura dello Stretto di Hormuz pochi giorni dopo averlo riaperto.
Una mossa che getta un'ombra sulle trattative che dovrebbero aprirsi domani sul Bürgenstock (NW) - dopo la cancellazione dell'appuntamento di venerdì - e che rappresentano il primo passo concreto per dirimere lo spinoso dossier sul nucleare, insieme alle altre questioni rimaste in sospeso, entro i 60 giorni stabiliti.
Anche se la scadenza dei due mesi non è improrogabile, il conto alla rovescia è partito e la chiusura di Hormuz mostra come il cammino dei negoziatori non sarà facile. Da Washington non è arrivata alcuna conferma dello stop al passaggio di navi nello Stretto. Il vicepresidente JD Vance ha detto a Fox che non ci sono prove di una chiusura, mentre il Centcom ha riferito che il «traffico navale commerciale è aumentato il 20 giugno» con il transito di «55 navi mercantili». Le forze americane, comunque, restano vigili nell'area.
Nonostante le tensioni su Hormuz, Teheran ha deciso di inviare la sua delegazione in Svizzera per gli attesi colloqui, mentre Benjamin Netanyahu ha ordinato all'Idf il cessate il fuoco in Libano «in coordinamento con gli Stati Uniti», ossia sotto il pressing della Casa Bianca. L'Iran sarà rappresentato dal capo negoziatore Mohammad Ghalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi.
«Chiederemo alla controparte di attuare gli impegni e di chiarire come intendono rispettarli», ha spiegato il dicastero guidato da Araghchi mettendo in evidenza che «l'inizio dei negoziato per l'accordo finale è subordinato all'attuazione delle clausole del memorandum d'intesa». A dispetto di quanto dichiarato da Donald Trump, Teheran ritiene che la fase due dei negoziati per l'intesa finale non sia ancora iniziata, proprio a causa delle violazioni del cessate il fuoco. Si potrà parlare di nucleare «quando l'attuazione degli impegni secondo le clausole 1, 4, 5, 10 e 11 comincia e prosegue. Purtroppo non stiamo assistendo a questa situazione», ha osservato il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghaei.
Per gli Stati Uniti sono già sul Bürgenstock gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner. Anche il premier del Qatar Mohammed Al Thani è già in Svizzera, dove ha iniziato a lavorare con gli americani alla stesura di un piano per consentire all'Iran di accedere a miliardi di dollari, attualmente congelati, per le spese umanitarie. L'obiettivo - riporta il Wall Street Journal - è mettere a disposizione di Teheran un potere di spesa pari a 100 miliardi di dollari in risorse congelate sparse per il mondo, a partire da sei miliardi parcheggiati a Doha. Proprio per questo la delegazione qatarina e quella americana lavorano a un piano che servirà da modello per gli accordi futuri. L'ipotesi allo studio prevede che Doha autorizzi acquisti di cibo, medicinali e altri beni umanitari ordinati dalla banca centrale iraniana con soldi prelevati dai fondi di Teheran congelati.
Atteso in Svizzera anche JD Vance, il volto del memorandum of understanding con l'Iran per l'amministrazione Trump. Il vicepresidente difende da giorni a spada tratta l'intesa dalle accuse dei democratici e dei falchi repubblicani, che l'hanno bocciata in tronco sul fronte della revoca delle sanzioni e del fondo da 300 miliardi di dollari per la ricostruzione iraniana. La nuova chiusura di Hormuz sembra dare ragione ai critici, convinti che l'unico risultato dell'avventura di Trump in Iran sia stato una Teheran più forte che controlla lo Stretto, divenuta una potente leva che prima dell'incursione americana non aveva.
Vance ha cercato senza molto successo di rassicurare sulla bontà dell'accordo e respingere la pioggia di critiche, anche quelle arrivate da Israele. Con i suoi raid in Libano, l'alleato sta agitando nubi nere sulla tenuta del memorandum e mettendo in risalto i limitati poteri americani nel controllare Benjamin Netanyahu. Un'interpretazione che Trump contesta: Teheran è finita e «ho in mano le carte per la rielezione di Bibi», ripete da giorni ai suoi e sul suo social Truth rivendicando un successo che a molti sfugge, anche ai suoi alleati in Congresso.
Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance dovrebbe partire già oggi per la Svizzera, dove sono in fase di preparazione i colloqui con l'Iran. Lo ha riferito un funzionario americano alla CNN, precisando che i tempi della partenza non sono ancora stati definiti con certezza.
Anche il sito americano di notizie Axios conferma l'indiscrezione, aggiungendo che Vance potrebbe prendere parte domani a un incontro negoziale alla presenza del capo delegazione iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf.
Colloqui tecnici per l'attuazione dell'accordo tra Stati Uniti e Iran si terranno domani in Svizzera. Lo ha annunciato il ministero degli esteri del Pakistan, precisando che l'incontro rappresenta il seguito operativo del Memorandum d'intesa di Islamabad.
«Come seguito alla firma del Memorandum d'intesa di Islamabad, il 21 giugno si terranno colloqui a livello tecnico a Bürgenstock, in Svizzera», si legge in una nota del ministero. Ai negoziati parteciperanno rappresentanti di Washington e Teheran, con la mediazione di Pakistan e Qatar.
Una delegazione iraniana partirà già in giornata per la Svizzera «per dare seguito e chiedere l'attuazione degli impegni della controparte» del memorandum con gli USA «e chiarire come intendono rispettarli». Lo ha detto il portavoce del ministero degli esteri iraniano Esmail Baghaei citato dall'agenzia FARS.
Baghaei ha sottolineato che «l'altra parte deve adottare misure necessarie il prima possibile, altrimenti l'intero accordo sarà compromesso» e che «l'inizio dei negoziato per l'accordo finale è subordinato all'attuazione delle clausole del memorandum d'intesa».
Le sue parole, riportate dai media di Stato, arrivano dopo l'annuncio di una nuova chiusura dello Stretto di Hormuz in riposta alle «violazioni» dell'accordo da parte degli Stati Uniti e di Israele.
Poco dopo le parole del portavoce, l'agenzia di stampa ufficiale iraniana IRNA ha annunciato che la delegazione negoziale di Teheran è partita per la Svizzera, pubblicando sulle reti sociali una foto del ministro degli esteri Abbas Araghchi sulla scaletta di un aereo della Repubblica islamica.
A una domanda sugli obiettivi del viaggio della delegazione negoziale iraniana in Svizzera e se si possa dire che questa sia la seconda fase dei negoziati e dei colloqui, Araghchi ha affermato che «la risposta breve alla tua domanda è no».
«L'esame del memorandum d'intesa è molto chiaro. I negoziati per l'accordo finale iniziano quando l'attuazione degli impegni secondo le clausole 1, 4, 5, 10 e 11 comincia e prosegue. Purtroppo non stiamo assistendo a questa situazione», ha sottolineato.
In un'intervista a FOX News, il vicepresidente americano JD Vance ha detto che «prevedo di partire» per la Svizzera «entro un paio di giorni».
«Sapete, è sempre un delicato gioco di coordinamento e protocolli diplomatici», ha dichiarato Vance prima che l'Iran annunciasse la chiusura dello Stretto di Hormuz in risposta agli attacchi di Israele in Libano.
Il vicepresidente ha aggiunto che l'inviato statunitense Steve Witkoff e Jared Kushner, genero di Donald Trump, si trovano già in Svizzera «da alcune ore», con l'obiettivo di «gestire alcuni aspetti tecnici di questa trattativa», sottolineando che «le cose stanno andando bene» e che i negoziati potrebbero proseguire anche domani.
L'Iran ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz al traffico navale in seguito alle violazioni dell'accordo con gli USA con i raid di Israele in Libano. Lo riferisce il Comando militare iraniano.
«Abbiamo adottato questa misura a causa del chiaro mancato rispetto da parte degli Stati Uniti degli impegni assunti - previsti nel primo articolo del Memorandum d'intesa Iran-USA - nonché della continua violazione del cessate il fuoco da parte del regime sionista nel Libano meridionale, dell'uccisione spietata e dello sfollamento di centinaia di libanesi e anche in considerazione del fatto che le forze del regime occupante sionista non si sono ritirate dal Libano meridionale», ha dichiarato il Comando centrale di Khatamolanbia in un comunicato.
«Questo è il primo passo in risposta al mancato rispetto da parte del nemico dei suoi impegni e, se le aggressioni dovessero continuare, Teheran pianificherà e attuerà ulteriori misure per costringere il nemico a rispettare i propri impegni», ha aggiunto.
Gli inviati americani Jared Kusher e Steve Witkoff sono già sul terreno. Lo ha detto il vicepresidente JD Vance in un'intervista a FOX,
In precedenza il portale di notizie Axios e la CNN avevano riferito, citando un funzionario americano, che il negoziatore statunitense Steve Witkoff era in viaggio verso la Svizzera. Il genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Jared Kushner, si troverebbe già nella Confederazione.
Vance ha anche sottolineato che non ci sono prove al momento che l'Iran stia chiudendo lo Stretto di Hormuz. e ha dichiarato che ci sono molte mine nello Stretto.
Altre sette persone sono rimaste uccise in un attacco israeliano su un villaggio vicino alla città di Sidone, nel sud del Libano, nonostante il cessate il fuoco annunciato ieri con Hezbollah. Lo afferma l'agenzia statale NNA.
L'attacco a Qannarit ha ucciso «sette persone e ne ha ferite altre 13, secondo un bilancio preliminare», ha affermato l'agenzia.
Diplomatici provenienti da diversi paesi stanno attualmente cercando, al Bürgenstock (NW), di rendere comunque possibili i colloqui diretti tra gli Stati Uniti e l'Iran. La Svizzera offre loro a tal fine «un contesto discreto e affidabile», ha comunicato oggi il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).
Quest'ultimo non ha fornito informazioni sui diplomatici presenti o sulle discussioni in corso «per motivi di riservatezza». In precedenza il portale di notizie Axios e la CNN avevano riferito, citando un funzionario americano, che il negoziatore statunitense Steve Witkoff era in viaggio verso la Svizzera. Il genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Jared Kushner, si troverebbe già nella Confederazione.
Per discutere della prosecuzione dei negoziati in Svizzera, il ministro dell'interno pakistano Mohsin Naqvi si è recato in Iran, dove aveva in programma incontri con il presidente del parlamento Mohammed Bagher Ghalibaf e il ministro degli esteri Abbas Araghchi.
Un primo ciclo di colloqui in Svizzera, previsto per ieri, non ha avuto luogo a causa di nuovi attacchi tra l'esercito israeliano e la milizia di Hezbollah in Libano.
«Colpito uno degli asset strategici di Hezbollah: l'IDF (l'esercito israeliano, ndr) sta operando nei pressi della dorsale di Ali Taher, vicino alla fortezza del Beaufort, dove si trova una delle basi più grandi e importanti di Hezbollah». Lo riferisce il corrispondente militare dell'emittente israeliana Channel 12.
Secondo quanto riferito, le operazioni di terra dell'IDF nel Libano meridionale si stanno concentrando nella zona della dorsale di Ali Taher e nel villaggio di Tebnit, dove Hezbollah mantiene uno dei suoi principali centri nevralgici, insieme con le basi a Beirut e nella Valle della Beqaa.
Sotto la dorsale di Ali Taher, Hezbollah ha costruito un vasto complesso sotterraneo, una rete di bunker e tunnel lunga oltre un chilometro, riporta l'emittente israeliana. Nel sito ci sono anche depositi di armi e piattaforme per il lancio di razzi.
Secondo i corrispondente militare, l'IDF ha attaccato con raid aerei ma non sarebbe riuscito a distruggerlo completamente a causa della profondità nel sottosuolo. Per questo l'esercito ha deciso di raggiungere l'area con truppe di terra e demolire la struttura, ritenendolo il luogo da cui il comando sud di Hezbollah ha diretto le operazioni contro Israele negli ultimi tre anni.
Sa parte sua la milizia afferma che i suoi combattenti hanno affrontato durante la notte le forze israeliane che tentavano di infiltrarsi verso le colline strategiche che sovrastano la città meridionale di Nabatieh.
«Ancora una volta, approfittando del cessate il fuoco, la scorsa notte il nemico ha tentato un'infiltrazione verso le colline di Ali Taher», ha affermato il gruppo sostenuto dall'Iran in un comunicato, aggiungendo che i combattenti hanno teso un'imboscata alle truppe israeliane e «le hanno affrontate con armi adeguate».
«Pur essendo impegnato nel cessate il fuoco, (Hezbollah) mostrerà tolleranza zero per qualsiasi tentativo israeliano di estendere la sua occupazione», ha aggiunto il movimento filo-iraniano nella nota.
La maggioranza degli israeliani ritiene che il primo ministro Benyamin Netanyahu dovrebbe lasciare la politica e non cercare la rielezione nel nuovo voto nazionale. Lo rivela un nuovo sondaggio, il secondo a mostrare un simile risultato questo mese.
L'indagine di Channel 12 ha rilevato che il 59% degli intervistati ritiene che Netanyahu non dovrebbe ricandidarsi, il 33% è favorevole, mentre l'8% non è sicuro.
Alla domanda su chi dovrebbe guidare il Likud dopo Netanyahu, il 18% ha detto che dovrebbe essere il ministro dell'Economia Nir Barkat, il 9% ha risposto il ministro della Giustizia Yariv Levin, il 7% ha indicato il ministro della Difesa Israel Katz e il 6% ha affermato che dovrebbe essere il presidente della Knesset Amir Ohana. La rete non ha fornito dati sul numero di persone intervistate o sul margine di errore.
Un funzionario militare israeliano ha dichiarato che Hezbollah ha lanciato più di 50 ordigni contro le forze israeliane nel Libano meridionale durante la notte, poche ore dopo che si presumeva fosse entrato in vigore il cessate il fuoco annunciato dagli Stati Uniti tra Israele e il gruppo sostenuto dall'Iran.
Lo riferiscono i media israeliani. Il funzionario ha affermato che l'Idf ha risposto colpendo «obiettivi di Hezbollah» nel Libano meridionale, aggiungendo che la stabilità sia per il Libano che per Israele potrebbe essere raggiunta se Hezbollah smettesse di violare gli accordi di cessate il fuoco.
Almeno 16 persone sono morte negli attacchi israeliani nella regione meridionale di Nabatieh. Lo afferma la Protezione civile libanese.
Per anni, le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno prosperato all'ombra delle sanzioni, costruendo un vasto impero commerciale che spazia dal petrolio ai trasporti marittimi, le telecomunicazioni e i porti.
Ora, mentre Teheran e Washington si preparano ai colloqui per un accordo che porrà fine alla guerra e che potrebbe sbloccare miliardi di dollari per l'Iran e riaprire la sua economia agli investimenti globali, questa forza d'élite è destinata a essere una delle maggiori beneficiarie: a scriverlo è Reuters online citando quattro fonti iraniane di alto livello secondo cui il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche si trova in una posizione privilegiata per accaparrarsi una grossa fetta dei benefici finanziari derivanti dall'allentamento delle sanzioni, dalla ripresa delle esportazioni di petrolio e dagli investimenti stranieri.
Il loro ruolo centrale potrebbe tuttavia rivelarsi uno dei tanti ostacoli a un accordo: con le Guardie Rivoluzionarie così saldamente intrecciate con gli affari iraniani, la loro designazione come organizzazione terroristica potrebbe complicare notevolmente gli sforzi per liberare l'economia dalle sanzioni.
Una delle fonti ha descritto le Guardie Rivoluzionarie come i veri vincitori della guerra, affermando che, avendo garantito la sopravvivenza del sistema islamico iraniano, erano nella posizione migliore per beneficiare di un'eventuale revoca delle sanzioni, avendo già gestito la maggior parte delle operazioni iraniane per eludere le sanzioni negli ultimi decenni. Le Guardie Rivoluzionarie non pubblicano dati finanziari, ma qualsiasi sforzo per rilanciare l'economia amplierà la loro considerevole influenza finanziaria, ha affermato una seconda fonte di alto livello.
Dato che la legge iraniana sugli investimenti impone alle aziende straniere di collaborare con partner locali, l'elevato numero di società legate ai pasdaran fa sì che queste diventino un filtro per i potenziali investitori nei settori più redditizi dell'Iran: questa realtà implica che le aziende occidentali che rientrano nel mercato iraniano potrebbero trovarsi a operare a fianco, o attraverso, entità collegate alle Guardie, anche senza un coinvolgimento diretto, con il rischio di incorrere in eventuali sanzioni ancora in vigore.
Funzionari dell'amministrazione statunitense stanno creando contatti informali con l'opposizione in Israele: fino ad oggi, l'opposizione ha cercato di trovare un collegamento e ora l'amministrazione americana sta agendo di propria iniziativa.
Lo riferisce un servizio di Channel 12. Gli Stati Uniti già da tempo hanno espresso preoccupazione per la presenza di elementi estremisti all'interno del governo di Netanyahu e stimano che vi sia una probabilità significativa di un cambio di governo in Israele.
A cento giorni dalle elezioni in Israele e sullo sfondo della crisi tra l'amministrazione statunitense e il governo israeliano, l'amministrazione americana sta «creando alternative». Channel 12 ha riferito che per il momento Donald Trump non intende trasferire il suo sostegno a Netanyahu a qualcun altro, ma all'interno dell'amministrazione Usa si ritiene che sia necessario costruire nuovi sistemi informali di fiducia e di mediazione.
Dovrebbero iniziare in Svizzera «tra un giorno o due» i colloqui a livello tecnico tra Stati Uniti e Iran. Lo hanno riferito fonti del governo pakistano all'agenzia di stampa turca Anadolu.
«Il Pakistan, insieme ad altri mediatori, è in contatto con entrambe le parti, che dovrebbero incontrarsi in Svizzera tra un giorno o due per avviare la fase successiva del Memorandum d'intesa di Islamabad», ha dichiarato una fonte vicina al processo di mediazione.
Intanto oggi è atteso a Teheran il ministro dell'Interno pakistano Mohsin Naqvi, che ha in programma incontri con alti funzionari iraniani come riporta l'agenzia di stampa Irna. L'Iran aveva rinviato i colloqui a livello tecnico con gli Stati Uniti in segno di protesta per le «continue» violazioni del cessate il fuoco da parte di Israele in Libano.
Gli Stati Uniti stanno lavorando con il Qatar per mettere a punto un piano per rendere miliardi di dollari, attualmente congelati, disponibili all'Iran per le spese umanitarie. Lo riporta il Wall Street Journal.
Il quotidiano cita alcune fonti, secondo le quali l'obiettivo è mettere a disposizione di Teheran un potere di spesa pari a 100 miliardi di dollari in risorse congelate sparse per il mondo, a partire da sei miliardi parcheggiati. Il piano prevede che il Qatar autorizzi acquisti di cibo, medicinali e altri beni umanitari ordinati dalla banca centrale iraniana con soldi prelevati dai fondi di Teheran congelati. Il modello Qatar potrebbe essere il copione da replicare per sbloccare risorse congelate altrove nell'ambito di una prima tranche di fondi da complessivi 24 miliardi.
Nuovi raid israeliani nel Libano meridionale hanno causato oggi la morte di cinque persone, secondo quanto riferisce dall'agenzia di stampa ufficiale libanese Nna (National News Agency).
Ciò avviene nonostante l'annuncio ieri di un nuovo cessate il fuoco tra Israele e il gruppo filo-iraniano Hezbollah. I raid hanno colpito più di una decina di località dopo la mezzanotte e nella mattinata di sabato, uccidendo tre persone ad Arab Salim, una a Deir Zahrani e un'altra a Dweir, riferisce l'agenzia Nna.

