
Il vice ministro degli esteri libico Khaled Kaim ha detto ieri sera che non c'è mai stato nessun centro di comando o per le telecomunicazioni nella zona di Tripoli colpita sabato sera dalla Nato con un raid in cui sono rimasti uccisi il figlio minore di Muammar Gheddafi, Saeif al-Arab, e tre suoi nipotini. In un incontro con i giornalisti, Kaim ha ribadito che la Nato mirava in realtà a eliminare il colonnello, che al momento dell'attacco secondo Tripoli era nella casa assieme alla moglie e che è rimasto illeso. Il comandante delle operazioni della Nato sulla Libia, il generale canadese Charles Bouchard, aveva affermato ieri che l'Alleanza aveva attaccato "installazioni militari del regime a Tripoli, compreso un noto edificio di comando e controllo nell'area di Bab al-Azizya", il compound bunker di Gheddafi. Kaim ha poi negato che la morte dei congiunti del leader libico sia stata una messa in scena, come ipotizzato da alcuni media, ricordando che ieri i copri delle vittime sono stati mostrati al vescovo di Tripoli, Mons. Martinelli, e a altri leader religiosi. Il governo libico ha detto di essere rammaricato per gli attacchi a numerose ambasciate europee, spiegando che la polizia è stata sopraffatta da folle infuriate per un raid aereo della Nato che ha ucciso un figlio di Muammar Gheddafi. Il viceministro degli Esteri Khaled Kaim ha detto che la Libia verificherà i danni alle missioni straniere e li riparerà. Kaim ha aggiunto che fra le ambasciate attaccate ci sono quella italiana, quella britannica e il dipartimento commerciale e per gli affari consolari degli Stati Uniti. ATS
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