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Estero
L'inferno di Guantanamo raccontato in un diario
Redazione
12 anni fa
Kermesse planetaria per il volume dell'autore Mohamedou Ould Slahi, ancora in cella

Kermesse planetaria per il "Diario di Guantanamo": a Colin Firth che ne legge passi sul Guardian, rispondono a New York gli scrittori Michael Cunningham (Le Ore), Nicole Krauss (History of Love), l'attrice Lili Taylor (Mystic Pizza): appuntamento il 26 gennaio in onore del primo e unico diario scritto da un uomo ancora detenuto nella prigione degli Stati Uniti per sospetti terroristi a Cuba.

L'autore del volume, da oggi in vendita nelle librerie di tutto il mondo, è Mohamedou Ould Slahi, 44 anni mauritano, arrestato 18 giorni dopo l'11 settembre per sospetti legami con al Qaida. Slahi si trova ancora nella cella dove ha scritto il diario e dove è finito dopo esser stato sottoposto per mesi a torture in Giordania e in Afghanistan: uno dei 122 uomini ancora detenuti a Guantanamo nonostante l'impegno del presidente Obama di chiudere il famigerato carcere.

Scritto in inglese, lingua che Slhai ha imparato in prigione, il diario comincia al suo terzo anno di prigionia. "È una visione dell'inferno oltre Orwell e oltre Kafka", ha commentato lo scrittore britannico John Le Carré sul risvolto della copertina. Intanto uno degli avvocati del detenuto ha chiesto la messa in stato di accusa dell'ex capo del Pentagono Donald Rumsfeld per complotto in torture: "Ora ci sono le prove", alla luce delle violenze fisiche e psicologiche - tra queste abusi sessuali - subiti dall'autore del "Diario".

Ci sono voluti sette anni di battaglie legali per far uscire il volume in libreria e molti passi (2.500 li ha contati la National Public Radio) del racconto di Slahi sono stati censurati. E tuttavia, il materiale arrivato in stampa "dovrebbe esser letto da ogni americano", ha commentato il columnist del New York Times Joe Nocera, perchè, come ha detto l'editor del volume Larry Siems, si tratta di "un giro del mondo infinito di come è possibile umiliare e torturare una persona". Slahi, che aveva 31 anni all'atto dell'arresto, racconta di esser stati ripetutamente picchiato e chiuso in una "stanza del ghiaccio" per ore di seguito, spogliato, costretto a camminare come un cane, a bere acqua salata o in posizioni forzate. Interrogato a volte 24 ore su 24, e per oltre due mesi il giovane fu sottoposto alla tortura del sonno: "Per 70 giorni non ho conosciuto la dolcezza del dormire. Vivevo nel terrore".

A poche settimane dalla pubblicazione del rapporto del Senato sulle torture della Cia, il debutto del libro rappresenta un nuovo tentativo degli amici di Slahi di ottenerne la liberazione. L'uomo, che non ha negato di avere avuto contatti con al Qaida negli anni Novanta in Afghanistan quando l'organizzazione di Osama bin Laden combatteva contro i comunisti, ha sempre detto di averne preso successivamente le distanze.

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