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Estero
Libia nega aver promesso a Hans-Rudolf Merz rilascio ostaggi
Redazione
17 anni fa

Nessun rientro in vista per i due cittadini svizzeri trattenuti in Libia da oltre un anno: un alto rappresentante di Tripoli ha affermato che l'intesa raggiunta il 20 agosto non contempla affatto il rimpatrio dei due uomini. Un esperto francese non esclude che la vicenda possa protrarsi a lungo, mentre anche Christian Levrat (PS) e Urs Schwaller (PPD) muovono dure critiche all'operato di Hans-Rudolf Merz. Stando al viceministro degli affari esteri Khaled Kaim, la Libia non ha mai promesso a Merz che i due svizzeri trattenuti a Tripoli potessero lasciare il Paese entro fine agosto. I due paesi si sono semplicemente messi d'accordo affinché "sia fatto qualcosa" in questo lasso di tempo, ha spiegato alla "NZZ am Sonntag" il rappresentante libico incaricato di normalizzare le relazioni bilaterali con il segretario di Stato del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), Michael Ambühl. Il primo ministro libico - ha aggiunto Kaim - ha rispettato il suo impegno: prima della fine di agosto il procuratore generale ha incontrato due volte i cittadini elvetici, attualmente sottoposti a una procedura penale per presunta violazione delle disposizioni sull'immigrazione e sul soggiorno. Secondo il viceministro libico, l'indignazione elvetica è dovuta probabilmente a un "malinteso" e una completa normalizzazione delle relazioni tra i due paesi richiederà tempo. Secondo quanto ribadito mercoledì da Merz, il rimpatrio dei due cittadini svizzeri è invece indissolubilmente legato all'accordo sottoscritto a Tripoli: il primo ministro libico Al Baghdadi Ali Al Mahmudi avrebbe inviato anche una promessa scritta, che i servizi del presidente della Confederazione non vogliono però al momento rendere pubblica. Esperti divisi su strategia Non accennano intanto a placarsi i commenti e le critiche in merito all'accordo firmato da Merz nell'intento di normalizzare le relazioni tra Svizzera e Libia, rese tese dall'arresto, avvenuto il 15 luglio 2008 a Ginevra, del figlio e della nuora del leader libico Muammar Gheddafi. Nonostante l'accordo, la crisi diplomatica tra Svizzera e Libia "potrebbe durare anni", ha affermato Luis Martinez, direttore del Centro studi e ricerche internazionali (CERI) di Parigi. In un'intervista pubblicata ieri da "le Temps", l'esperto di questioni libiche sostiene che il protrarsi della crisi diplomatica è nell'interesse di Tripoli. Il ricercatore propugna quindi una strategia all'insegna della fermezza e non della riconciliazione: la Confederazione dovrebbe ricorrere a tutti gli strumenti giuridici disponibili sul piano internazionale. Un altro scenario è che l'Europa e gli Stati Uniti si mostrino solidali con la Svizzera, come già successo con le infermiere bulgare condannate a morte in Libia e poi liberate. Secondo il giornalista ed esperto di questioni mediorientali Arnold Hottinger, la Confederazione non dovrebbe riporre troppe speranze nelle autorità giudiziarie libiche, ma placare innanzitutto l'ira del colonnello Gheddafi: "Quando Merz si è recato a Tripoli, avrebbe dovuto incontrarlo personalmente, anche a costo di aspettare tre giorni", ha dichiarato in un'intervista pubblicata dal "Tages-Anzeiger" e dal "Bund". Secondo Hottinger, il presidente della Confederazione dovrebbe ora nuovamente cercare di incontrare Gheddafi, la cui "sete di vendetta non è ancora spenta". Schwaller e Levrat criticano Merz Sui domenicali anche il consigliere agli Stati Urs Schwaller (PPD/FR) non lesina critiche a Merz. Secondo il candidato alla successione di Pascal Couchepin in Consiglio federale, Merz avrebbe potuto accontentarsi di incontrare il primo ministro libico soltanto se fosse ritornato con i due cittadini svizzeri. Un'opinione condivisa dal presidente del Partito socialista Christian Levrat, che in un'intervista al "SonntagsBlick" ha giudicato catastrofico il bilancio di Merz. "Ha umiliato la Svizzera ed è tornato senza gli ostaggi. Ciò mostra una mancanza di abilità senza precedenti negli ultimi decenni", ha osservato il consigliere

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