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Estero
Libia: Tripoli minaccia di bombardare petroliera nordcoreana
Redazione
12 anni fa

Le autorità libiche hanno minacciato oggi pomeriggio di bombardare la petroliera nordcoreana che ha attraccato "illegalmente" nel porto di Sidra per esportare greggio per conto di un gruppo armato che, dalla fine di luglio, blocca i maggiori porti petroliferi della Libia. La notizia è stata resa nota dal premier Ali Zeidan che invita "tutte le parti a rispettare la sovranità della Libia", altrimenti la petroliera verrà fermata con la forza. La notizia è stata confermata anche dall'ente petrolifero libico Noc secondo cui la petroliera ha attraccato all'alba di questa mattina ma non è chiaro se abbia caricato o no il greggio. I miliziani in questione stanno cercando da stamane di cominciare ad esportare greggio dal porto di Sidra, senza però aver ottenuto l'autorizzazione del governo di Tripoli. Le immagini trasmesse dalle tv locali mostrano una cerimonia per annunciare l'inizio dell'export dall'est libico, come confermato dal primo ministro della autoproclamato governo della Cirenaica, Abdo Rabbo al Barassi. I maggiori siti di estrazione e esportazione nella parte orientale del paese sono bloccati da otto mesi a causa degli scioperi delle guardie di sicurezza. Il blocco di produzione e export di greggio ha provocato una crisi petrolifera che sta mettendo in ginocchio l'economia libica. I manifestanti accusano il governo di corruzione per aver venduto greggio. Chiedono inoltre un aumento dei salari, migliori condizioni lavorative e di trattenere una quota maggiore dei proventi dell'export. Secondo le autorità di Tripoli le proteste sono una scusa dei federalisti per chiedere più indipendenza nella regione orientale Cirenaica. Le manifestazioni sono in effetti guidate da un ex rivoluzionario a capo delle guardie di sicurezza dei maggiori terminal petroliferi dell'est, Ibrahim Jadran, diventato nei mesi scorsi capo dell'Ufficio Politico della Cirenaica, che ha proclamato l'autonomia della regione. Le autorità di Tripoli hanno cercato a più riprese di negoziare una soluzione. Il premier si è recato più volte in Cirenaica, ha poi annunciato un aumento del 67% dei salari per i lavoratori del settore petrolifero e minacciato di intervenire con la forza. Ma Jadran non ha ceduto e i terminal dell'area continuano a rimanere chiusi.

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