
I rappresentanti di 61 tribù libiche affermano la loro volontà di creare "una Libia unita" una volta "partito il dittatore" Gheddafi, in un messaggio comune pubblicato a Parigi dal filosofo Bernard Henri Levy, da tempo impegnato attivamente nella causa libica. "Di fronte alle minacce che pesano sull'unità del nostro Paese - recita il testo, stilato a Bengasi il 12 aprile - di fronte alle manovre e alla propaganda del dittatore e della sua famiglia, dichiariamo solennemente questo, "Niente potrà dividerci. Condividiamo lo stesso ideale di una Libia libera, democratica e unita". "La Libia di domani, una volta partito il dittatore, sarà una Libia unita, la cui capitale sarà Tripoli - scrivono ancora i rappresentanti delle tribù - e noi saremo infine liberi di formare una società civile secondo i nostri desideri". "Formiamo, noi libici, una sola e stessa tribù. la tribù dei libici liberi, in lotta contro l'oppressione e il cattivo spirito della divisione", conclude il messaggio. Le firme che lo chiudono sono rappresentative di tutte le tribù del Paese, spiega Levy in un commento al testo, pubblicato sempre sul sito della sua rivista, La regle du Jeu. Il messaggio, aggiunge, "si colloca contro il pregiudizio di una Tripolitania, e in misura inferiore di una Fezzan, che restano i bastioni, di fronte alla Cirenaica ribelle, di un gheddafismo ancora potente". ATS
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